“MODERATO” UN PAR DI PALLE! – ALI LARIJANI, IL CAPO DEL SUPREMO CONSIGLIO PER LA SICUREZZA NAZIONALE IRANIANO, UCCISO IERI DAGLI ISRAELIANI, ERA LA MENTE DELLA REPRESSIONE BRUTALE CONTRO I MANIFESTANTI (SONO MORTE DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE) - COLLEZIONISTA DI OCCHIALI RAYBAN E POLO RALPH LAUREN, IN OCCIDENTE HANNO VISTO IN LUI UN TRAGHETTATORE “MODERATO” MA ERA FUMO NEGLI OCCHI. IN REALTÀ ERA UN FALCO: DA MINISTRO DELLA CULTURA CENSURO' IL CENSURABILE, DA CAPO DELLA TV DELLA REPUBBLICA INVENTO' UN PROGRAMMA, “IDENTITÀ”, PER PROCESSARE I POCHI RESIDUI DI LIBERTÀ NEL PAESE – DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA, ERA LUI IL VERO UOMO FORTE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA...
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
Un colpo alla mente e uno alla mano. Nella notte tra lunedì e martedì, l'esercito israeliano ha lanciato una serie di attacchi per eliminare due fra gli uomini più importanti del regime, Ali Larijani e Gholamreza Soleimani. I loro ruoli sono stati simbiotici, ma non uguali dentro alla Repubblica islamica dell'Iran.
Il primo, Larijani, era l'uomo che della macchina del regime sapeva tutto. Soleimani era invece colui che, a capo delle forze basij, i picchiatori, gli sgherri del regime, muoveva le braccia che hanno ucciso su ordine dei Guardiani della rivoluzione islamica i manifestanti che a gennaio protestavano per la crisi economica.
Larijani aveva organizzato la repressione, su richiesta della Guida suprema, Ali Khamenei. Soleimani l'ha messa in pratica. In un giorno, Israele ha eliminato la mente e la mano. Delle due, quella insostituibile è sempre la mente: Larijani, il capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale
[…] Larijani comandava davvero, si muoveva, ideava. La Guida suprema lo aveva voluto al suo fianco, vedeva in lui il metodo e l'ideologia. Dopo l'eliminazione di Khamenei, alla domanda “chi comanda a Teheran”, la risposta privata di indugi era: Ali Larijani.
[…] Il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale della guerra […] aveva sostenuto la decentralizzazione, che dà il potere ai vari centri dei Guardiani della rivoluzione di agire autonomamente da ogni provincia dell'Iran.
Aveva pensato al caos come arma da usare contro due degli eserciti più potenti del mondo, ogni sua idea nasceva da una progettazione, era materia di filosofia e di calcolo: era filosofo e matematico. Non aveva calcolato però che, nonostante fosse sopravvissuto alla sua sfilata in strada venerdì scorso, per il giorno di al Quds, gli israeliani avevano pensato di colpirlo in un luogo che lui riteneva sicuro, dove aveva chiesto di spostare gli incontri importanti.
Un regime si struttura in modo da sopravvivere ai suoi vuoti, la Repubblica islamica esiste da quarantasette anni, è un apparato difficile da far esplodere, non è legata alle persone ma alla struttura, formata però da pezzi prodotti in serie e da ingranaggi senza i quali è più difficile ripartire.
Larijani era uno di questi, per tre volte aveva tentato di diventare presidente, non ci era riuscito, serviva ad altro – fu sconfitto la prima volta da Mahmoud Ahmadinejad, diverso da lui in tutto, a cominciare dallo stile: vestiti grigi fuori moda contro le sue polo Ralph Lauren. Da ministro della Cultura represse tutto il reprimibile, usò la censura come una ruspa. Da capo della Radiotelevisione della Repubblica islamica dell'Iran (Irib) rese la propaganda un gioco feroce: inventò un programma dal titolo “Identità”, che si trasformò in un processo ai residui di progressismo dentro al paese. […]
Ali Larijani
ALI LARIJANI IN PIAZZA A TEHERAN
ali larijani
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