TE NE VAI O NO? - (QUASI) TUTTA L’ITALIA NON VEDE L’ORA CHE INGROIA PRENDA QUEL BENEDETTO AEREO PER IL GUATEMALA - “PURGHE” PRONTE PER CHI RESTA: IL CAPO DELL’UFFICIO MESSINEO “AL CENTRO DELLE ATTENZIONI DI NAPOLITANO” PUO’ SCORDARSI LA NOMINA A PROCURATORE CAPO - “PIZZINI” A MOROSINI: IL SEGRETARIO NAZIONALE DI MD (CORRENTE IPERCRITICA COL “SUO” ISCRITTO INGROIA) SARA’ IL GUP DELL’INCHIESTA SULLA TRATTATIVA…

Da "Il Foglio"

L'autunno porta nuvole nere, la scampagnata è finita. Forse. E' certo però che dopo il duro richiamo dell'Associazione nazionale magistrati, comincia a farsi sentire anche la voce, altrettanto ferma, del Consiglio superiore. Quando Michele Vietti, vicepresidente del Csm, dice che bisogna "uscire dalla psicosi degli attacchi ed entrare nell'ottica del servizio al cittadino", vuole probabilmente dire che è ora di mettersi al lavoro e di rinunciare a qualcuna delle oceaniche adunate che, un po' dappertutto, accolgono l'ubiquo Antonio Ingroia.

Pronto ad asserragliarsi sotto il fuoco di fila di attacchi che si va puntualmente a cercare col lanternino, parlando parlando parlando, fino a quando qualcuno non si accorge che ne ha detta un'altra delle sue. Vietti lo invita alla "imparzialità" e alla moderazione e il procuratore aggiunto di Palermo coglie l'occasione per paragonarsi, ancora una volta, a Falcone e Borsellino. Andrà via dall'Italia tra il 15 e il 30 ottobre, Ingroia.

Andrà a servire la causa della giustizia in Guatemala, proprio mentre i suoi colleghi dovranno affrontare da soli un processo - quello sulla trattativa fra mafia e stato - che lui ha fortemente voluto: e pure Armando Spataro, toga rossa per antonomasia, osserva che sarebbe stato logico che l'eventuale dibattimento se lo facesse lui.

Ma niente, Ingroia non se ne dà per inteso e fino al giorno della partenza ha l'agenda fitta di impegni in varie parti del mondo: è praticamente impossibile impedirgli di comparire continuamente in tv, di rilasciare interviste alla radio, di intervenire sul Web, a convegni e congressi di ogni tipo, però a Palazzo dei Marescialli si consolano pensando che non c'è un suo clone, a Palermo e in Italia, e dunque se la ricreazione non è finita, sta per finire.

La normalizzazione è dietro l'angolo, paventano i pochi pm ancora convinti di essere dentro il fortino assediato da chissà quali poteri occulti, e in realtà abbandonati e criticati principalmente dai loro colleghi, stufi di un'attenzione mediatica che è controproducente non solo per la procura di Palermo ma per l'intera magistratura.

E a chi parla di normalizzazione incombente c'è chi è pronto a rispondere che di normale c'è stato ben poco, finora: perché l'ordinamento giudiziario vieta ai magistrati di parlare dei processi di cui sono titolari e Ingroia pubblicizza e propaganda la sua indagine per ogni dove, davanti a folle osannanti. Mettendo in seria difficoltà il segretario nazionale di Magistratura democratica, Piergiorgio Morosini.

Non tanto perché la corrente di sinistra dei giudici è la più critica nei confronti del pm palermitano, che ne fa parte, ma anche perché Morosini stesso sarà il gup che dovrà decidere se l'inchiesta delle inchieste merita di sfociare in un processo o se è un flop. E con questo clima da corrida, tra agende rosse, firme di solidarietà a migliaia e popolo del

Fatto pronti a scatenarsi, ci vorranno le spalle larghe che Morosini sicuramente ha, per fare il lavoro del giudice che applica scrupolosamente la legge, ignorando la piazza.

Il Csm si sveglia timidamente e ora potrebbe pagare dazio il capo dell'ufficio, Francesco Messineo: tra qualche giorno si dovrà decidere chi, fra lui e Roberto Scarpinato, dovrà essere nominato procuratore generale di Palermo. Ma Scarpinato è incappato nell'apertura di una pratica, voluta da un consigliere laico del Csm, per avere fatto un intervento sui rappresentanti delle istituzioni indegni di partecipare alle commemorazioni di Paolo Borsellino. Messineo è al centro delle attenzioni di Giorgio Napolitano per la campagna di veleni che la procura di Palermo e il Fatto gli hanno scatenato contro.

Probabile allora il ritorno della pratica in commissione e che il posto venga assegnato a uno tra Santi Consolo e Guido Lo Forte. Rimarrà il problema di lasciare la conduzione della sempre più disastrata procura a Messineo, per altri due anni. Così come si porrà la questione di sostituire non uno ma due procuratori aggiunti, perché anche Ignazio De Francisci, pupillo di Giovanni Falcone, ex giudice istruttore del pool antimafia, è pronto a trasferirsi di piano, andando anche lui in procura generale.

Ufficio-chiave, questo, per le questioni disciplinari e per la vigilanza sui magistrati della requirente dell'intero distretto. Ma anche ufficio acefalo da circa un anno, da quando Luigi Croce andò in pensione: lo guida, come "facente funzioni", il magistrato più anziano in servizio, l'ex procuratore militare Salvatore Messina, affiancato da Carmelo Carrara. Gestione buona solo per l'ordinaria amministrazione, lontana mille miglia dall'idea di andare a infilarsi nella peste delle polemiche e degli scontri istituzionali che, in questi ultimi mesi, hanno finito per squinternare di riflesso anche la stessa procura palermitana.

 

 

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