“NEWT-MARE”, INCUBO GINGRICH - NEI SONDAGGI, IL VECCHIO NEWT BATTE ROMNEY TRA I REPUBBLICANI, MA PERDEREBBE SONORAMENTE CONTRO OBAMA (PER QUESTO I DEMOCRATICI TIFANO PER LUI) - DIBATTITO IN FLORIDA: UN CAST SFINITO DI 4 CANDIDATI CHE SI ATTACCANO SU CONTI OFFSHORE, MA ALLISCIANO IL PELO DEGLI IMMIGRATI (MEZZO STATO è ISPANICO) - ECCO CHI SONO GLI STRATEGHI CHE ORGANIZZANO LE CAMPAGNE, ALTRO CHE MACCHINA DEL FANGO…

1- NELLA CASA DEL GRANDE FRATELLO REPUBBLICANO IL CAST E' SFINITO
Andrea Salvadore per il suo blog, "AmericanaTVblog.com"

A poche ore dall"ultimo dibattito prima del voto in Florida arrivano i risultati di un sondaggio NBC-The Wall Street Journal, che non rappresentano una situazione esaltante per l'establishment repubblicano. Gingrich ha staccato Romney a livello nazionale ma perderebbe più' nettamente contro Obama.

IL DIBATTITO
La prima mezz'ora del dibattito se ne va con botte e risposte tra Romney e Gingrich su cosa fare con gli undici milioni di immigrati "senza documenti" che vivono negli Stati Uniti. Vince la linea della "autodeportazione" perché' nessuno se la sente di dire alla seconda platea collegata, di lingua ispanica, che loro amici, parenti saranno rispediti a casa. Proprio su queste risposte si misura il livello ( e lo sfinimento ) di questo format televisivo. E così capiamo che , con l'eccezione di Santorum, gli altri tre candidati non sono poi tanto contrari all'immigrazione non documentata, almeno qua in Florida e almeno finche' si vota.

Sulle tasse, Gingrich riprova con il conduttore Wolf Blitzer quello che gli era riuscito con John King in un precedente dibattito. Ovvero attaccare i media che fanno domande sciocchine, aizzando così grida e applausi dell'uditorio ( stasera, a differenza dell'ultima volta, tifo tollerato, che fa anche bene agli ascolti ).

Ma questa volta la sponda Romney non si unisce agli tre candidati e il conduttore CNN se la cava. Gingrich continuerà così a fasi alterne a provare a stuzzicare più il conduttore che i suoi compagni di podio. Come scriveva ieri il New York Times gli attacchi repubblicani negli ultimi dibattiti hanno cambiato obiettivo, da Obama ai news media. E così il povero Wolf Blitzer , che basta averlo seguito per capire che non e' un simpatizzante democratico, diventa un falso, retorico bersaglio.

Improvvisamente arriva l'invito ai candidati di parlare della propria moglie, potenziale First Lady e sembra di essere piombati nella serata degli Oscar che si celebrerà tra un mese a Los Angeles. Quando i vincitori ringraziano la sposa/lo sposo, che e' sempre straordinaria/o.

Finale sulla libertà' di religione, sacrosanta, con appello alla protezione divina di Santorum ( e Gingrich poco meno ). E ancora Santorum che si appella alla base industriale del paese, quella evocata da Obama nel discorso sullo Stato dell'Unione.
Ora , quasi un mese di pausa nei dibattiti, dopo questo diciannovesimo round. Se ne sentiva il bisogno. Stasera la prova che senza nuovi ingressi questo cast ha dato tutto quello che poteva dare.


2- I MAGHI DEGLI SCANDALI - CHI SONO GLI STRATEGHI DEI CANDIDATI REPUBBLICANI. PRIMA REGOLA, DISTRUGGERE L'AVVERSARIO...
Giampiero Gramaglia per il "Fatto quotidiano"

Uscendo dalle ‘Idi di Marzo', ti chiedi se davvero gli americani sappiano, ogni quattro anni, chi sia l'uomo che vanno ad eleggere presidente degli Stati Uniti. Come te l'eri chiesto in passato vedendo l'inquietante ‘The Manchurian Candidate', o il delizioso ‘Being There', dove Peter Sellers è un ‘giardiniere' alla Casa Bianca.

Dietro ogni candidato, e quindi dietro ogni presidente, ci sono strateghi che magari ne forgiano l'immagine a loro somiglianza, o che li costruiscono per la vittoria, indipendentemente da come essi stessi siano in realtà. Forse, alla fine, solo gli strateghi conoscono davvero i candidati, di cui cercano di nascondere le debolezze agli elettori.

Nel film scritto, diretto e interpretato da George Clooney, lo stratega è Ryan Gosling: prima, crede al suo uomo; poi, ne è deluso; ma lo porta lo stesso alla ‘nomination', facendo in modo che gli altri non s'accorgano del bluff che lui ha scoperto e tradendo così i propri ideali. Clooney resta quel che è, un politico che cerca il potere, con l'appeal d'un richiamo ai valori profondi della Costituzione visti sotto una luce contemporanea e accattivante; Gosling si trasforma da idealista in mestierante.

Nulla a che vedere con Usa 2012?, solo perché le primarie sono, quest'anno, un gioco tutto repubblicano? Non ci scommetterei un cent. Guru e strateghi sono all'opera per portare al successo il loro uomo, anche se è ‘fallato' - e loro lo sanno bene.

Capita che ci riescano: pensate ad esempio a Karl Rove, lo stratega repubblicano che riuscì a fare eleggere e rieleggere George W. Bush, che, di suo, ci metteva ben poco, a parte l'innata spontaneità nell'apparire un americano qualunque, istintivamente socievole e serenamente ignorante.

David Axelrod è l'uomo di Barack Obama, James Carville lo fu di Bill Clinton. Rove, a destra, cerca ancora un successore. C'era chi pensava l'avesse trovato in Dave Carvey, che, però, s'è scelto il cavallo sbagliato: Rick Perry s'è pubblicamente rivelato un flop con le gaffes e le amnesie. Carvey aveva cominciato con Gingrich, quando l'ex speaker della Camera decise di scendere in lizza.

Ma, dopo un po', lo stratega mollò la campagna di Penna Bianca: "Newt non segue i miei consigli", spiegò, aggiungendo velenosamente che era difficile fargli entrare in testa concetti diversi da quelli che già possiede. Stranamente, in questa fase della campagna le ‘teste d'uovo' democratiche e repubblicane hanno, però, un solo pensiero in testa, lo stesso: proprio lui, Gingrich. I democratici fanno di tutto per favorirlo contro Mitt Romney; i repubblicani non sanno a che santo votarsi per evitare che ottenga la nomination.

L'accento populista del discorso sullo stato dell'Unione di Obama, che ha già deciso di disfarsi del segretario al Tesoro Timothy Geithner, risponde proprio a questa logica: più tasse ai ricchi per un'America più giusta è il ritornello di una campagna anti-Romney, perché il miliardario mormone paga in tasse poco più del 15 % del suo reddito, mentre l'americano medio paga il 30%.

Nulla di illegale, perché Romney si limita a usufruire di una legislazione vantaggiosa per i "capi-tal gains"; ma lo stesso qualcosa di difficile da trangugiare nell'Unione della crisi, dove i ricchi saggi, come Warren Buffett e Bill Gates, sono d'accordo con Obama. E lo sarebbe stato pure Steve Jobs (non a caso la vedova era accanto alla first lady, durante il discorso di martedì sera).

Larry Sabato, uno dei politologi più sfruttati dalla tv Usa, ha coniato il neologismo ‘Newt-mare': come ‘nightmare', che significa incubo, per definire il panico con cui l'establishment repubblicano segue il recupero e il sorpasso di Gingrich su Romney. E Sabato avalla quello che molti pensano: se Newt dovesse vincere in Florida, è possibile che un candidato nuovo entri in lizza, magari prima del Super-Martedì del 6 marzo..

Perché, spiega Sabato, contro Gingrich Obama vincerebbe a mani basse, mentre contro Romney sarebbe partita vera. Fra i nomi che circolano, Mitch Daniels, governatore dell'Indiana, o Jeb Bush, ex governatore della Florida, figlio e fratello di ex presidente. Ma la carta che spariglia potrebbe essere Condi Rice, ex segretario di Stato di Bush: donna, nera, virtuosa pianista, sarebbe una bella sfida per il presidente uscente.

 

 

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