giorgia meloni mario monti

“AL REFERENDUM VOTERÒ NO A TUTELA DELLO STATO DI DIRITTO E NON PER PUNIRE IL GOVERNO” – L’EX PREMIER MARIO MONTI SPIEGA CHE “L’UNICO EFFETTO INDISCUTIBILE DELLA RIFORMA SAREBBE DI SPOSTARE L’EQUILIBRIO DEI POTERI TRA L’ESECUTIVO E IL GIUDIZIARIO, A FAVORE DEL PRIMO - "NEGLI ULTIMI GIORNI GIORGIA MELONI HA DATO QUALCHE PICCOLO SEGNO DI LIEVE SMARCATURA DA TRUMP. MA NON SONO EMERSI SEGNI DI PRESA DI DISTANZA DA UN MODELLO DI GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA, DA TRUMP A ORBÁN, CHE CONSIDERA CON FASTIDIO LO STATO DI DIRITTO...”

Federico Fubini per il Corriere della Sera - Estratti

 

Di recente Mario Monti ha scritto sul Corriere che certi tratti di Donald Trump «si avvicinano ad alcune caratteristiche che l’Italia non ha più visto dopo il regime fascista. 

mario monti

Non dare segno (...) di prenderne le distanze — continua Monti — metterebbe (Giorgia Meloni, ndr ) in difficoltà, anche rispetto ad altre iniziative.  Si prenda la riforma della Giustizia. Sul referendum io sono indeciso. Ma se la nostra premier continuerà a mostrarsi la leader europea più devota a Trump (...), mi verrebbe di pensare che abbia anche lei, nell’intimo, una vocazione autoritaria». 

 

Ha deciso come voterà? 

«Sì. E, per la prima volta, lo dichiaro in anticipo». 

 

(...) non posso permettermi che il mio voto referendario sia guidato dall’intento di “premiare” o “punire” il governo». 

 

Dunque non va a votare? 

«Certo che vado. E voterò sulla base di un criterio di solito trascurato, ma che mi pare di gran lunga il più importante. Questa riforma della giustizia — che secondo i più non avrebbe effetti rilevanti sull’efficienza della giustizia per cittadini e imprese — quali effetti avrebbe sullo Stato di diritto, nel momento storico che il mondo sta vivendo?». 

GIORGIA MELONI MARIO MONTI

 

Secondo lei? 

«Temo lo indebolirebbe. Per questo voterò No. Non per punire il governo, di cui ho più volte sottolineato certi meriti. Non per favorire le opposizioni, che solo in sé possono trovare la forza per presentare un’alternativa credibile. Ma “soltanto” per una ragione che a me sembra molto più fondamentale: che l’Italia continui a stare dalla parte dello Stato di diritto, nella vita del Paese e nel sistema internazionale». 

 

Teme che con questa riforma in Italia lo Stato di diritto sarebbe indebolito? 

mario monti e signora foto lapresse

«Sì. L’unico effetto indiscutibile della riforma sarebbe di spostare l’equilibrio dei poteri tra l’esecutivo e il giudiziario, a favore del primo». 

 

La preoccupa? 

«Molto. Può sembrare un limitato smottamento, al confine tra due terreni. Ma, come sappiamo bene in Italia, uno smottamento può trasformarsi in una grande frana. (...) L’insofferenza profonda ha spesso caratterizzato l’atteggiamento dell’attuale governo quando la magistratura o la Corte dei Conti hanno sanzionato suoi atti. La coerenza propositiva è quella che lega tra loro più proposte del governo, accomunate dall’intento di depotenziare alcuni presìdi dello Stato di diritto, visti come inaccettabili ostacoli all’esecutivo. Mi riferisco alla riforma sul premierato intesa ad accrescere la governabilità e la legge elettorale recentemente presentata, con meccanismi intesi a rafforzare notevolmente la maggioranza». 

 

Lei ha avuto responsabilità di governo. Non condivide l’obiettivo di un esecutivo dotato di strumenti efficaci? 

carlo calenda paolo gentiloni mario monti pina picierno (2)

«A mio parere la governance moderna non si fonda sulla forza e sull’abbattimento degli ostacoli, ma sulla cooperazione e sulla capacità di motivare. Certo, la Commissione europea, nel campo della concorrenza di cui ero responsabile, ha subito alcune cocenti sconfitte ad opera della Corte di giustizia europea, che però sono servite a migliorare i meccanismi di decisione e a farli rispettare da tutti». 

 

E in Italia? 

«In uno dei momenti più critici per il nostro Paese, il “lasciateci governare” è stato ottenuto non forzando lo Stato di diritto, ma persuadendo tutte le forze politiche tranne la Lega a cooperare dando priorità, per un anno, all’interesse nazionale rispetto a quello delle parti. Unendo, non spaccando».

 

Lei parlava di «modelli». Pensa a Trump? 

mario monti romano prodi

«Certo. E qui torniamo al mio... preavviso alla premier, che lei cita all’inizio di questa intervista. È vero che negli ultimi giorni Giorgia Meloni ha dato qualche piccolo segno — probabilmente sofferto e perciò da apprezzare — di lieve smarcatura dal presidente americano.

 

Ma nel complesso non sono emersi, nelle sue parole e negli atti del governo, segni di ripensamento e di presa di distanza da un modello di gestione della cosa pubblica, da Trump a Orbán, che considera con fastidio lo Stato di diritto. Si pensi anche all’incredibile capriccio egocentrico e clientelare chiamato Board of Peace». 

 

Quindi lei voterà No a causa della Meloni? 

«Siamo fortunati ad avere lei e non Trump o Orbán. Ma vorrei che la nostra premier trovasse negli italiani una barriera di fronte a possibili tentazioni di depotenziare lo Stato di diritto, nell’erronea convinzione che sia quello l’ostacolo a governare meglio». 

vittorio grilli mario monti giorgia meloni mario monti

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