giorgia meloni enrico letta

MELONI-LETTA, ATTENTI A QUEI DUE – IL LORO PRIMO OBIETTIVO COMUNE E’ RINTUZZARE LE AMBIZIONI DI BERLUSCONI AL COLLE – LA DUCETTA: "ORMAI IO E LETTA SIAMO I NUOVI SANDRA E RAIMONDO". “PECCATO CHE LORO FACEVANO RIDERE”, CHIOSA RENZI CHE TEME L’ENTENTE CORDIALE TRA I DUE ANCHE PER TOGLIERE A LUI E A SALVINI IL RUOLO DI KING-MAKER NELLA PARTITA DEL QUIRINALE - LE MANOVRE DEL SEGRETARIO DEM PER ANTICIPARE IL CENTRODESTRA…

Carlo Bertini per "la Stampa"

 

letta meloni

«Ormai siamo come Sandra e Raimondo», scherza Giorgia Meloni all'ennesimo evento, (in questo caso la presentazione del libro Pedagogia e politica) che la vede seduta su un palco insieme ad Enrico Letta.

 

«Peccato che loro facevano ridere», chiosa perfido Matteo Renzi, forse temendo che i due stiano tentando una cordiale intesa sul Colle anche per togliere ad altri il ruolo di ago della bilancia.

 

«Nessun patto segreto, sono troppo svezzati per parlare di Colle a margine di un incontro così», spiegano al Nazareno per frenare letture improprie, «tra due leader che la pensano diversamente ma che dialogano senza criminalizzarsi», per dirla con la Meloni. «Nessun inciucio tra due che non se le mandano a dire, ma si confrontano sulle grandi questioni».

 

MELONI LETTA

Fatto sta che da quando la presidente di Fratelli d'Italia ha visto Letizia Moratti, tra i Dem non si fa altro che lodare una mossa del cavallo che riuscirebbe a conquistare anche i loro consensi. C'è chi ricorda che la Moratti a Milano spingeva la carrozzella del padre partigiano alle celebrazioni dell'Anpi e chi il suo profilo di donna delle istituzioni moderata. Insomma se non è accordo, poco ci manca. Anche se la sinistra con Andrea Orlando frena: «Serve un presidente di garanzia per tutte le forze politiche, ma un rappresentante del centrodestra come vuole la Meloni non lo sarebbe».

 

giorgia meloni enrico letta atreju

Ma Letta vuole far pesare le sue armi, intende fare massa critica con gli alleati e magari giocare d'anticipo presentando una candidatura giallorossa al centrodestra: per questo fa sapere di aver visto Giuseppe Conte e Roberto Speranza, lanciando un «patto di consultazione» permanente, per puntare ad una figura istituzionale da far eleggere con un accordo largo.

 

E convocando per il 13 gennaio la Direzione del Pd (dove ha la maggioranza) e i gruppi parlamentari (dominati da ex renziani) per far capire che non possono sentirsi svincolati dal timone del partito in una partita cruciale come quella del Colle. Regola numero uno, marciare compatti.

GIORGIA MELONI BRUNO VESPA ENRICO LETTA

 

Per il segretario Dem, in ogni partita conta il contesto e in quella del Colle pesa l'incognita Covid. In questa fase nomi non se ne fanno, ma Letta ha voluto vedere Conte e Speranza per dare l'idea che vi sia un raccordo con gli altri suoi alleati. Messaggio condito da una battuta perfida: «Bisogna che faccia passare il messaggio di una serietà nell'affrontare la questione e non di fare tattiche sottobanco». Ogni riferimento a Renzi è puramente voluto.

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