mario draghi andrea orlando

“ME NE VADO, MI DIMETTO”. IL RETROSCENA SULLO SCAZZO TRA ORLANDO E DRAGHI SULLA PROROGA DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI - SUPERMARIO HA LASCIATO, NON CERTO A CASO, DUE MINISTERI SCOTTANTI COME QUELLO DEL LAVORO E DELLA SALUTE IN MANO AI DUE ESPONENTI DE' SINISTRA: VUOLE CHE SI PRENDANO LA RESPONSABILITÀ DI FARE DA PARAFULMINE CON I SINDACATI E IL PUBBLICO IMPIEGO... 

Claudio Antonelli per "la Verità"

 

MARIO DRAGHI ANDREA ORLANDO

Strano blitz quello di Andrea Orlando sul prolungamento del blocco dei licenziamenti. Effettuato in cdm ma annunciato in chiaro durante la conferenza stampa indetta proprio al termine del Consiglio.

 

Il risultato è in ogni caso che il decreto Sostegni bis non ha ancora visto la luce. Forse oggi finirà in Gazzetta e dentro conterrà una norma dei licenziamenti che non sarà né soft né hard come avrebbe voluto il ministro. Si è infatti cercato un punto di caduta mediano che garantisca a tutti gli attori politici della partita di non perdere la faccia.

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI ANDREA ORLANDO

Vale per il medesimo Orlando, ma anche per la Lega e Confindustria che hanno denunciato il «blitz». Per essere più precisi, la sinistra avrebbe giocato con grande astuzia inserendo all' ultimo (cioè nel corso del pre Consiglio dei ministri) un inasprimento del blocco dei licenziamenti a fronte di un miglioramento delle condizioni di accesso alla cassa integrazione.

 

L' accordo trasversale avrebbe infatti previsto ripartenza delle norme pre Covid dal primo luglio per le grandi aziende e a fine settembre per tutte le altri. Il ministro avrebbe invece portato un nuovo pacchetto con una proroga al 28 agosto per le prime e addirittura al 31 dicembre per le seconde.

 

mario draghi federico dinca andrea orlando

Nel corso della conferenza stampa Orlando cita solo la data del 28 agosto. Nulla sul resto. Così come viene omesso qualunque altro dettaglio. In realtà di rilievo. Se la mozione Orlando si fosse consumata, probabilmente, per le aziende che non hanno utilizzato tutte le 13 settimane di cassa Covid sarebbe bastato un giorno in più di cassa tra l' entrata in vigore del decreto e la fine di giugno per vedere slittare il blocco in automatico fino a fine agosto. Per giunta senza che lo Stato potesse coprire tutto il periodo con gli ammortizzatori. Non solo. La fregatura peggiore sarebbe per le aziende che non hanno chiesto la cassa pandemica ma quella ordinaria.

andrea orlando

 

Qui Orlando avrebbe voluto una estensione paro paro fino al termine del 2021. Utilizziamo il condizionale, perché a quanto risulta alla Verità il testo del Sostegni bis arriverà quasi sicuramente in Gazzetta tra stasera e domani. E conterrà una versione definitiva in grado di scontentare sia la sinistra sia il centrodestra. È chiaro che il premier Mario Draghi si sia astutamente girato dall' altra parte quando Orlando ha fatto la sua mossa. Perché prendersi direttamente gli strali di Confindustria o quelli dei sindacati se si può usare un ministro iperpolitico come Orlando per scaricare a terra le tensioni? In fondo la scelta di lasciare due ministeri scottanti come quello del Lavoro e della Salute in mano ai due estremi di sinistra non può essere casuale.

 

Draghi sa bene che la sinistra si deve prendere la responsabilità di fare da parafulmine con i sindacati e con il pubblico impiego. Così quando potremo leggere il testo definitivo del decreto scopriremo quale sarà il punto di caduta. In nessun caso dovrebbe comparire la data del 31 dicembre e forse resterà quella del 28 agosto ma scritta in maniera più chiara e senza pericolosi effetti distorsivi. Estendere il blocco dei licenziamenti a fronte dell' utilizzo della cassa integrazione ordinaria non farebbe altro che gettare nel caos le imprese producendo incertezza. Per di più, molte aziende utilizzano la cassa integrazione a periodi alternati. Il rischio sarebbe quello di avere il blocco dei licenziamenti a intermittenza ovvero solo nei periodi in cui la proprietà chiede la cassa integrazione.

MARIO DRAGHI

Con un paradosso aggiuntivo.

Le aziende chiedono la Cigs per evitare i licenziamenti.

 

Pertanto, sarebbe assurdo penalizzare le imprese che vanno verso questa direzione.

Modifiche dunque più che mai opportune e delle quali anche i vertici dei partiti di maggioranza risultano al corrente. Tant' è che ieri Enrico Letta ha difeso Orlando nel complesso politico, ma senza entrare nei dettagli. «Sulla questione cruciale del blocco licenziamenti e della Cig ho letto critiche superficiali e ingenerose nei confronti del ministro Orlando, che lavora, su tema delicato per milioni di italiani, con tutto il nostro sostegno e apprezzamento», ha dichiarato il segretario del Pd.

 

Leu ovviamente va in scia.

In serata è intervenuto Palazzo Chigi facendo sapere che «all' esito di un percorso di approfondimento tecnico svolto sulla base delle proposte avanzate dal ministro Orlando in cdm che prevedono un insieme più complessivo di misure, è stata definita una proposta che mantiene la possibilità di utilizzare la cassa ordinaria, anche dal primo di luglio, senza pagare addizionali impegnandosi a non licenziare».

enrico letta a in mezzora in piu 2

 

La nota da un lato prende la distanze dal titolare del Lavoro e dall' altro omette che Draghi era a un metro di distanza quando Orlando annunciava, in conferenza stampa, le sue proposte come già approvate.

 

Il Pd un minuto dopo la diffusione della nota è tornato sulla questione celebrando la vittoria di Orlando ma omettendo le ultime righe del comunicato. «Nell' ambito di questo percorso resta aperto», si legge, «il confronto con le parti sociali».

 

Come dire, i sindacati non saranno contenti delle ultime novità. Mentre noi scopriremo solo quanto Orlando dovrà perdere la faccia. Frutto di un sapiente e sornione gioco di contrappesi che Draghi sembra maneggiare con crescente abilità. Se non fosse che nel frattempo le aziende chiedono certezze e rispetto. Che dovrebbe essere sacrosanto, visto che queste sono le uniche a generare Pil.

MARIO DRAGHI 1

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...