giancarlo pagliarini

FUOCO DI “PAGLIA” – “VANNACCI? NON MI PIACE. CONTINUO A ESSERE IMPEGNATO PER LA RIFORMA FEDERALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA" – L’EX MINISTRO LEGHISTA GIANCARLO PAGLIARINI APRE IL BAULE DEI RICORDI – BOSSI CHE DORMIVA SU UN DIVANO, GLI ALTRI PARLAMENTARI CHE GUARDAVANO I LEGHISTI COME MARZIANI (“NEI PRIMI GIORNI IN PARLAMENTO UN SENATORE DELLA DC FA CINQUE O SEI CITAZIONI IN LATINO. POI TOCCA A ME E DICO: “NON HO CAPITO NULLA DI CHI MI HA PRECEDUTO”) IL CAV CHE LO RIBATTEZZÒ “TAGLIARINI”, IL FAZZOLETTO VERDE REGALATO AL DALAI LAMA...

Giuseppe Alberto Falci per il “Corriere della Sera”  - Estratti

 

Che fine ha fatto il vecchio Paglia?

giancarlo pagliarini 8

«Continuo a essere impegnato per la riforma federale della Repubblica italiana. Ho cominciato nel 1992 quando avevo appena compiuto 50 anni.  Ed è iniziato tutto per caso. Mi sono ritrovato in Senato quasi a mia insaputa».

 

Giancarlo Pagliarini, per tutti «il vecchio Paglia», classe ’42 — leghista della prima ora, come ama definirsi, e poi tante altre cose ragioniere, commercialista — entra in Parlamento nel 1992 e sta lì 14 anni.

 

Perché dice di aver varcato l’ingresso di Palazzo Madama per caso?

«All’epoca facevo parte di un’associazione di imprenditori, IDOM (acronimo che sta per Impresa Domani). Giorgio Galli, eccellente studioso della politica, prendeva parte alle nostre discussioni e un giorno disse: “Dobbiamo trovare il modo di fermare la Lega”.

Non mi trattengo e gli domando: “Ma noi, caro Giorgio, cosa sappiamo della Lega?”. Ed è così che organizziamo un evento cui prende parte uno dei massimi dirigenti della Lega».

giancarlo pagliarini 1

 

Chi?

«Francesco Speroni, punta di diamante del leghismo dell’epoca, si presenta con cravatta e giacca sgargianti. Intervento lineare e condivisibile, il suo. Sintetizzo: “Noi mandiamo le tasse a Roma e Roma a sua volta le ridistribuisce come vuole. Non è giusto”. Non perdo tempo, scrivo a Bossi: “Se volete vi do una mano”.

 

La mia candidatura nasce in occasione di una cena dopo qualche settimana con il futuro sindaco di Milano, Marco Formentini, quando quest’ultimo decide di indicarmi per un seggio in Parlamento. Scenario che non mi aspettavo anche perché non ero uno di loro. Ma c’è un giallo sul collegio».

 

Ovvero?

Giancarlo Pagliarini

«Formentini mi candida a Milano, ma Bossi si oppone: “No Paglia, tu devi andare a Bergamo”. Mi ritrovo senatore prendendo una barca di voti».

 

Cosa votava prima di approdare alla Lega?

«O non votavo, oppure sceglievo Marco Pannella. La fascinazione per il mondo radicale è figlia del referendum sul divorzio. Mi sposo con Sarah e viviamo a Clacton on sea.

Ma ci lasciamo. Senza quel referendum non avrei potuto risposarmi».

 

Facciamo un passo indietro, elezioni del 1992, un passaggio spartiacque per la politica italiana fra Tangentopoli, le stragi di Mafia, la fine della Repubblica dei partiti, l’exploit della Lega...

«Tocco con mano che la politica è una cosa strana. Un comunista Ugo Sposetti fa un intervento corretto sul debito pubblico, Pagliarini applaude. I miei compagni di partito si indignano: “Ma perché applaudi, non si fa mai con gli avversari..”».

  

Umberto Bossi e Giancarlo Pagliarini

Voi leghisti eravate il nuovo che avanzava...

«Tutti ci guardavano come fossimo dei marziani. Nei primi giorni in Parlamento interviene per venti minuti un senatore della DC. Fa cinque o sei citazioni in latino. Poi tocca a me e dico: “Non ho capito nulla di chi mi ha preceduto”.  Silenzio. Panico».

 

Chi era Bossi per voi leghisti?

«Un esempio. Rimasi stupito quando venni a sapere che nel 1992 divideva la casa con altri e il suo letto era un divano. E dissi ad alcuni colleghi: “Ostia, il Bossi dorme sul divano”».

(…)

 

Lei ancora oggi lo incontra?

giancarlo pagliarini umberto bossi

«Ogni tanto vado a trovarlo, su a Gemonio. Fa fatica a parlare e a muoversi, ma dagli occhi capisci che “c’è” e capisce benissimo tutto quello che dici».

 

Come si ritrova ministro del Bilancio del primo governo Berlusconi, per caso anche questa volta?

«Una sera mia figlia Hripsimé mi dice: ma papà, farai il ministro? Non sapevo nulla, lei lo aveva sentito alla tv. Il giorno dopo mi chiama il Cavaliere: “ Paglia, lo faresti il ministro”. E io, ovviamente, accetto».

(…)

 

Ma una vecchia volpe come lei che rapporto aveva con Berlusconi?

«Quando si parla del Cavaliere parliamo di una persona che sta fuori dalle categorie.  Per farvi capire di chi stiamo parlando. Mi chiamo Giancarlo Pagliarini ma per gli amici più stretti sono Mimmo. Anni dopo l’esperienza al governo mi trovavo a cena a casa di un regista e fra gli altri c’era l’ex moglie di Roberto Calderoli. La quale a un certo punto chiama proprio Berlusconi e gli dice: “Presidente, ti devo passare un vecchio amico”. Il Cavaliere appena sente la mia voce esordisce così: “Mimmo, come stai?”. Stiamo parlando di questo..».

gianni agnelli silvio berlusconi giancarlo pagliarini

 

Non sono però mancati i momenti di tensioni tra voi leghisti e i berlusconiani quando vi trovaste assieme al governo nel 1994.

«Berlusconi entrava in consiglio dei ministri e cercava di sdrammatizzare il clima con una serie di barzellette. Dopodiché passava ai sondaggi, teneva a farci sapere il trend dell’esecutivo e il suo rapporto con gli italiani. Appena il cdm iniziava si congedava: “Adesso vi lascio nelle mani di Pinuccio Tatarella e Roberto Maroni”».

 

Le vostre discussioni ruotavano anche sul calcio, grande passione di Berlusconi?

«Gli dicevo sempre: “Io sono milanista da prima di te”. E lui rideva».

 

Torniamo all’esperienza da ministro. Fu per lei un periodo difficile tra debito pubblico e dissidi con Berlusconi?

giancarlo pagliarini 7

«Il Cavaliere mi ribattezzò Tagliarini. Le racconto: in Puglia vi erano state piogge forti con danni patiti dai pescatori pugliesi. Adriana Poli Bortone, ministro pugliese del governo, aveva richiesto un aiuto a favore dei pescatori, proponendo un risarcimento per barca in funzione della stazza.  Scuoto la testa: “hanno perso due mesi di fatturato? Ok.

 

Prendiamo la dichiarazione dei redditi dello scorso anno la dividiamo per dodici e la moltiplichiamo per due. Semplice. Approccio ragionieristico ma corretto”. Ricordo in consiglio dei ministri le reazioni arrabbiate, anche da parte di alcuni di Forza Italia: “Ma sei matto, Pagliarini? Vuoi far pagare le tasse ai pescatori pugliesi? Insomma, li andava così. Successe più o meno la stessa con la società Ponte sullo Stretto».

 

Qual è la cosa più inaspettata che le è successa negli anni in Parlamento?

«Un giorno mi presento a Montecitorio alle 8 del mattino. Non si poteva entrare. Mi fermo ad aspettare. A un tratto arriva una macchina. Si ferma. Esce il Dalai Lama. Mi presento e cominciamo a parlare».

giancarlo pagliarini 6

 

Ma perché il Dalai Lama era alla Camera?

«Aveva un appuntamento con Luciano Violante. Dopo un po’ si può entrare. Saluto il Dalai Lama e vado nel mio ufficio. Dopo circa un’ora ricevo una chiamata: “La desidera il presidente Violante”. Salgo in Presidenza e ritrovo nella stanza di Violante proprio il Dalai Lama che gli aveva detto di aver parlato con me. Mi regala la Katha la sciarpa di seta bianca. Io sono lusingato ed emozionato, non so cosa fare. Allora mi tolgo il fazzoletto verde del Carroccio dalla giacca , glielo regalo e gli spiego il significato».

giancarlo pagliarini 5

 

(…)

E adesso che Roberto Vannacci rischia di prendersi la Lega?

«Vannacci è un mio collega».

 

Collega?

«Perché lui è un generale della Folgore, e io ho fatto il servizio militare nella folgore tra i paracadutisti. E l’ho fatto perché mi davano 31 mila lire al mese. Mentre ai soldati normali davano due mila lire e qualche sigaretta.

 

Ma le piace Vannacci?

«No. Però quando ne parlo lo definisco un mio collega... »

 

pagliarini

 

Che cosa vuole fare da grande il «vecchio Paglia»?

«Entro dieci anni raggiungerò l’obiettivo di una vita e l’Italia sarà una repubblica federale. Diciamo che andrà in gazzetta ufficiale il 23 aprile del 2035»

 

Perché il 23 aprile?

«È il giorno del mio compleanno».

giancarlo pagliarini 4pagliariniGiancarlo Pagliarini Giancarlo PagliariniGiancarlo Pagliarini giancarlo pagliarini 2giancarlo pagliarini 3

 

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO