1- MASSIMO FINI SUL “FATTO”: “USCITO DI SCENA IL CAPOCOMICO NON CI LIBEREREMO DEL BERLUSCONISMO. AVREMO UN'ITALIA BERLUSCONIZZATA SENZA BERLUSCONI” 2- “IL REGIME DI BERLUSCONI È CADUTO SULLA CARLUCCI. UNA FINE NELL'AVANSPETTACOLO COSÌ COM'ERA COMINCIATO. NESSUNA GÖTTERDAMMERUNG PER UNO SHOW-SPAZZATURA DURATO 17 ANNI IN QUEL PERENNE BAGAGLINO CHE È DIVENTATA L'ITALIA” 3- ANCORA: “TUTTI SI STANNO GIÀ RIPOSIZIONANDO E CIÒ SARÀ CHIAMATO ‘DISCONTINUITÀ’. NAPOLITANO, VECCHIO TOPO DI SEGRETERIE, CONTINUERÀ A SQUITTIRE SU UN'UNITÀ NAZIONALE CHE NON È MAI ESISTITA, SE NON, FORSE, DURANTE IL FASCISMO” 4- IL CAINANO LASCIA PALAZZO CHIGI E PULISCE LE TRACCE! L´OPERAZIONE DI REPULISTI PIÙ DELICATA, LA CANCELLAZIONE DI OGNI TRACCIA SU TUTTI I PC, IL PRELIEVO DEI DATI, È STATA COMPLETATA CON DECINE DI CHIAVETTE SABATO SERA DALLO STAFF DI GABINETTO

1- IL CAVALIERE "LIBERA" PALAZZO CHIGI SPADA E VASO CINESE COME SOUVENIR - TORNANO AI MUSEI STATUE E QUADRI. RIPULITE LE MEMORIE DEI PC
Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

«Questa casa non l´ho mai sentita mia, credetemi, lasciarla non mi suscita alcuna emozione», va ripetendo il Cavaliere ai suoi in queste ore, ostentando disinteresse per esorcizzare il più amaro dei traslochi. Vero è che Palazzo Chigi l´abbia amato poco e frequentato meno, durante i suoi «regni», in questi 17 anni. Giusto l´indispensabile. Casa e ufficio e parco divertimenti.

Tutto insomma per lui è sempre stato e continuerà ad essere Palazzo Grazioli. Pochi effetti personali da portar via, racconta chi chiude gli ultimi scatoloni nelle stanze di fronte allo studio presidenziale del primo piano, ad angolo tra Piazza Colonna e via del Corso. L´operazione di repulisti più delicata, la cancellazione di ogni traccia su tutti i pc, il prelievo di dati e documenti, è stata completata con decine di chiavette sabato sera dallo staff di gabinetto.

Un rapidissimo blitz mentre fuori impazzavano i festeggiamenti per l´addio. Saranno stati pure pochi effetti personali, sta di fatto che alle 15 di ieri pomeriggio, nel cortile sul retro della Presidenza del Consiglio, gli operai della ditta di traslochi rivelavano di aver caricato già una sessantina di grandi cartoni (come testimonia la foto di fianco). A sovrintendere alle operazioni, Berlusconi ha lasciato l´unica persona della quale si fidi fino in fondo, vera custode della sua vita pubblica e privata, prima ancora che segretaria di sempre: Marinella Brambilla.

Anche lei, come il portavoce Bonaiuti, in transito verso Palazzo Grazioli. E con loro il cuoco Michele che, a conti fatti, aveva frequentato poco le cucine dell´appartamento da 300 metri quadri al terzo piano. E poi il maitre Adelmo, «maggiordomo ai drink e alle tartine», per dirla con uno dei collaboratori, unico interista ammesso a corte, sempre alla ricerca di "Ciociaria oggi". Negli imballaggi col timbro "fragile" sono finite le uniche tre foto che il premier uscente ha tenuto nello studio-salotto, in un trionfo di damascato giallo, tra divanetti e carta da parati baroccheggianti. Nulla di familiare, né figli né nipoti.

Le tre foto sono quelle che lo ritraggono con Giovanni Paolo II, con Papa Ratzinger e infine con George Bush. L´ultimo e unico presidente Usa che abbia sempre sentito come amico. Con "Mr Obamaaa" come lo chiamava lui, proprio no: no-feeling, no picture. Niente libri, alle spalle della scrivania collocata al di qua della finestra sul Corso. A Marinella, piuttosto, ha raccomandato di far imballare e spedire due soli doni tra i mille ricevuti in questi anni. La scimitarra regalata dal presidente-dittatore kazako Nazarbayev, oggetto di sperticati elogi da parte di Berlusconi nel suo viaggio ad Astana.

Quindi, quel sontuoso vaso Ming portatogli in dono a Palazzo Chigi pochi mesi fa dalla delegazione cinese. In Presidenza ricordano ancora le facce dei diplomatici della Repubblica popolare quando il Cavaliere fece finta che il prezioso "ovone" gli cascasse dalle mani. E soprattutto dopo la sua battuta a corredo: «Belli questi fiorellini, la prossima volta però portatene uno con raffigurazioni del kamasutra», senza che qualcuno facesse in tempo ad avvertirlo che il celebre trattato di arte amatoria sarebbe indiano e non cinese.

Ad ogni modo. L´ultimo ad andar via e a spegnere le luci, ieri sera, è stato Gianni Letta. Come sempre, neanche a dirlo. Era rimasto giusto il sottosegretario, per il disbrigo degli affari correnti. E per presidio. D´altronde, la nota del Cerimoniale del Quirinale aveva già avvertito la Presidenza del Consiglio che sarebbe stato necessario liberare i locali tra lunedì e ieri al massimo. La puntata di domenica sera nello studio al primo piano con bandiera Ue e italiana dietro la scrivania per registrare il video messaggio all´indomani delle dimissioni al Colle, ecco, era apparsa un tantino fuori tempo massimo.

Tocca abbandonare il palazzo che è stato delle famiglie Chigi-Aldobrandini fino al 1917 e sede del ministero degli Esteri con Mussolini, ma soprattutto quel che l´edificio nel cuore di Roma simboleggia: il potere in Italia, dal 1961 ad oggi. Lì, nonostante l´appartamento da 300 metri quadri, Berlusconi ha dormito solo due notti durante tutto il mandato, nel novembre 2009. Per «ragioni di sicurezza» dicono alcuni, per una febbre altissima, altri. Grazioli è stata la vera Presidenza. A chi glielo rinfacciava, il 18 aprile 2009 ha replicato con tanto di nota ufficiale, per dire che lui preferiva Grazioli perché aveva molte telefonate da fare e preferiva farle a proprie spese. Noemi e Ruby e la D´Addario sarebbero arrivate poco dopo.

Quando rimette piede nel maggio 2008 nelle stanze appena lasciate - e parecchio vissute - da Prodi e dal suo staff, il Cavaliere fa una smorfia: «Questa sistemazione non mi piace e poi queste stanze puzzano». E fa partire la rivoluzione. Una rivoluzione tardo-imperiale. Arrivano da vari musei capitolini il suo dipinto preferito, "Bacco e Arianna", e un blocco marmoreo di Marte e Venere che Berlusconi fa restaurare con tanto di pene mancante, applicato con calamita in occasione di una delle recenti visite di Medvedev.

Un candelabro con angeli che l´inquilino considera il suo portafortuna. Ma soprattutto, a lui caro, un busto di Nerone di scuola fiorentina del ‘400, collocato sontuosamente nella Sala delle Galere. Sinistro presagio di un destino, a volerci pensare in questi giorni in cui vignette e copertine di mezzo mondo raffiguravano un Nerone che suona la lira mentre Roma brucia. L´imperatore con la faccia del Cavaliere.

2- "AVREMO UN'ITALIA BERLUSCONIZZATA SENZA BERLUSCONI"
Massimo Fini per il "Fatto quotidiano"

Il regime di Silvio Berlusconi, che sembrava eterno come il suo protagonista, è caduto sulla Carlucci ("Ahi, ahi, signora Longari..."). Una fine nell'avanspettacolo così com'era cominciato. Nessuna Götterdammerung. Un'uscita di scena senza epica, senza grandezza, senza nemmeno quell'aura di dramma che ha segnato la caduta di altri prim'attori della storia politica italiana, recente e passata. Semplicemente un mesto rientro fra le quinte del capocomico di uno show-spazzatura (in questo la Carlucci assume un valore simbolico) durato 17 anni in quel perenne Bagaglino che è diventata l'Italia. Diciassette, lunghi, lunghissimi anni. Una vita. La nostra vita.

Uscito di scena il capocomico non ci libereremo tanto presto del berlusconismo. Ha infettato profondamente le fibre della nostra società, di coloro che l'hanno sostenuto, di quelli che l'hanno combattuto o hanno fatto finta di farlo e anche di quelli che hanno assistito, attoniti, alla distruzione della dignità nazionale, di ogni cultura che non fosse la subcultura televisiva, all'abbattimento definitivo di quel poco di senso della legalità che era rimasto nel popolo italiano, al capovolgimento di ogni logica, anche la più elementare, quella aristotelica, binaria che usiamo nei nostri computer (è ciò che Marco Travaglio chiama "il mondo alla rovescia"), all'onestà e alla coerenza ridotte a ridicoli tic di pochi, poveri, idioti, alla menzogna sistematica e alla spudoratezza elevate a virtù, politiche e personali, alla volgarità divenuta uno stile di vita collettivo.

Tuttavia sarebbe ingiusto, e anche poco credibile, addebitare tutto questo al solo Silvio Berlusconi. È vero che il Cavaliere, detentore per più di tre lustri dell'intero comparto televisivo privato nazionale, ha avuto modo di preparare il terreno per educarci alla sua subcultura, ma è anche vero che gli italiani non aspettavano altro con la fede con cui il credente ingoia l'ostia consacrata. Comunque, tranquilli: non cambierà nulla. Gli uomini politici si stan già riposizionando per spartirsi al meglio le spoglie dell'impero berlusconiano.

È tornato all'onor del mondo persino Scajola, vezzeggiato dalla sinistra perché ha contribuito a indebolire il Cavaliere. I partiti continueranno a occupare arbitrariamente e illegittimamente la Rai, mantenendovi i loro vassalli (i vecchi mascheroni di sempre, alla Vespa) o aggiungendovene dei nuovi che con tutta probabilità saranno, anche se si fa fatica a crederlo, più fedelmente canini dei primi.

Tutto ciò sarà chiamato "discontinuità". Il presidente Napolitano, vecchio topo di segreterie, continuerà a squittire su un'unità nazionale che non è mai esistita, se non, forse, durante il fascismo, e si arrogherà il merito, sottraendolo alla Carlucci, di aver fermato l'energumeno, mentre avrebbe dovuto farlo molto tempo fa, perlomeno tutte le volte che il premier dichiarava, in Italia e all'estero, come fosse cosa da nulla, una bagattella, che "la Magistratura è peggio della criminalità".

In quanto agli intellettuali, che sono i veri traditori ("Le trahison des clercs", per dirla con Julien Benda) perché il loro compito non è quello di aggiogarsi, come pecore, a questo o a quel partito, ma di cercare, nei limiti del possibile, di chiarire le idee alla gente invece di confondergliele, è già da qualche mese che, fiutato il vento, si stanno smarcando. Avremo un'Italia berlusconizzata senza Berlusconi. Che almeno, qualche volta, ci faceva divertire. E c'è qualcuno, fra i suoi avversari, che lo sta già rimpiangendo.

 

BERLUSCONI LETTO DI MORTEVIGNETTA VINCINO - MONTI E BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO