joe biden vladimir putin volodymyr zelensky

"CONFLITTO SENZA FINE: IL PRIMO NATALE DI GUERRA IN UCRAINA NON PROMETTE DI ESSERE L'ULTIMO" – LUCIO CARACCIOLO: "L’ATTESA DELLA PACE SARA’ LUNGA. CHI PUO' FERMARE IL CONFLITTO? IN TEORIA, GLI STATI UNITI. MA LE PROBABILITÀ CHE WASHINGTON S'IMPEGNI A QUESTO SCOPO SONO SCARSE. VISTA DALL'AMERICA, QUESTA È UNA GUERRA PER PROCURA CHE SERVE A INDEBOLIRE, FORSE AD ANNIENTARE, IL NEMICO RUSSO, A SPEZZARE LE INTIMITÀ EURO(TEDESCO)-RUSSE, A PRIVARE LA CINA DEL SUO UNICO STRUMENTALE PARTNER NELLA PARTITA DEL SECOLO PER IL PRIMATO PLANETARIO..."

Lucio Caracciolo per la Stampa

 

biden e zelensky alla casa bianca

Il primo Natale di guerra in Ucraina non promette di essere l'ultimo. Senza ammetterlo apertamente, sembra che tutti si siano rassegnati all'idea che la guerra continuerà fino a che uno dei due contendenti non getterà la spugna. Vista la tempra delle parti in causa, l'attesa sarà lunga. E alla fine il "vincitore" potrebbe trovarsi in condizioni perfino peggiori del "perdente". Perché uno scontro all'ultimo o al penultimo sangue nega l'essenza stessa della guerra: leva estrema per raggiungere una pace migliore di quella precedente all'inizio delle ostilità.

 

Questo genere di guerra "infinibile" non prosegue la politica con altri mezzi, la esclude.

Esempio di perfetta irrazionalità.

 

biden e zelensky alla casa bianca

Quando il capo delle Forze armate americane, generale Mark Milley, stabilisce che "forse questa guerra non è vincibile per via militare", esprime tale consapevolezza. Continuando così perderanno - perderemo - tutti. Gli americani meno di tutti. Gli europei più degli americani. Ucraini e russi molto ma molto più di americani ed europei. Sotto il profilo strategico, la Russia ha perso nel momento stesso in cui ha aggredito l'Ucraina. Per quanto possa apparire incredibile, Putin contava di risolvere la partita in pochi giorni, con un colpo di Stato che vendicasse l'onta del 2014 e gli evitasse il disonore di passare alla storia patria come l'imperatore che perse Kiev. La sua doveva essere effettivamente una "operazione militare speciale".

 

zelensky biden alla casa bianca

Solo ieri a Putin è scappato per la prima volta che la Russia è in guerra. Dovesse anche conquistare tre quarti d'Ucraina - ipotesi improbabile e costosissima sotto ogni profilo - per lasciarne avanzi a Polonia e Ungheria, come potrebbe gestire un territorio ostile e devastato? Quale che sarà la frontiera fra Russia e Ucraina alla fine provvisoria delle ostilità, il declassamento della Federazione Russa sulla scena mondiale è già un fatto. Nessuno può più considerare l'Armata Russa una gloriosa macchina da guerra, visto il grado di inefficienza e corruzione esibito alla prova del fuoco. Restano le seimila bombe atomiche, certo. Ma il loro impiego potrebbe coincidere con la fine della Russia. E del mondo.

 

Nel medio periodo lo scenario si presenta per Mosca particolarmente triste. In tre punti.

Primo: La Nato si schiererà di fatto o anche di nome a poche centinaia di chilometri dalle mura del Cremlino.

VLADIMIR PUTIN JOE BIDEN - ILLUSTRAZIONE TPI

 

La sua ala orientale, dalla Scandinavia alla Romania via Polonia, fieramente antirussa, sarà armata fino ai denti da americani e britannici, ma anche da europei storicamente filorussi, italiani compresi. Le basi americane in Europa slitteranno ancor più a ridosso della Federazione Russa. Pochissimi minuti separeranno i missili atlantici da Mosca.

 

Secondo: la Cina ha scoperto che la Russia è inaffidabile e non rappresenta più una carta importante da giocare nella sfida con l'America. Semmai il contrario. In ogni caso, la penetrazione di Pechino nell'Asia centrale ex sovietica sarà più agevole. Terzo: la perdita dell'interdipendenza non solo energetica con la Germania, difficilmente recuperabile, priva Mosca del riferimento principale in Europa. Per tacere di Francia e Italia. Se Putin resta al potere è solo perché l'"operazione speciale" si è trasformata in guerra di sopravvivenza.

PUTIN BIDEN

 

Motivo di più, secondo il signore del Cremlino, per farla durare il più a lungo possibile. Ma forse qualcuno a Mosca stabilirà che per vivere la Federazione Russa necessita di un altro presidente.

 

Quanto all'Ucraina, anche se dovesse riconquistare tutti i territori persi dal 2014 - ipotesi molto improbabile secondo gli americani - sarà un territorio devastato. Difficile credere che gli occidentali manterranno la promessa di ricostruire il paese invaso e destrutturato dai russi, mentre è evidente che le risorse domestiche non sono sufficienti a tenerlo decentemente in piedi.

 

putin zelensky biden

Tutto ciò al netto degli scontri di potere fra oligarchi e capimafia vari, finora sedati dalla priorità di respingere l'aggressore, ma con il cui ritorno di fiamma dovremo fare i conti. Sotto la cenere se ne scorgono alcuni segni. Chi può fermare la guerra? In teoria, gli Stati Uniti. In pratica, le probabilità che Washington s' impegni davvero a questo scopo sono scarse. Vista dall'America, questa è una guerra per procura che serve a indebolire, forse ad annientare, il nemico russo, a spezzare le intimità euro(tedesco)-russe, a privare la Cina del suo unico strumentale partner nella partita del secolo per il primato planetario. Quando nel 1991 scoppiarono le guerre jugoslave, il ministro degli Esteri lussemburghese, Jacques Poos, annunciò: "Questa è l'ora dell'Europa!".

 

LUCIO CARACCIOLO -

Poos è morto cinque giorni prima che i carri di Putin si lanciassero verso Kiev, per impantanarsi. Supponiamo che non avrebbe rinnovato il proclama. E temiamo che una guerra jugoslava al cubo sia lo scenario meno improbabile per il conflitto in corso. Forse il migliore. Almeno finché le principali forze in campo ritroveranno il coraggio di osare non di risolvere la diatriba fra impero russo e nazione ucraina - impossibile - ma di provare a sedarla con le armi della diplomazia prima segreta poi aperta. Ci sono conflitti che si possono risolvere e conflitti che si debbono gestire perché irresolubili. Provare a risolvere conflitti solo gestibili significa prolungarli all'infinito. Rinunciare a gestirli è irresponsabile.

vladimir putin joe biden ginevra putin bidenvladimir putin joe biden ginevra 2021

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…