MEDIO ORIENTE, MASSIMA TENSIONE - CRISI TRA TURCHIA E ISRAELE PER LA NAVE DEGLI ATTIVISTI ASSALTATA L’ANNO SCORSO, ESPULSO L’AMBASCIATORE ISRAELIANO DA ANKARA, SOSPESI GLI ACCORDI MILITARI - DOPO GRASS, ANCHE IL SOCIOLOGO EBREO BAUMAN CONTRO GERUSALEMME: “IL MURO CON LA PALESTINA È COME IL MURO DEL GHETTO DI VARSAVIA. I POLITICI ISRAELIANI NON VOGLIONO LA PACE, PER ESISTERE DEVONO VIVERE IN UNO STATO DI GUERRA PERENNE. USANO L’OLOCAUSTO COME SCUSA”…

1 - TURCHIA-ISRAELE: ANKARA ESPELLE AMBASCIATORE PER VICENDA FLOTTIGLIA GAZA...
(ANSA-AFP-REUTERS)
- Espulso l'ambasciatore israeliano. Scoppia la crisi diplomatica fra Turchia e Israele sulla vicenda della Mavi Marmara, la nave della flottiglia di attivisti filo-palestinesi che l'anno scorso fu assaltata dai commando israeliani mentre cercava di forzare il blocco di Gaza, blitz finito con l'uccisione di 9 cittadini turchi.

Ankara ha deciso oggi di espellere l'ambasciatore israeliano, di sospendere gli strategici accordi militari con lo stato ebraico e di ridimensionare la propria rappresentanza diplomatica in Israele a un semplice segretario d'ambasciata. La decisione è stata presa a seguito del rifiuto del governo Netanyahu di chiedere scusa alla Turchia per l'uccisione degli attivisti. Proprio ieri il New York Times aveva anticipato i risultati del rapporto dell'Onu sul blitz, che giudica "eccessivo" l'intervento dei commando, ma riconosce la legalità del blocco navale di Gaza.

Il rapporto della commissione guidata dall'ex premier neozelandese Geoffrey Palmer (la cui pubblicazione è attesa oggi) invita Israele a preparare "una dichiarazione di rammarico appropriata" e a risarcire le vittime. La Turchia però ha detto da tempo che vuole scuse formali. Cosa che Israele non accetta, affermando che i suoi commando sono stati attaccati dagli attivisti con coltelli e spranghe mentre cercavano di far rispettare il blocco.

L'annuncio di oggi del governo turco è stato fatto dal ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, eminenza grigia del partito islamico moderato Ak del premier Recep Tayyp Erdogan. Davutoglu è il tessitore della nuova politica estera della Turchia, che punta a sfruttare la poderosa crescita economica del paese per farne una potenza nel Medio Oriente e nell'Asia centrale turcofona, sganciandola da un'Europa dove sempre più paesi non vogliono Ankara nella Ue (Francia e Germania in testa), proponendo in cambio una associazione sempre più stretta. Il raffreddamento dei tradizionali legami della Turchia con Israele, fino alla quasi rottura di oggi, rientra in questa politica sempre più rivolta ad est.


2 - BAUMAN: «IL MURO ISRAELIANO A GERUSALEMME COME QUELLO DEL GHETTO DI VARSAVIA»
Francesco Battistini per il "Corriere della Sera"

Com'è malmessa, la Terra Promessa. E bellicosa. E senza pace, perché timorosa della pace. E quanto specula sulla Shoah. E quel muro che divide Israele e la Cisgiordania, poi: roba da nazisti, altroché, niente da invidiare alla muraglia che chiuse il Ghetto di Varsavia... Quante volte li avete sentiti, questi argomenti? Cose già dette, già lette. Già proclamate, già contestate. Così ripetute che nemmeno ci finiscono più, sui giornali israeliani, quando arrivano da chi se l'aspettano.

Diverso, però, se a dirle è Zygmunt Bauman, uno dei più grandi sociologi viventi, ebreo di Poznan che da bimbo visse le persecuzioni hitleriane e da adulto le purghe comuniste, che trovò rifugio a Tel Aviv per preferire poi l'Inghilterra. E che in un'intervista a un settimanale polacco, Politika, ha rovesciato sui politici di Gerusalemme la più urticante delle accuse: di fare ai palestinesi quel che fecero le Ss. «Parole inaccettabili - ha protestato formalmente il governo Netanyahu, in una lettera al giornale del suo ambasciatore in Polonia -. Sgradevoli, ingiuste e senza alcuna base di verità».

Il muro di Betlemme come il muro di Varsavia: si può paragonare l'orribile barriera antiterrorismo all'orrore che fece morire mezzo milione d'ebrei? Bauman, premio Adorno, critico dei totalitarismi e del negazionismo, a 85 anni si permette di rompere il tabù: «Israele sta traendo vantaggio dall'Olocausto per legittimare azioni inconcepibili».

Pugno, ergo sum: combatto, quindi esisto? Bauman ne è stracerto: «I politici israeliani sono terrorizzati dalla pace. Tremano, col terrore della possibilità d'una pace. Perché senza guerra e senza una mobilitazione generale, non sanno come vivere. Israele non vede come un male i missili che cadono sulle cittadine lungo i confini. Al contrario: i politici sarebbero preoccupati, perfino allarmati, se non piovesse questo fuoco».

E ancora, citando un suo articolo pubblicato su Haaretz, lo stesso giornale israeliano che giorni fa ha ospitato lo scrittore Günter Grass e il suo parallelo fra le vittime della Shoah e le vittime tedesche della Seconda guerra mondiale: «Sono preoccupato - dice il sociologo polacco - del fatto che gl'israeliani più giovani crescano nella convinzione che lo stato di guerra e l'allerta militare siano naturali e inevitabili».

Vite di scarto: sulle opinioni di Bauman, l'opinione pubblica israeliana ha meno certezze della classe politica. Basta leggere i commenti Web all'intervista: «Sono d'accordo, questa destra ci porta alla rovina», scrive Linda, ebrea newyorkese; «è come paragonare le mele alle arance», è perplesso Bobin, di Tel Aviv; «dategli una casa gratis a Sderot - boccia Moshe - e vada là a prendersi i missili da Gaza».

Il dibattito finisce anche in tv: un po' perché è di questi giorni la storia delle scuole francesi che cancellano la Shoah dai libri di testo, e questi veleni qui fanno sempre impressione; un po' perché Bauman, atteso da oggi a Sarzana per la sua lectio al Festival della Mente, è molto conosciuto (per tre anni insegnò all'università, i suoi libri sono tradotti in ebraico) e ha posizioni che a molti ricordano un'altra bestia nera della destra, lo storico israeliano Ilan Pappé.

«Io ammiro molto il professor Bauman e la sua storia - dice al Corriere l'ambasciatore israeliano a Varsavia, Zvi Rav-Ner, 61 anni, origini polacche -. Lui è stato un esempio: dovette andarsene dalla Polonia nel '68, per i pogrom contro gli ebrei. Perciò siamo molto stupiti che abbia detto cose d'un odio così cieco. Dal '71, il professore è tornato in Israele solo tre volte: forse non sa bene che oggi è uno Stato democratico, dov'è ammessa qualsiasi critica, anche la più aspra. Ma dove queste parole sono considerate da antisemita. Le stesse che dicevano i comunisti polacchi dopo la guerra dei Sei giorni: quelli che cacciarono Bauman».

 

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