fazzolari meloni mattarella

“NESSUNO PUÒ VIVERE DI RENDITA” - GIORGIA MELONI APRE CON UN REPULISTI (BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’) LA LUNGA MARCIA VERSO LE POLITICHE CON L’OBIETTIVO DI NON AVERE "ZAVORRE GIUDIZIARIE" NEL GOVERNO – NEL MIRINO FINISCONO ANCHE GLI EQUILIBRI INTERNI AL PARTITO. LA CAMPAGNA REFERENDARIA GIUDICATA “CONFUSIONARIA” METTE SULLA GRATICOLA ANCHE IL RESPONSABILE ORGANIZZAZIONE GIOVANNI DONZELLI (C'È CHI IMMAGINA UN AVVICENDAMENTO CON ARIANNA MELONI O UN RITORNO AL DOPPIO MANDATO DA PARTE DEL MINISTRO LOLLOBRIGIDA) – I CONTATTI CON IL COLLE (CHE PER ORA NON ENTRA IN PARTITA) E L’IPOTESI DI VOTO ANTICIPATO VAGLIATA A PALAZZO CHIGI. MA C’E’ IL RISCHIO DI UN GOVERNO TECNICO PER GESTIRE LA FASE ELETTORALE E POST ELETTORALE, CHE POTREBBE ANCHE DURARE A LUNGO...

Estratti da repubblica.it

 

(…) Meloni non può escludere nulla.

 

Neanche l'azzardo del voto anticipato, per ora solo una tentazione. Ventiquattro ore prima dal referendum, nel corso di alcune riunioni a Palazzo Chigi, sarebbero state vagliate tutte le opzioni in caso di vittoria del No, alla presenza di Fazzolari e di altri consiglieri.

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

 

In quella sede sarebbe stata indicata la possibilità di anticipare gli avversari, privi per ora di un candidato premier unitario, con nuove elezioni in primavera.

 

Un modo per contenere l'emorragia sul fronte del consenso, visto l'anno complesso che attende l'esecutivo.

 

La controindicazione, almeno secondo i meloniani, sarebbe essenzialmente una: la nascita di un esecutivo guidato da un tecnico per gestire la fase elettorale e post elettorale, che potrebbe anche durare a lungo.

 

 

IL RADAR DEL QUIRINALE

Concetto Vecchio per La Repubblica - Estratti

 

MELONI - FAZZOLARI - GIORGETTI - FITTO - MATTARELLA

La giornata di Sergio Mattarella è trascorsa tra la cerimonia alle Fosse Ardeatine, la mattina, e la visita del ministro degli Affari esteri dell'Uruguay, Mario Lubetkin, nel pomeriggio, mentre nei palazzi romani s'inseguivano le voci delle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto della giustizia, Giusi Bartolozzi, entrambi indagati.

 

Cosa poi avvenuta. E alle otto di sera, Giorgia Meloni ha preteso anche quelle della ministra al Turismo Daniela Santanchè, gravata da tre inchieste.

 

Al Quirinale osservano tutto, ma nessuno di questi passaggi al momento li interpella. Solo se Santanchè cedesse, e la premier si presentasse al cospetto di Mattarella con il nome di un sostituto, allora il capo dello Stato entrerebbe in partita. Anche, nel caso limite, di una resistenza al diktat la questione resterebbe comunque un affare del governo.

GIORGIA MELONI GIOVANNI DONZELLI

 

C'è, in proposito, un unico precedente, quello di Filippo Mancuso, ministro della giustizia nel governo Dini, nel 1995. Fu cacciato grazie a una mozione di sfiducia votata dalla maggioranza, dopo che aveva inviato gli ispettori al Tribunale di Milano, con il presidente Scalfaro e il premier Dini che si schierarono con i magistrati. Ieri si sono rincorse voci di contatti telefonici tra Meloni e Mattarella. Nessuna conferma. Ma è probabile che la premier abbia informato il capo dello Stato, per cortesia istituzionale, del suo repulisti.

 

(…)

 

LA PREMIER E I CONTATTI CON IL COLLE POI L'ORDINE AL PARTITO: ORA PULIZIA

Federico Capurso, Francesco Malfetano per La Stampa - Estratti

 

meloni fazzolari

«Nessuno può vivere di rendita». La frase rimbalza in poche ore da Palazzo Chigi a via della Scrofa, attraversa via Arenula e arriva fino a Milano. Così Giorgia Meloni apre, di fatto, la lunga marcia verso le Politiche del 2027. Obiettivo: non essere più esposta, né dentro né fuori. Tradotto, nella lettura che circola ai piani alti di Fratelli d'Italia: niente più zavorre giudiziarie al governo. (…)

 

A Palazzo Chigi lo hanno letto come un segnale politico netto.

 

arianna meloni e giovanni donzelli ad atreju - foto lapresse

Nel giro di un pomeriggio l'aria cambia. Le dimissioni di Andrea Delmastro sono già sul tavolo, controfirmate. Il passo indietro di Giusi Bartolozzi viene accolto con un'ovazione al ministero della Giustizia. Ma non basta. È solo l'inizio. «Il repulisti non è finito», sussurra più d'uno tra i colonnelli meloniani.

 

Perché la resistenza del sottosegretario, spiegano, teneva in piedi anche Daniela Santanchè. Caduto quel perno – la condanna di Delmastro per rivelazione di segreto d'ufficio — per la premier viene meno ogni argine. E la ministra, indagata per truffa e bancarotta e rinviata a giudizio per falso in bilancio, torna al centro del mirino.

 

Scatta così la solita staffetta tra Roma e Milano, con Ignazio La Russa a fare da snodo politico. Ma il punto è un altro: Meloni non vuole lasciare margini. Indossa l'elmetto, fa filtrare che «non c'è una crisi di governo», ma si muove come se ci fosse.

 

fazzolari meloni

I contatti con Sergio Mattarella diventano inevitabili, anche se restano coperti. Quando nel pomeriggio la premier si assenta da Palazzo Chigi per qualche ora, le voci di una salita al Colle si fanno impetuose.

 

Ufficialmente non ci sono conferme. Ma, raccontano fonti di primo livello nel governo, il confronto è necessario: non è solo una questione di forma istituzionale, sul tavolo c'è il perimetro di manovra, la possibilità di intervenire senza passare da un voto di fiducia. Prima della partenza per Algeri – dove oggi proverà a contenere l'effetto del conflitto mediorientale sulle bollette – Meloni vuole chiudere i conti. Nel governo e nel partito.

 

giovanni donzelli giorgia meloni (4)

Perché il problema non è solo Roma. I risultati del referendum bruciano. In diverse aree del Paese Fratelli d'Italia non sfonda più. A via della Scrofa si riunisce un vero e proprio "gabinetto di guerra": Arianna Meloni, Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli, Chiara Colosimo.

 

E, paradosso solo apparente, c'è anche Andrea Delmastro, a chiarire che il biellese non è un Pozzolo qualsiasi: l'ormai ex sottosegretario resta dentro il perimetro, partecipa persino al dossier sulla sua successione.

 

I nomi circolano, le caselle si muovono. In pole c'è Sara Kelany, deputata dal profilo tecnico considerata vicina a Giovanbattista Fazzolari e impegnata sui dossier migranti. Ma prende quota anche la "solita" soluzione Galeazzo Bignami, oggi capogruppo alla Camera dopo l'esperienza al Mit con Matteo Salvini.

 

giovanbattista fazzolari giorgia meloni

Se fosse lui a spostarsi, a Montecitorio potrebbe salire Carolina Varchi, deputata ormai sempre più vicina all'area che fa capo a Giovanni Donzelli dopo un passato da fedelissima di Lollobrigida. Un domino che rischia di allargarsi.

 

Perché nel mirino finiscono anche gli equilibri interni al partito. E la scarsa mobilitazione e una campagna referendaria giudicata «confusionaria» apre un fronte proprio sul responsabile organizzazione.

 

Tra i dirigenti c'è chi immagina un avvicendamento tra Donzelli e Arianna Meloni o, al limite, un ritorno al doppio mandato da parte dell'attuale ministro dell'Agricoltura. E non è finita. Anche Edmondo Cirielli potrebbe lasciare il coordinamento della direzione nazionale, zavorrato dai risultati deludenti in Campania, tra Regionali e referendum.

giorgia e arianna meloni 2

 

Le ombre si allungano ovunque. Dai livelli territoriali ai vertici. Persino le sortite di Fabio Rampelli vengono lette come un problema da chiudere, non più da gestire. Un ultimatum, più o meno esplicito, aleggia. La posta, ormai, è più alta delle dinamiche correntizie. Meloni vuole una filiera corta, disciplinata, impermeabile agli scossoni.

 

Niente più regolamenti di conti, niente più errori «tanto meno comunicativi». È in questo quadro che torna a circolare con insistenza il nome di Gian Marco Chiocci per un approdo a Palazzo Chigi. Segnale ulteriore: la partita si gioca anche – forse soprattutto – sulla narrazione. E questa volta, l'ordine è uno solo: chi non regge, scenda.

Fazzolari Meloni

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