MORSI STRETTO NELLA MORSA DEL WEB: LA RETE HA AMPLIFICATO LA PROTESTA: NIENTE CARNE, NIENTE BENZINA, NIENTE CASE

Francesco Semprini per "la Stampa"

Non solo i cannoni dei carri armati, anche le cannoniere mediatiche del Web sono state protagoniste del colpo di mano che ha dato il via a quella che sembra la primavera di riparazione dell'Egitto.

Così come accadde all'inizio del 2011, sulle piazze virtuali di Internet, è rimbalzato l'eco delle proteste e del malcontento accumulato in 370 giorni di governo del destituito presidente Mohamed Morsi, e di gestione monocromatica da parte della Fratellanza musulmana. Dalla crisi del turismo alle code per la benzina, dalla censura islamista allo sdegno per la nomina del «ministro molestatore», la rabbia del popolo ha preso forma dando un contributo di importanza strategica al movimento anti-establishment.

Si parte dai generi di prima necessità, dalla mancanza di carne, in particolare bovina, che sta mettendo a dura prova la popolazione: «Le scorte di bestiame sono a zero, non accadeva dal 2009», è l'allarme lanciato sul sito panarabo Nuqudy da Yousef Madmouh, esperto (non allineato) del dipartimento dell'Agricoltura egiziano, secondo cui gli importatori hanno da mesi difficoltà serie ad acquistare capi all'estero.

Il motivo «è nel deprezzamento del pound egiziano rispetto al dollaro, e la perdita di potere d'acquisto a causa delle condizioni economiche nazionali». Del resto la pessima situazione in cui versa il Paese, piegato dalla peggior crisi dagli anni Trenta, è tra le cause primarie del malcontento popolare, spiega il dailynewseypt.com, secondo cui il caro-case costa, in affitti, il 35% dello stipendio medio.

Lo stesso sito ricorda come a infliggere un altro colpo all'economia sia stata la decisione audace di Morsi di supertassare l'import di prodotti cosiddetti «non essenziali», nei quali ha fatto rientrare anche generi alimentari di largo consumo, come mele, noci e gamberetti.

Le caratteristiche socio-economiche, come emergono su Internet, sono quelle di un Paese stremato: «Per fare benzina occorre stare in fila almeno due ore, ma talvolta si attende anche per cinque», grida sulla rete Saad Abdel Magid, un conducente di taxi del Cairo. Questo a causa di un crollo delle scorte «che è stato sempre puntualmente negato» dal ministro del petrolio e delle risorse, Sherif Hadarra.

Per non parlare dello sciopero delle ferrovie più lungo degli ultimi 30 anni, di cui web e social network sono stati testimoni solerti del disagio diffuso. E sul sito AllAfrica.com è rimbalzato l'allarme lanciato dal World Food Program, secondo cui il 17% dei 13,7 milioni di egiziani soffre la fame, rispetto al 14% del 2009: «Solo al Cairo gli affamati sono 3,5 milioni».

C'è poi la protesta per la museruola imposta allo stesso Internet da Morsi e dai suoi ministri, come l'oscuramento per trenta giorni di YouTube, colpevole di essersi rifiutato di «sfrattare» dal sito di condivisione video «L'innocenza dei musulmani», il controverso filmato su «Maometto peccatore». Una censura amplificata dalle dimissioni in diretta del conduttore tv Gamal AlShaer, il cui video rilanciato senza tregua su Internet è divenuto la clip ufficiale del movimento di protesta digitale anti-Morsi.

E' la risposta senza mezzi termini al presidente destituito e alla sua oratoria anti-media di oltre tre ore in diretta tv, divenuta agli occhi del popolo Internet il simbolo del bavaglio informativo della Fratellanza musulmana che chiedeva rigore e morale. «Ma solo per esigenze di propaganda», tuonano sulla rete virtuale i portavoce di «Baheya Ya Misr», gruppo a sostegno dei diritti delle donne.

Questa è la rivolta anti-Morsi del web, protagonista e ambasciatore allo stesso tempo della protesta, dalla sua genesi all'affermazione, visto che mercoledì notte anche il generale Abdel Fattah al-Sisi, leader delle Forze armate egiziane, ha affidato a Facebook il dispaccio più importante, quello della «missione compiuta».

 

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