“BOSSI ERA UN VITELLONE, UN ARCITALIANO CHE INCARNÒ L’AUTOBIOGRAFIA DI UN PEZZO DELLA NAZIONE” – PANARARI: “È STATO IL MEGAFONO (E IL RE-INVENTORE) DEL ‘LINGUAGGIO DEL BAR SPORT’, SEMPLIFICATO E RICOLMO DI CONTUMELIE, MASCHILISTA, QUALUNQUISTA E TARGETIZZATO SULLA ‘PANCIA’ DEI SUOI MILITANTI ED ELETTORI” – “SPACCIATO COME UNA RIVOLUZIONE LESSICALE ‘DEMOCRATICA’, È STATO L'ANTICIPATORE A TUTTI GLI EFFETTI DELL'INCIVILTÀ E DELL'HATE SPEECH CHE SONO DILAGATI” - LE OFFESE STRACULT A MARGHERITA BONIVER: VIDEO
Estratto dell’articolo di Massimiliano Panarari per “la Stampa”
[…] Bossi è stato testimonial del leghismo in primis attraverso l'uso, come un medium, del proprio corpo. A partire dalla celeberrima canottiera bianca, sfoggiata per la prima volta a Porto Cervo, e poi indossata - o, per meglio dire, ostentata - a più riprese in varie occasioni pubbliche, rompendo in maniera fragorosa con le liturgie vestimentarie della Prima Repubblica. Biopolitica allo stato puro (ed è stata un'innovazione autentica, oltre che cafona): nuda vita, nuda canotta (e lingua basica) in "libero Settentrione".
Il campionario della mimica bossiana, che rivendicava l'alterità e una malintesa purezza antisistemiche, andò così in crescendo: dal dito medio rivolto ai fotografi alle corna, sino al gesto all'ombrello. Con una spiccata componente di edonismo, non reaganiano ma "valligian-padano", tra i sigari, le abbuffate di cibo e la passionaccia per le donne: polemico contro "Roma godona", ma pure alquanto mimetico.
UMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO
D'altronde, Bossi era un vitellone, in tutto e per tutto un arcitaliano della provincia settentrionale che incarnò l'autobiografia di un pezzo geografico della nazione.
Il "vocione", ovvero il timbro basso e grave e la voce roca (sicuramente anche da fumatore), insieme alla capacità di tenere discorsi torrenziali, lo rese un performer, altro aspetto pionieristico.
E segnale di una stagione inedita della politica, nella quale le sue caratteristiche vocali facevano da amplificatore della volontà di operare una disruption anche rispetto all'oratoria paludata e al politichese della Repubblica dei partiti travolta da Tangentopoli.
umberto bossi foto lapresse 11
Bossi è stato il megafono (e il re-inventore) del «linguaggio del Bar sport», semplificato e ricolmo di contumelie, maschilista, qualunquista e targetizzato sui basic istincts e la (famigerata) "pancia" dei suoi militanti ed elettori.
Spacciato come una rivoluzione lessicale "democratica" (in realtà, ovviamente, demagogica) finalizzata a farsi capire da tutti, è stato l'anticipatore a tutti gli effetti dell'inciviltà e dell'hate speech che, malauguratamente, sono nel frattempo dilagati, e ha rappresentato il trampolino di lancio della maleducazione al potere.
LA CANOTTIERA DI BOSSI E I BOXER DI SALVINI
Al medesimo tempo, al pirotecnico "Senatur" - anche il ricorso al dialetto rientrava nella logica disintermediatrice e acchiappaconsensi - non difettava il talento nell'invenzione di atti comunicativi originali (e decisamente pittoreschi, diciamo così…) come l'ampolla del dio Po, con tutto il corredo di neopaganesimo celtico cheap.
Come pure nella creazione di slogan: dalla "Padania indipendente e sovrana" a "Roma ladrona", fino al quintessenziale (e involontariamente "fluido") "la Lega ce l'ha duro". E, in fin dei conti, alla categoria possiamo ricondurre anche il soprannome di "Trota" per il figlio Renzo, indizio vivente del fatto che il familismo amorale sta(va) pure a Nord...
umberto bossi e roberto maroni 1990 foto lapresse
luca zaia umberto bossi
umberto bossi e marco formentini nel 1990 foto lapresse
umberto bossi nel 2001 foto lapresse
SILVIO BERLUSCONI E UMBERTO BOSSI
UMBERTO BOSSI VERSA L'ACQUA DEL PO
UMBERTO BOSSI CON I SUOI FIGLI
UMBERTO BOSSI
UMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO
UMBERTO BOSSI DOPO L'ICTUS
CLEMENTE MASTELLA E UMBERTO BOSSI
