1. NAPOLITANO STA PER CEDERE ALLE SUPPLICHE DI BERSANI, BERLUSCONI, MONTI A RESTARE 2. E POI NOMINA GIULIANO AMATO A PALAZZO CHIGI PER TRAGHETTARE IL PAESE AL VOTO 3. C'È CHI VEDE UN PREMIER SUPER PARTES, SEMPRE INDICATO DA RE GIORGIO (CASSESE?)

1. BERSANI E BERLUSCONI DA NAPOLITANO
 - QUINTO VOTO: SEL SCEGLIE RODOTÀ, IL PDL NON C'È
Corriere.it

Mentre al Quirinale il presidente Napolitano ha incontrato separatamente il segretario del Pd Bersani e il leader del Pdl Berlusconi, sembra destinata all'ennesima fumata nera la quinta votazione per l'elezione del presidente della Repubblica. Nell'incontro tra Napolitano e Bersani «si sono passate in rassegna tutte le ipotesi», riferiscono fonti del Quirinale. La quinta votazione è stata aperta poco dopo le 10 alla Camera dalla presidente Laura Boldrini, che ha ricordato come sia sufficiente la maggioranza assoluta dei voti (metà più uno). Pd, Scelta Civica e Lega votano scheda bianca, il Pdl non partecipa allo scrutinio. I parlamentari di Sel hanno confermato la decisione di votare Stefano Rodotà, così come i 5 Stelle, compatti sin dalla prima votazione sul nome del proprio candidato.

MONTI - Mario Monti ha tenuto una conferenza stampa per spiegare l'orientamento di Scelta Civica: votare scheda bianca per favorire un rasserenamento del clima, mantenendo la volontà di far convergere su Anna Maria Cancellieri (che venerdì ha ottenuto 78 voti, 9 in più di quelli dei deputati e senatori montiani) la scelta degli altri partiti. «Scelta Civica stamane ha votato scheda bianca proprio per sottolineare che la Cancellieri non è il nostro candidato, è la nostra proposta per tutti e speriamo che questo turno di scheda bianca aiuti tutti i partiti a vederla come una personalità che potrebbe diventare una scelta loro. Dalla rete emerge quello che emerge dal Paese che ha disperato bisogno di una vera e profonda cultura della legalità, del senso e del rispetto delle regole: Cancellieri ha passato la sua vita a fare questo».

E sull'ipotesi di un Napolitano-bis il premier uscente è netto: «Siamo fermi, anche dagli ultimi contatti avuti, alla sua ripetuta dichiarazione di non disponibilità a una nuova candidatura». Alle 12 il premier uscente, che venerdì ha incontrato Berlusconi, avrà un colloquio con Bersani.

NAPOLITANO - Il frenetico lavoro dei partiti, in particolare Pd e Pdl, è quello di trovare la quadra su un nome condiviso. Che potrebbe non essere un "nuovo": secondo l'agenzia Agi, che cita fonti parlamentari, il Partito Democratico si starebbe orientando a chiedere all'attuale presidente Giorgio Napolitano - già interpellato da Berlusconi - la disponibilità per un nuovo mandato. Ma i tempi sono strettissimi e Napolitano è stato chiaro sulla volontà di non ricandidarsi. «Non mi pare esista questa ipotesi perché è stata esclusa con nettezza dallo stesso presidente» ha commentato il leader di Sel Nichi Vendola.

PDL - Nel Pdl, dopo una nuova notte di trattative e contatti, soprattutto con i montiani, Berlusconi ha suggerito ai suoi di restare fuori dall'Aula al quinto scrutinio. Oltre alla Cancellieri (una carta che molti considerano solo un modo per prendere tempo), tra le ipotesi dei parlamentari del Pdl è rispuntato Giuliano Amato, mentre sarebbero in ribasso le quotazioni di Massimo D'Alema. C'è anche chi vede possibile solo una convergenza su un candidato super partes, indicato da Napolitano.

Per ora, quindi, avrebbe spiegato Berlusconi ai suoi, la linea non cambia: senza un candidato idoneo per un governo condiviso, non parteciperemo alla votazione. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, ritira fuori il nome di Marini, che aveva preso 521 voti (contro i 395 di Prodi): «Lo ripresentino e noi lo rivotiamo - ha detto al Mattino -. Il Pd, che ha sempre voluto insegnarci la superiorità morale, ha trasformato questa elezione in un congresso di partito, dilaniandosi tra correnti».

LEGA - L'ipotesi Napolitano non dispiace alla Lega. Luca Zaia, presidente leghista del Veneto, spiega: «Stamattina voteremo scheda bianca. Il Pd è risultato inaffidabile, prima con Marini e poi con Prodi. Si deve valutare l'ipotesi di un candidato condiviso e perché no anche Napolitano. Siamo alla quinta votazione e lo spettacolo che stiamo dando ai cittadini è indegna. Pensiamo alla candidatura condivisa e poi subito governo. Smettiamola con il gioco dei nomi perché stiamo facendo una pessima figura anche a livello internazionale».

Anche da Scelta Civica non ci sarebbero difficoltà sul nome di Napolitano, viene spiegato da fonti interne. Contrari invece i 5 Stelle: «Sarebbe dare continuità al nulla: l'Italia ha bisogno di un cambio di passo» spiega Sebastiano Barbanti.

PD - Tra i parlamentari del Pd la sensazione di disagio e l'amarezza sono palesi e Matteo Renzi definisce «inevitabili e sagge» le dimissioni di Bersani. I giovani eletti con le primarie, che hanno votato Romano Prodi alla quarta votazione, si sono autoconvocati per il pomeriggio alla Camera in Sala Berlinguer.

«La vera questione è ora fare chiarezza fino in fondo e decidere se si sceglie un presidente espressione del centrosinistra ma largamente condiviso o se invece si preferisce inseguire il Movimento 5 stelle - è il duro commento del leader dell'area popolare-democratica del Pd, Beppe Fioroni -. Serve una decisione vera e consapevole che deve assolutamente e immediatamente coinvolgere gli organismi del Pd. Non è pensabile che scelte così vitali siano assunte dai soliti noti».

E Matteo Renzi su Facebook: «Spero che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di venerdì. Seguo con preoccupazione ciò che sta accadendo a Roma, sperando che il voto dei grandi elettori dia al Paese un presidente della Repubblica autorevole».

2. E BERLUSCONI: PRESIDENTE, ORA CI AIUTI LEI
Francesco Verderami per Corriere della Sera

Gliel'ha richiesto ieri, quasi supplicandolo, «si faccia ricandidare, presidente». E dinnanzi al fermo e definitivo no di Napolitano, Berlusconi si è sfogato: «Allora ci aiuti a trovare una soluzione».

Quella del Cavaliere non è stata una richiesta, ma un accorato appello al capo dello Stato: «Non sappiamo più con chi parlare nel Pd. Non posso fare sei riunioni con sei persone diverse, le chiedo di fare per quanto possibile da mediatore con tutti questi interlocutori».

Il crollo dei Democratici consegna di rimbalzo il gioco del Quirinale nelle mani di Berlusconi. Ma c'è un motivo se invece di esultare il leader del Pdl si fa prudente, se si appella a Napolitano come estremo negoziatore per trovare una soluzione alla crisi provocata da quello che è stato il suo partito.

La faida nel centrosinistra che per quindici anni ha visto come protagonisti Prodi, D'Alema e Marini, in due giorni è stata consumata sul terreno delle istituzioni, fino al punto quasi di annientarle. Dinnanzi a un simile spettacolo, nemmeno Berlusconi può esultare, infatti non lo fa, consapevole che le macerie potrebbero travolgerlo.

Dopo la disfatta di Prodi - a cui ha assistito da spettatore - il capo del centrodestra ha chiaro che un Pd, ormai senza più guida, si trova davanti a un bivio nella corsa per il Colle: accucciarsi sulle ginocchia di Grillo, votando Rodotà, o tornare a trattare per una soluzione condivisa. La scelta avrebbe implicazioni non solo politiche ma di sistema, un'onda d'urto che colpirebbe anche il Cavaliere, convinto comunque che - in un caso o nell'altro - i Democratici sarebbero destinati a spaccarsi.

Ecco perché si è rivolto a Napolitano, l'arbitro a cui - in una condizione di estrema emergenza - viene di fatto chiesto di giocare, di esercitare un ruolo, di trovare un successore a se stesso che sia poi votato da un Parlamento ridotto a enclave bosniaca dal Pd.

È una navigazione terribile, ai confini ed oltre le colonne d'Ercole della Costituzione, una rotta segnata in un mare ignoto: si partirebbe con la convocazione dei gruppi che hanno collaborato con i loro «saggi» alla stesura dei documenti sulle riforme economiche e istituzionali, così da precostituire un percorso condiviso. E da lì arrivare all'individuazione di una personalità da eleggere alla presidenza della Repubblica.

È una zattera a cui aggrapparsi, «e dove non ci sarà posto per i deboli di cuore», diceva Casini ieri pomeriggio prevedendo il fallimento della candidatura di Prodi. Un'impresa improba per lo stesso Napolitano, aggravata dal fatto che - come racconta il centrista Dellai - «tocca a noi di Scelta civica fare da mediatori tra Pd e Pdl, visto che i due partiti non si parlano più direttamente». Inseguiti per strada e sul web, i Democratici sono terrorizzati dalle reazioni della base del partito, che trasforma persino una foto d'Aula tra Bersani e Alfano in «inciucio».

Visto il clima, Berlusconi ha chiesto il soccorso di Napolitano. Non ci sono più rose da sfogliare, candidati da votare, suggerimenti da dare: «Anche perché - dice il Cavaliere - qualsiasi nome noi facessimo, verrebbe sotterrato a scrutinio segreto». Semplicemente il Pd non regge più niente: non reggerebbe l'indicazione per D'Alema - che insieme ad altri ha lasciato le impronte nell'agguato a Prodi - figurarsi quella per Amato.

I centristi stanno cercando di aprire un varco nel Pd per la Cancellieri, sebbene Berlusconi sia scettico: «Ci vuole un presidente della Repubblica capace di gestire una situazione così complessa».

Non era mai accaduto che l'opposizione riuscisse ad espugnare la gestione della trattativa per il Colle. Le ragioni sono evidenti, e l'ex segretario della Cgil Epifani le riassume in una sorta di epitaffio per il Pd: «Siamo diventati inaffidabili per Scelta civica, siamo diventati inaffidabili per M5S, siamo diventati inaffidabili per il Pdl. Siamo diventati inaffidabili per noi stessi»...

 

 

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