mark rutte donald trump groenlandia

MARK RUTTE, UN LECCHINO "NATO" - IL SEGRETARIO DELL'ALLEANZA ATLANTICA FA INCAZZARE TUTTI I LEADER EUROPEI PER ESSERSI COMPLETAMENTE APPECORONATO A TRUMP (CHE PERÒ SEMBRA ESSERE L'UNICO MODO PER OTTENERE DEI RISULTATI CON "THE DONALD") - SENZA AVER RICEVUTO UN MANDATO DA DANIMARCA O GROENLANDIA, A DAVOS, RUTTE HA DISCUSSO UN ACCORDO CON TRUMP IN MERITO ALLA VOLONTÀ DEL PRESIDENTE USA DI OTTENERE IL CONTROLLO DELL'ARTICO. JENS-FREDERICK NIELSEN, PRIMO MINISTRO GROENLANDESE: "NESSUN ALTRO OLTRE A NOI HA IL MANDATO DI STIPULARE INTESE" - IL RAPPORTO DI SOTTOMISSIONE DI RUTTE NEI CONFRONTI DI TRUMP: QUANDO LO CHIAMO' "PAPARINO" E, NEL 2018, SOFFIO' PER GONFIARE L'EGO DEL TYCOON...

RUTTE: SULL’ARTICO DONALD HA RAGIONE MA MERZ: NO ALLA LEGGE DEL PIÙ FORTE

Estratto dell'articolo di F. Bas. e F. Fub. per il "Corriere della Sera"

 

BILATERALE MARK RUTTE - DONALD TRUMP - DAVOS - FOTO LAPRESSE

Le tensioni fra europei e americani sulla Groenlandia si sono forse allentate, ma le cicatrici restano fresche. Quali che siano i dettagli del primo accordo discusso dal segretario generale della Nato Mark Rutte con Donald Trump, c’è un’Europa per la quale la sequenza degli ultimi giorni è coincisa con il superamento di una linea invisibile: quella che segna il punto dopo il quale non si può più far finta di niente, di fronte al nuovo potere americano. [...]

 

Che le cicatrici siano fresche e non spariranno presto si avvertiva ieri mattina dal discorso di Friedrich Merz al World Economic Forum di Davos. Il governo di Berlino, con quello italiano, era stato fra i più cauti nei lunghi mesi del negoziato commerciale con la Casa Bianca per timore di compromettere uno dei suoi grandi mercati dell’export. Ma ora nel cancelliere tedesco è scattato qualcosa, perché a Davos ha tirato una riga.

IL MESSAGGIO DI MARK RUTTE PUBBLICATO DA TRUMP

 

«Un mondo in cui conta solo la potenza è un posto pericoloso. Prima per i piccoli Stati, poi per le medie potenze e infine per le grandi», ha detto Merz in un chiaro messaggio a Trump. «La forza maggiore di noi occidentali è la nostra capacità di costruire alleanze fra uguali, basate su fiducia reciproca e rispetto». Poco dopo Merz ha aggiunto: «Adesso dobbiamo ricostruire la fiducia sulla quale è basata l’alleanza». Può parlare così solo chi pensa che essa sia in pezzi. [...]

 

Mark Rutte della Nato, che ha negoziato le concessioni con Trump mercoledì, è più possibilista. «Ci siamo seduti con lui e ci siamo chiesti: come possiamo difendere l’Artico collettivamente. Su questo tema — ha commentato Rutte — Trump centra il punto». Anche per il leader croato Andrej Plenkovic la questione artica non dovrebbe essere più fonte di tensioni fra Trump e gli europei: «La narrazione che arriva da Washington è cambiata, ci sono dei chiari segnali che la situazione si calma», dice al Corriere .

 

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

L’Unione ha tirato un sospiro di sollievo, ma stavolta era pronta a reagire. Una fonte diplomatica europea prima ha ricordato che «la relazione transatlantica resta fondamentale», poi però ha spiegato che nei giorni scorsi era stata raggiunta la maggioranza qualificata necessaria per attivare lo strumento anti-coercizione, il famoso «bazooka», se ce ne fosse stato bisogno. E che tutto sia stato preparato per una reazione rapida lo conferma il Consiglio europeo straordinario di ieri sera, convocato dal presidente António Costa domenica dopo un giro di consultazioni con gli Stati membri, per discutere delle relazioni transatlantiche. [...]

 

VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - FRIEDRICH MERZ - EMMANUEL MACRON -

È chiaro che il clima è cambiato. Lo ha chiarito l’Alto rappresentante Kaja Kallas al suo arrivo: «La parola d’ordine di quest’anno è stata imprevedibilità ed è ciò che stiamo vivendo», ha detto invitando i leader a «riconcentrarsi su dove stanno davvero i problemi: sulla guerra in Ucraina, che continua». Kiev è stato uno dei dossier sul tavolo, con il Board of Peace di Trump per Gaza e la sicurezza nell’Artico.

 

IL «PRINCIPE» DELLA NATO E LA DIPLOMAZIA ADULANTE (SENZA IMBARAZZI) PER SALVARE L’ALLEANZA

Estratto dell'articolo di Francesca Basso per il "Corriere della Sera"

 

keir starmer friedrich merz

Deve avere letto e meditato «Il Principe» di Macchiavelli, Mark Rutte. Nelle ultime crisi che ha affrontato con il presidente Usa Donald Trump, il segretario generale della Nato ha sempre messo davanti a tutto la sopravvivenza dell’Alleanza Atlantica di fronte alle minacce americane, da preservare anche con tattiche non sempre ortodosse, come l’adulazione. Rutte incarna alla perfezione il pragmatismo politico richiesto al principe.

 

Chi lo conosce bene, lo descrive come un politico atipico perché rispetto ai suoi pari ha un ego contenuto. Per l’ex premier olandese, 58 anni, quello che conta è il risultato politico e solo quello. Le critiche, ma anche gli scandali, gli scivolano addosso e forse anche per questo è stato soprannominato in patria «Teflon Mark».

 

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

Del resto vanta il record di primo ministro più longevo d’Olanda: ha guidato i Paesi Bassi dal 2010 al 2024 per poi essere nominato segretario generale della Nato. Ma c’è un altro soprannome che in questo momento è più calzante: «L’uomo che sussurrava a Trump», coniato nel luglio 2018 dopo un summit Nato rovente nel quale Trump minacciò (già allora) di ritirarsi se gli alleati non avessero aumentato la spesa militare. Secondo Timo Koster, ex direttore della politica di difesa della Nato presente nella stanza — citato da Politico — fu Rutte a «salvare» la situazione, assicurando al presidente degli Stati Uniti che la spesa era aumentata e, elemento fondamentale, che il merito andava a Trump.

 

LA FOTO PUBBLICATA DA TRUMP SULLA GROENLANDIA

Non era vero ma l’adulazione funzionò. E forse in quella circostanza Rutte imparò a conoscere Trump e le sue debolezze, che non ha esitato a sfruttare. In giugno, sull’Air Force One con destinazione il vertice Nato de L’Aia, in cui gli alleati erano chiamati ad aumentare la spesa per la Difesa fino al 5% del Pil, Trump aveva messo in dubbio che in caso di attacco contro un Paese membro gli Stati Uniti sarebbero stati tenuti ad intervenire. In un clima di irritazione e quasi terrore per la paura di perdere la protezione degli Stati Uniti, fece dunque rumore l’appellativo che Rutte usò per definire Trump: lo chiamò «daddy», paparino.

 

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

Il presidente Usa stava paragonando lo scontro tra Israele e Iran alla rissa tra due bambini che litigano per qualche minuto. «Poi interviene il paparino e fa la voce grossa come ogni tanto serve», aveva commentato Rutte. [...]

 

Anche sul caso Groenlandia, Rutte ha usato una tattica simile. Per ben disporlo in vista dei negoziati sulla Groenlandia a margine del World Economic Forum, gli ha scritto: «Signor Presidente, caro Donald, ciò che hai realizzato oggi in Siria è incredibile. Userò i miei impegni mediatici a Davos per mettere in luce il tuo lavoro lì, a Gaza e in Ucraina. Sono impegnato a trovare una via d’uscita per la Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti». [...]

 

LA FUGA IN AVANTI DI RUTTE IRRITA GLI ALLEATI NATO "NON AVEVA UN MANDATO"

Estratto dell'articolo di Claudio Tito per "la Repubblica"

 

DONALD TRUMP PUBBLICA UNA FOTO DEI LEADER EUROPEI DAVANTI A UNA MAPPA CON GROENLANDIA, CANADA E VENEZUELA PARTE DEGLI USA

"Rutte non può negoziare per noi". Le parole del ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, sono esplicite. Non si tratta solo di una precisazione ma di una vera e propria presa di distanza dal segretario generale della Nato. E si tratta di un giudizio non circoscritto ai soggetti più direttamente interessati alla questione Groenlandia. Ma all'interno dell'Ue non sono mancati malumori per l'atteggiamento supino tenuto da Rutte nei confronti del presidente Usa, Donald Trump.

 

Una valutazione che infatti ha portato ad una scelta che non sembra coerente con quel che è accaduto nelle ultime 48 ore ma lo è rispetto alle considerazioni emerse nelle ultime ore: il capo dell'Alleanza Atlantica non è stato invitato al Consiglio europeo informale di ieri. Ovviamente non era previsto, non ne fa parte. Ma non sarebbe stata certo una prima volta. In queste circostanze, però, avrebbe rappresentato l'occasione migliore per resocontare sui colloqui avuti con il tycoon e sull'ipotesi di un'intesa relativa all'isola artica. [...]

mark rutte donald trump al vertice nato l'aja foto lapresse

 

Tra l'altro il Segretario generale non ha ricevuto un mandato formale per discutere la vicenda con il presidente americano. Ha avuto diversi contatti telefonici con lo stesso Costa, con la premier danese Frederiksen, con quello inglese Starmer, con il Cancelliere tedesco Merz e con il presidente francese Macron. Dai loro ha ricevuto in particolare indicazioni su quali potessero essere le linee rosse da non superare. Ma nessun orientamento sui contenuti dell'accordo.

 

E infatti a Bruxelles, sia ai vertici della Commissione sia a quelli del Consiglio nessuno è a conoscenza degli aspetti specifici del quadro composto con l'inquilino della Casa Bianca. Circostanza che ha alimentato più di un dubbio. Anche perché gli europei, pur soddisfatti della retromarcia di Washington che ha evitato una nuova guerra commerciale e la possibile rottura dell'Alleanza, ne attribuiscono la causa alla loro "fermezza" e non alle capacità di mediazione di Rutte. Da notare per di più che nessuno ha pubblicamente ringraziato l'ex premier olandese per il lavoro svolto con il presidente a stelle e strisce. [...]

BASI MILITARI E ROTTE DI NAVIGAZIONE SULL ARTICOLE POSSIBILI CONTROMISURE UE AI DAZI DI TRUMP SULLA GROENLANDIA groenlandia

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