MELONI ON “ICE”! – SULLA PRESENZA AI GIOCHI DI MILANO-CORTINA DELLA CONTROVERSA POLIZIA ANTI-IMMIGRAZIONE USA, LA "CAMERIERA IN CHIEF" DI TRUMP INCASSA UN NUOVO SGARBO DALL’ALLEATO USA, DOPO L’AFFAIRE DAZI E LO SCHIAFFONE DEL TYCOON SUI MILITARI ACCUSATI DI ESSERE RIMASTI LONTANI DAL FRONTE IN IRAQ E AFGHANISTAN – IL GOVERNO HA PROVATO A LIMITARE LA PRESENZA DELLA MILIZIA TRUMPIANA MA LA CASA BIANCA VUOLE MOSTRARE AL MONDO CHE L’ICE È IL CORPO DI FIDUCIA DELL’AMMINISTRAZIONE E CHE, SOPRATTUTTO, NON FINIRÀ IN PANCHINA PER UN VETO ALLEATO – DOPO L’ENNESIMO PASTICCIO, IL GOVERNO SI TROVA NELLE CONDIZIONI DI FARE PIPPA. NON PUO’ SFIDARE IL TYCOON: AGLI AMERICANI SI SONO RIVOLTI GLI ITALIANI SOLO POCHI GIORNI FA, PER FAVORIRE LA LIBERAZIONE DI ALBERTO TRENTINI….
Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti
L’ultimo tentativo di frenare l’operazione “Ice in Italia” lo porta avanti Matteo Piantedosi, il ministro reduce da smentite, rettifiche, ritrattazioni e imbarazzi. Niente da fare, comunque: nonostante l’incontro tra il titolare del Viminale e l’ambasciatore americano a Roma, gli agenti appartenenti alla contestata agenzia federale faranno parte del sistema di sicurezza per le Olimpiadi di Milano-Cortina.
E d’altra parte, è esattamente quello che la Casa Bianca vuole fin dall’inizio, come ammettono fonti italiane di massimo livello a conoscenza del dossier: mostrare al mondo che l’Ice è corpo di fiducia dell’amministrazione, gode a pieno titolo di una vetrina internazionale e che, soprattutto, non finirà in panchina per un veto alleato.
Un approccio ruvido, molto trumpiano. Una scelta vissuta nell’esecutivo come uno sgarbo. Consapevole, insensibile all’imbarazzo di un Paese amico. Se ne ragiona da 48 ore a Palazzo Chigi, al Viminale, alla Farnesina. Sottovoce, perché nessuno arriva apertamente a opporsi. Il tentativo, semmai, è contenere il danno. Ricevendo però una, due, tre porte in faccia.
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Confusione, assenza di una comunicazione coordinata. Pasticci. E necessità di prendere tutte le precauzioni per ammortizzare la presenza dell’agenzia contestata, senza però strappare. La ragione è chiara e diventa oggetto di un dibattito intenso ai vertici di governo e intelligence: non possiamo sfidare Washington. Non è possibile farlo per ragioni politiche e operative. Agli americani, per dire, si sono rivolti gli italiani soltanto pochi giorni fa, per favorire la liberazione di Alberto Trentini. Solo un esempio, tra tanti, con cui deve fare i conti Giorgia Meloni.
E però, il caso Ice mostra anche una crepa diplomatica con cui la leader è ormai costretta a fare i conti da diverse settimane. Accompagnata da un imbarazzo crescente, per certi versi insostenibile, eppure necessariamente destinato a restare per lo più sottotraccia. Le riflessioni del cerchio magico meloniano attorno all’amministrazione Trump, quelle almeno che è possibile registrare da ormai un mese, sono infatti un misto di sconcerto e rassegnazione rispetto all’affidabilità dell’attuale amministrazione Usa. Un disincanto inespresso, per ragioni di opportunità politica.
Semmai, la speranza – sostenuta a mezza bocca, mai ufficialmente – è quella che il deep state americano imbrigli il presidente, prima che le elezioni di medio termine di novembre lo azzoppino del tutto. È la tesi che la delegazione tedesca di Friedrich Merz ha consegnato informalmente agli italiani, durante il recente bilaterale a Roma.
Il risultato, comunque, è un equilibrismo sempre più faticoso. I dazi ventilati dagli Usa agli europei dopo la minacciata invasione della Groenlandia hanno messo a dura prova Meloni, che ha reagito contestando «l’errore» di Trump e frenando però su ritorsioni doganali Ue. Fino allo schiaffo del tycoon ai militari alleati, che sarebbero rimasti lontani dal fronte in Iraq e Afghanistan. In questo caso, la premier ha dettato una dura nota, anche se tardiva rispetto alle proteste degli inglesi.
(...)Un segnale, però, della necessità politica di insistere, senza rassegnarsi al mortificante silenzio degli Stati Uniti. Serve una ritrattazione di Washington, per riaffermare il senso di una collaborazione. L’alternativa è un nuovo, dolorosissimo sgarbo.
ALEX PRETTI AGGREDITO DAGLI AGENTI DELL ICE. A MINNEAPOLIS
alex pretti fermato dall ice a minneapolis
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI


