1. HELP! BEPPE GRILLO È IMPOSSIBILE DA FERMARE, ROMA BRUCERÀ E L’ITALIA È DESTINATA AD UN DECLINO SIMILE A QUELLO DELLA VENEZIA DEI DOGI: È COSÌ, CON COTANTO PESSIMISMO, CHE I MEDIA AMERICANI DESCRIVONO LA NOSTRA CAMPAGNA ELETTORALE 2. A DESCRIVERE GRILLO COME UN’”EPIDEMIA IRREFRENABILE” È LA TV CNBC: GRILLO È ANTI-AUSTERITY, ANTI-EUROPA E ANTI-EURO E PUÒ RACCOGLIERE NON SOLO IL VOTO DI PROTESTA MA ANCHE QUELLO DI ELETTORI POCO CONVINTI DI BERLUSCONI E BERSANI” 3. STEFANO BENNI, EX AUTORE E AMICO DI GRILLO: “SI RIPRESENTA BERLUSCONI E ABBIAMO IL CORAGGIO DI DIRE CHE IL PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA È GRILLO? DOPO LE ELEZIONI, BEPPE DOVRÀ AVERE IL CORAGGIO DI CAMBIARE , DI LASCIARE DA PARTE GLI EFFETTI SPECIALI. IL DIFFICILE PER LUI E PER IL SUO MOVIMENTO COMINCIA ADESSO”

1 - MEDIA USA, TIMORI SULL'EFFETTO GRILLO
Maurizio Molinari per "la Stampa"

Beppe Grillo è impossibile da fermare, Roma brucerà e l'Italia è destinata ad un declino simile a quello della Venezia dei Dogi: è così che i media americani descrivono la nostra campagna elettorale, trasmettendo un marcato pessimismo sull'esito di un voto da cui ci si attende l'aggravarsi delle già serie difficoltà dell'economia più vulnerabile dell'Eurozona.

A descrivere Grillo come un'«epidemia irrefrenabile» è un servizio della tv Cnbc, secondo il quale il Movimento 5 Stelle «attraversa un momento positivo» e «può sfidare i favoriti» attingendo «al 30 per cento di elettori ancora indecisi». «Grillo è anti-austerity, anti-Europa e anti-euro - sostiene il servizio - e può raccogliere non solo il voto di protesta ma anche quello di elettori poco convinti di Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani». Per avvalorare il tutto la Cnbc presenta un'intervista «esclusiva» a Grillo, indicandolo agli ascoltatori come il leader di una «rivoluzione che è nell'aria».

Se l'atmosfera è questa, spiega l'agenzia Reuters in una lunga corrispondenza ripresa dai siti di molti giornali e tv, è perché la crisi italiana è talmente profonda da prevedere che «Roma brucerà indipendentemente dai risultati elettorali». «Nessun blocco politico avrà la forza di affrontare i mali all'origine della crisi che ha fatto dell'Italia l'economia europea più debole degli ultimi venti anni - prevede Reuters - e ciò può riportare l'Eurozona nell'instabilità».

I nodi che il vincitore dovrebbe sciogliere sono «burocrazia, corruzione e giustizia inefficiente» ma è improbabile che avvenga grazie all'affermazione «del movimento anti-establishment di Grillo» il cui intento è rovesciare, non migliorare, il sistema politico-economico. Fra i vantaggi di Grillo c'è «anche l'effetto-Papa», spiega Reuters, «perché le dimissioni di Benedetto XVI hanno spazzato via la politica dalle prime pagine nuocendo ai politici tradizionali, primo fra tutti Berlusconi, mentre Grillo non ne ha risentito in quanto la sua campagna si svolge soprattutto attraverso Internet».

Da qui la previsione che l'ex direttore dell'«Economist» Bill Emmott consegna agli schermi della Cnn: «L'Italia appare destinata a finire come La Serenissima». «Venezia era nel Medioevo la città più florida e potente del Mediterraneo ma nel XIV secolo la sua élite decise di chiudere le porte agli stranieri e di nazionalizzare il commercio dando inizio a un declino» che per Emmott si rispecchia nell'Italia «cuore del boom europeo negli Anni Cinquanta e Sessanta ma oggi vittima delle proprie leggi restrittive sul lavoro e dell'esplosione del debito pubblico, dovuto a Sanità e pensioni».

Con l'aggravante che «il reset del governo Monti ha lasciato gran parte dei problemi irrisolti». In tale cupo scenario, le analisi elettorali si concentrano su cosa faranno gli italiani dentro le urne. Per BusinessWeek ciò che più peserà sarà «il verdetto della Lombardia, importante per l'esito del Senato e del governo come lo è stato l'Ohio nelle ultime presidenziali americane».

Mentre il canale inglese di Al Jazeera si affida a Joshua Tucker, politologo della New York University, che prevede un «voto strategico» da parte di molti votanti: «Le stesse persone voteranno per candidati diversi a Camera e Senato con l'intento di far prevalere alla fine coalizioni di partiti che ritengono più garanti della stabilità». Insomma, la ricetta per il caos.

2 - BENNI: ALTRO CHE FASCISTA LUI ODIA IL MILITARISMO
Andrea Malaguti per "la Stampa"

Stefano Benni, chi è Beppe Grillo per lei?
«Un amico un po' ingombrante».

Quando vi siete conosciuti?
«Tanti anni fa, tramite Cencio Marangoni il suo impresario, ci trovammo a un ristorante e mi chiese se volevo collaborare con lui».

Come è cambiato da allora?
«Ha trent'anni e trenta chili di più».

Con che criterio scriveva i testi per lui?
«Non ho mai scritto testi per lui nel senso tecnico del termine. Parlavamo, ci scambiavamo qualche idea, oppure lui leggeva un mio pezzo su qualche giornale e prendeva la battute. Non sembrava quasi lavoro, ci divertivamo. Infatti per lo più non mi pagava...».

Che cosa ha pensato quando è entrato in politica?
«Quando ho visto che da comico un po' qualunquista stava diventando un comico di contenuti, che aveva voglia di parlare del mondo, sono stato contento, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme. Ad esempio Beppe è stato uno dei primi a parlare in scena della catastrofe climatica, dello strapotere delle banche e della finanza, del problema delle carceri. Allora era controinformazione, non ricerca di voti. Poi un po' alla volta ha scoperto il web e ha voluto entrare nel mondo del consenso politico. Ho rispettato la sua scelta, ma lì le nostre strade si sono allontanate».

Qual è stato il ruolo della televisione nella sua carriera?
«Penso gli abbia dato molto in fretta un'immensa notorietà. Ma la sua vocazione è teatrale, a contatto col pubblico, lì diventa un animale, gode».

Perché adesso rifiuta la tv?
«E' l'unica cosa in cui mi ha dato retta in tanti anni ».

Con Sky prima ha accettato l'intervista, poi ha detto no.
«Non ho capito bene cos'è successo , certose aveva detto di sì doveva andarci. Penso che abbia deciso che, a questo punto, era meglio la piazza. Mi sembra che tutti i politici improvvisamente abbiano capito che la televisione non è più il centro di tutto».

Grillo è un dittatore, un rivoluzionario o un uomo qualunque molto arrabbiato?
«Non sta in nessuna di queste definizioni . E' molto sicuro e aggressivo col pubblico, in privato è pieno di dubbi e ha bisogno di amici, come tutti. Non vive solo di politica, anche se sembra».

Non è un fascista?
«No. In tanti anni lo ho sentito parlare con orrore della militarismo, della propaganda, della violenza contro i deboli. Non può essere cambiato in pochi mesi . Si ripresenta Berlusconi e abbiamo il coraggio di dire che il pericolo per la democrazia è Grillo?».

Fascista no, sfascista?
«Beppe ha capito che se spara cannonate prende voti . Non ha inventato lui questo metodo, lui lo sfrutta a volte con abilità, a volte meccanicamente e con superficialità. E' un difetto che accomuna satira e politica : pensiamo che più gridiamo, più diciamo la verità. Non è così : la vera indignazione è calma e dolorosa, non esibita . Dopo le elezioni, Beppe dovrà avere il coraggio di cambiare , di lasciare da parte gli effetti speciali. Il difficile per lui e per il suo Movimento comincia adesso. Ma credo che se ne rendano benissimo conto.

Grillo è di destra o di sinistra? E la distinzione ha ancora senso?
«Per me sì, per lui molto meno, e su questo abbiamo litigato spesso».

A chi porterà via voti?
«Non capisco la parola "portare via", in un paese dove la gente cambia idea e dimentica ogni dieci minuti. L' elettorato di Beppe è molto vario . Chiedete lumi ai diecimila sondaggisti italiani».

Come se lo immagina tra cinque anni?
«Sarà L'imperatore di Tutte le Galassie. naturalmente. E io avrò il granducato di Sardegna e la presidenza della Finmeccanica, me lo ha promesso».

C'è qualcosa che unisce Grillo e Berlusconi?
«Non vedo affinità. Come modello di oratoria Silvio si ispira a Mussolini, Beppe a Jack Nicholson in Shining . E Beppe ha una moglie dolcissima che non gli fa pagare dei miliardi di alimenti».

Il MoVimento 5 Stelle esisterebbe senza di lui?
«Credo di sì. Anzi, dovrà esistere anche senza di lui».

La rete è democratica?
«Schizodemocratica. Ha dentro la democrazia e il potere, l'accesso alle informazioni e lo sfruttamento commerciale, la critica e l'esibizionismo. Ci vorrà tempo per capire dove andrà. Sarà una battaglia tra libertà e controllo . Ho molta paura delle multinazionali dei dati. Mi piace come lavorano certi hacker, è un nuovo tipo di intelligenza critica che io non ho».

Che battuta scriverebbe oggi per Grillo?
«Accidenti al giorno che ti ho detto: sei un comico troppo disimpegnato».

Ultima cosa. Lei lo vota ?
«Non dico mai per chi voto. L'unica volta che l'ho fatto, con Cofferati, ho preso una gran fregatura».

 

GRILLO CON IL CANE BEPPE GRILLO jpegBEPPE GRILLO COPERTINA DI TV SORRISI E CANZONI jpegGRILLO BEPPE BEPPE GRILLO A CAMPOBASSO PER LO TSUNAMI TOUR BEPPE GRILLO SOTTO LA PIOGGIA A BOLOGNA L'URLO DI BEPPE GRILLO jpegBEPPE GRILLO - MOVIMENTO 5 STELLESILVIO BERLUSCONI jpegSILVIO BERLUSCONI Pier Luigi Bersanipier luigi bersani Bill Emmott LOGO AL JAZEERAGrillo in Volo

Ultimi Dagoreport

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…