MENTRE MARINO RIDE E PARLA SOLO DI FORI PEDONALI (PER FINTA), IL SUO COMUNE RISCHIA DI NON ARRIVARE A NOVEMBRE: O TROVA 800 MILIONI O TROVA IL COMMISSARIO

1. COMUNE, BILANCIO A NOVEMBRE ALTRIMENTI TUTTI A CASA - SUL CAMPIDOGLIO L'OMBRA DEL COMMISSARIO. MANCANO 800 MILIONI PER FAR QUADRARE I CONTI
Giovanna Vitale per "la Repubblica - Roma"

C'è uno spettro che, da qualche giorno, si aggira per palazzo Senatorio. Ha un nome preciso e sta seminando il terrore ai piani alti dell'amministrazione. Si chiama: commissariamento. È il destino che - alla vigilia di Natale - potrebbe toccare in sorte a Roma Capitale nell'ipotesi in cui non si riuscisse a chiudere la partita del bilancio di previsione 2013 entro il 30 novembre, data ultima - e dal governo più volte prorogata - per approvare i documenti finanziari dei comuni.

La cabina di regia, istituita per affiancare l'assessore Daniela Morgante nell'arduo compito di tappare i buchi ereditati dalla gestione precedente (circa 300 milioni) e far tornare i conti affondati dal taglio ai trasferimenti statali (altri 500), non sa più a quale santo votarsi.

Le parole del ministro dell'Economia sullo sforamento del rapporto deficit/Pil che impone di "trovare subito 1,6 miliardi per rientrare di corsa nei limiti del 3%" hanno avuto l'effetto di una doccia gelata sul sindaco Marino, convinto - almeno fino alle dichiarazioni domenicali di Fabrizio Saccomanni - di poter ottenere l'aiuto del governo per coprire la voragine aperta nelle casse capitoline. Talmente sicuro di sé da non aver previsto alcun piano B, una strategia alternativa (e indipendente dall'esecutivo nazionale) in grado di reperire risorse e mettere in sicurezza il bilancio.

"Il problema è che nessuno, né dello staff del sindaco né della giunta, ha un'interlocuzione
diretta con i livelli più alti del ministero dell'Economia", rivela un importante funzionario del Campidoglio. "Questo significa che noi, in realtà, non abbiamo mai ricevuto rassicurazioni o garanzie sul fatto che quei soldi sarebbero arrivati".

La bellezza di 800 milioni di euro che Roma Capitale contava di incassare subito cash e poi restituire comodamente a rate nei prossimi dieci anni, grazie a un secondo piano di rientro, dopo quello strappato da Alemanno nel 2008, accordato per ripianare il deficit accumulato dall'ex sindaco di centrodestra. Il quale - secondo la ragioneria capitolina - negli ultimi sei mesi di mandato, fino al giugno 2013, avrebbe non solo speso il mezzo miliardo di trasferimenti che il governo Monti aveva invece tagliato, ma anche creato debiti fuori bilancio.

Ecco perché ora la cabina di regia, e il sindaco in persona, stanno cercando disperatamente di correre ai ripari. I tecnici del Dipartimento guidato dalla Morgante lavorano notte e giorno alle simulazioni per rimodulare la spesa, tagliare i fondi agli assessorati, ritoccare tasse e tariffe. Uno schema che venerdì pomeriggio verrà portato in giunta, per un esame preliminare, e la sera stessa sottoposto ai consiglieri di maggioranza. Ma occorre far presto. Il tempo stringe. Due mesi passano in fretta.


2. CAMPIDOGLIO, SCOPPIA IL CASO MORGANTE - BELVISO A MARINO: NO AL DOPPIO INCARICO
Da www.ilmessaggero.it del 16 luglio 2013

Giudice della Corte dei Conti e assessore al Bilancio in Campidoglio: si accende la polemica su Daniela Morgante, classe 1973, entrata nella giunta di Ignazio Marino lo scorso 27 giugno. Un doppio incarico, cui corrisponde un doppio stipendio che, se non presenta aspetti di illegittimità, come certificato dalla stessa magistratura contabile, presta il fianco agli attacchi dell'opposizione.

Belviso. «Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, l'assessore capitolino al Bilancio, Daniela Morgante, farà anche il giudice contabile in Puglia. Doppio incarico e doppio stipendio pubblico, quindi. Apprendiamo così che l'assessorato di maggiore peso e maggiore delicatezza, che si troverà a gestire ben 8,5 miliardi di bilancio, sarà in realtà retto da una persona che lavorerà per la Capitale soltanto a mezzo servizio. Noi, in buona fede, speriamo che si tratti solo di uno scherzo» affermava ieri, in una nota, il capogruppo Pdl di Roma Capitale Sveva Belviso.

«Se così non fosse, però, il sindaco Marino, che asserisce di voler fare della moralizzazione il cavallo di battaglia dell'amministrazione comunale, - aggiunge - rimedi subito a questo pasticcio e spieghi al suo assessore l'enorme livello di inopportunità di una tale scelta. E la induca a scegliere uno dei due ruoli e uno dei due stipendi».

Il Campidoglio replica con un comunicato, sottolineando la legittimità del doppio incarico della Morgante: «La permanenza in ruolo alla Corte dei Conti dell'assessore Daniela Morgante, autorizzata dal Consiglio di presidenza della stessa Corte, in conformità alla normativa vigente, ha consentito in questa prima fase della consiliatura di non interrompere e non ritardare attività processuali e istruttorie tuttora in corso».

La replica. «Comprendiamo l'imbarazzo del Campidoglio. Ma certamente la magistratura contabile contiene al proprio interno le professionalità per seguire le indagini di cui è attualmente titolare l'assessore Morgante, che deve scegliere subito se occuparsi del Bilancio di Roma, impegno chiaramente totalizzante, o dedicarsi alle esigenze contabili della Puglia. Marino dimostri di avere la capacità e la forza di imporsi», replica Belviso alla nota.

Daniela Morgante è giudice della Corte dei Conti dal 2007. Già magistrato al Tar del Piemonte, nel 2004 ha fatto parte della Divisione di Supervisione finanziaria presso la sede della Banca Centrale Europea di Francoforte in qualità di esperto nazionale. Dal 2012 è componente del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

 

 

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