edoardo baraldi - renzi e napolitano soldati

KING GEORGE SALUTA E SE NE VA: “MI DEDICHERO’ ALLA STORIA” – NAPOLITANO CONFESSA: “CON IL NO AL REFERENDUM HO PERSO ANCH’IO. MOLTI GLI ERRORI DEL SI, A COMINCIARE DALLA RICERCA DEI VOTI DELL’ANTIPOLITICA. EPPURE L’AVEVO DETTO A RENZI DI NON PERSONALIZZARE''…

 

Mario Ajello per ''Il Messaggero''

 

NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI

Il presidente emerito Giorgio Napolitano, nel suo studio a Palazzo Giustiniani, legge sul video le notizie sull' attentato a Berlino, e sembra molto turbato per queste vicende e per la situazione generale in cui versa l' Europa. L' ennesima fase di incertezza politica italiana s' inserisce in questo quadro.

 

Presidente, la bocciatura della riforma nel referendum costituzionale lei non la sente anche come una sconfitta personale?

 

Non mi nascondo dietro un dito. Ho creduto da lunghissimo tempo nella necessità di una revisione in punti cruciali della seconda parte della Costituzione repubblicana. Necessità che veniva da riflessioni profonde di costituenti come Piero Calamandrei e Giuseppe Dossetti. E che è stata raccolta nel corso dei decenni, almeno a partire dagli anni 80, da grandi politologi e costituzionalisti di una generazione successiva ai membri della Costituente. Faccio i nomi di Pietro Scoppola e di Leopoldo Elia. Aver visto fallire, lo scorso 4 dicembre, il terzo o quarto tentativo di riforma è certamente stata una sconfitta anche per me.

RENZI NAPOLITANORENZI NAPOLITANO

 

Il Sì ha perso perché la battaglia è stata condotta male?

 

Da quando è partita la campagna elettorale, con smisurato anticipo e procedendo per un inusitato tempo di svolgimento, c' è stata una corrente di opinione e politica che almeno apparentemente non ha negato la necessità di una revisione della seconda parte della Carta ma ne ha drasticamente criticato e rifiutato il testo di legge in cui si era concretizzata in Parlamento la riforma da molti non negata in principio.

 

Il testo però era pasticciato, non crede?

 

RENZI NAPOLITANO 1RENZI NAPOLITANO 1

Qualunque testo avessero potuto proporre studiosi rappresentativi della cultura costituzionale italiana, magari anche superando contrasti di opinione non lievi tra di loro, sarebbe dovuto passare al vaglio del Parlamento. E per ottenere una maggioranza in ambedue le Camere, era inevitabile un confronto che - in quella sede eminentemente politica - passasse non solo attraverso dissensi ma anche attraverso compromessi. E i compromessi facilmente incidono sulle formulazioni articolo per articolo e anche su punti nodali. Altrettanto facile diventa poi, fuori dal Parlamento, sviluppare critiche ed esprimere insoddisfazioni per quel che appare non ben chiaro, non ben scritto, non esente da imperfezioni ed equivoci.

 

E insomma a rovinare davvero tutto è stata la campagna elettorale?

 

renzi e napolitanorenzi e napolitano

E' partita male, innanzitutto da un preannuncio clamoroso di No che ha caratterizzato il documento firmato da 56 studiosi. Si è rapidamente innescata una contrapposizione con molti schematismi e con crescente virulenza. La personalizzazione e politicizzazione del confronto ad opera dell' allora presidente del Consiglio si è subito trovata di fronte ad una personalizzazione alla rovescia da parte delle più variegate opposizioni. Che a un obbiettivo di vittoria politica per Renzi e per il governo, opponeva l' obbiettivo di una traumatica sconfitta del presidente del Consiglio.

 

Altro errore?

 

E' stato quello di considerare la legge elettorale da approvare, e poi approvata con la sigla dell' Italicum, come strumentale rispetto ai cambiamenti voluti con la riforma costituzionale. Si sono fatti, non solo da parte mia, molti tentativi per allentare una tensione sempre più politica e sempre meno attenta al contenuto e al significato della riforma. E non sono mancati, da parte del presidente del Consiglio, riconoscimenti dell' errore compiuto e impegni a modificare l' approccio seguito. Ma tutto troppo lentamente, non in modo conseguente e troppo tardi. E considero una mia sconfitta, anche se non solo mia, non essere riusciti a far prevalere un cambiamento tempestivo ed effettivo rispetto a una linea di condotta che negli ultimi due mesi almeno della campagna referendaria ha rasentato il parossismo. Come ha dimostrato l' accanita insistenza nel motivare la riforma con l' obbiettivo di tagliare soldi e poltrone ai politici, alla casta. Ci si è illusi di guadagnare voti per il Sì con argomenti che si credeva potessero funzionare facendo concessioni all' anti-politica.

 

Già dal 10 settembre, e anche prima, lei ha consigliato moderazione a Renzi. E' così?

NAPOLITANO RENZI 
GENTILONI 
NAPOLITANO RENZI GENTILONI

 

Basta leggere i giornali. In più non sono mancati, fino a un certo punto, scambi di opinione informali con il presidente Renzi. Sul cui faticoso impegno di tre anni e sulle cui qualità non ho mai trascurato di essere positivo nel mio giudizio.

 

Renzi ha le sue responsabilità ma anche gli altri?

 

Nell' attacco concentrico che egli ha subìto dalle opposizioni per il suo modo di governare o per gli indirizzi sostenuti in vari campi da Palazzo Chigi, è risultata evidente la perdita di qualsiasi criterio di analisi obbiettiva e di qualsiasi senso della misura e della responsabilità.

 

Si riferisce anche alla sinistra del Pd?

 

Mi riferisco a tutti coloro che sono stati alla testa della battaglia per il No, a parte qualche significativa eccezione. Debbo anche dire che da un' impostazione personalizzata e aggressiva della campagna per il Sì si sono distinti, impegnandosi a fondo sul merito della riforma, molti seri ministri e parlamentari del Pd: e di ciò avrebbe dovuto tenere ben conto qualcuno nella stessa minoranza interna di quel partito. Le anomalie di questo confronto sulla riforma in vista del referendum sono state clamorose, se si pensa ad appoggi di forze del centrodestra prima dati anche nel voto parlamentare e poi ritirati. Insomma, al di là del fatto in sé positivo della partecipazione popolare del 4 dicembre e della massima attenzione da dare ad ogni malessere espressosi nel No, è stata una gran brutta storia.

BERSANI E MAURIZIO MARTINA ALLA FESTA DELL UNITABERSANI E MAURIZIO MARTINA ALLA FESTA DELL UNITA

 

Lei però si è impegnato fortemente in questa battaglia. A che titolo?

 

Mi sono tenuto fuori dallo scontro politico e dai confronti faccia a faccia tra il Sì e il No. Mi sono impegnato soprattutto sulla scelta di fondo, a cominciare dalla necessità del superamento del bicameralismo paritario. E me ne sono occupato in continuità e in doverosa coerenza con l' impegno da me enunciato e sostenuto in tal senso da presidente della Repubblica.

 

Cioè per un fatto di coerenza personale e istituzionale?

 

CIAMPI SCALFARO COSSIGA E NAPOLITANO CIAMPI SCALFARO COSSIGA E NAPOLITANO

Le rispondo con un' altra domanda: è stato forse improprio, da presidente della Repubblica sollecitare una revisione in quel senso? Ci mancherebbe che il Capo dello Stato - come fece categoricamente il presidente eletto Scalfaro nel 1992 - non avesse il compito e il dovere di indicare esigenze di rinnovamento della Costituzione, al fine di rafforzarne la vitalità e l' efficacia. Ho sostenuto, da senatore di diritto e a vita, la legge approvata dal Parlamento nell' aprile 2016 con le sue luci e le sue ombre, per richiamare il giudizio di uno studioso autorevole. L' ho sostenuta perché, al di là di quelle ombre, la sua approvazione anche in sede referendaria avrebbe permesso alle nostre istituzioni di realizzare grandi passi avanti, liberandoci da storiche debolezze del nostro ordinamento.

 

E adesso, non c' è più speranza per una riforma?

AULA SENATOAULA SENATO

 

Si vedranno presto riprodursi i gravi vizi di determinate formulazioni della seconda parte della Carta - di cui erano già consapevoli costituenti di primissimo piano - che hanno in particolare congiurato ai danni della funzionalità e del prestigio del Parlamento. In quanto a prospettive ulteriori di riforma costituzionale, vedremo a quali iniziative riterrà di cooperare il nuovo governo, oltre il fondamentale impegno a rivedere l' Italicum e ad armonizzare la legislazione elettorale nel suo complesso. E vedremo anche che fine faranno annunci rassicuranti sulla possibilità, dopo la sconfitta del Sì, di una riforma in tre articoli approvabile in sei mesi.

 

gentiloni montecitoriogentiloni montecitorio

Lei ha appena accennato a possibili iniziative di riforma costituzionale da parte del governo Gentiloni. Ma questo esecutivo non dovrebbe concentrarsi sulla legge elettorale e poi si vota?

 

Le vicende del governo e della quotidiana dialettica e manovra politica intendo seguirle con sempre maggiore distacco sulla base dell' esperienza compiuta in rapporto al problema della riforma costituzionale. Conto di dedicarmi piuttosto, a testimonianze e a riflessioni di carattere storico e culturale.

 

 

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