
NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE EUROPEO: L’UE È SPACCATA – SULLE SANZIONI A ISRAELE, COME SUL FUTURO DELL’UCRAINA, GLI STATI MEMBRI NON TROVANO ALCUN TIPO DI INTESA – I PAESI NORDICI SPINGONO PER SANZIONARE LO STATO EBRAICO, MA GERMANIA E ITALIA SI OPPONGONO – ANCHE SUL NODO DELL’UTILIZZO DEGLI ASSET RUSSI CONGELATI NIENTE ACCORDO: PESA IL VETO DI QUEL FIGLIO DI PUTIN DELL’UNGHERESE VIKTOR ORBAN…
Estratto dell’articolo di Mara Gergolet per il “Corriere della Sera”
Alla fine Kaja Kallas ammette l’ovvio, quello che è sotto gli occhi di tutti. «Gli Stati membri non sono d’accordo su come far cambiare rotta al governo israeliano», dice l’Alta rappresentante per la politica estera Ue da Copenaghen, dove si è tenuto il vertice informale dei ministri degli Esteri, detto il Gymnich.
Spiegando che «le opzioni sono chiare»: ma se «non hai una voce unica su questo tema, allora non abbiamo una voce unica sulla scena globale. Ed è molto problematico».
Ma quella che a prima vista è una dichiarazione di resa («ne discuteremo ancora per mesi»), non può però nascondere un’altra evidenza: la volontà di sanzionare Israele sta crescendo in Europa e conquistando adesioni.
Spingono in questo senso i Paesi nordici, guidati dalla Danimarca (presidente di turno dell’Ue): ma il progetto di sospendere l’accordo commerciale con Israele (e perfino quello minore, di bloccarne l’accesso ai fondi di ricerca Ue), non trova la necessaria unanimità. Perché dall’altro lato del tavolo ci sono sempre la Germania (che oppone sistematicamente il veto a decisioni che danneggino Israele), l’Italia, la Repubblica Ceca o anche l’Ungheria — l’unica schierata di fatto sulla linea Netanyahu.
[…] Non era l’unico argomento sul tavolo ieri a Copenaghen.
ursula von der leyen volodymyr zelensky
Più che di Gaza si è parlato di Ucraina. Su come implementare le sanzioni alla Russia che il cancelliere tedesco Friedrich Merz considera l’unico modo per fermare la guerra: Mosca non si arresterà, ha detto, finché potrà «continuare economicamente e militarmente la guerra». Ma mentre sul nuovo pacchetto (il 20°) si fanno passi avanti, ci sono grossi dissidi sull’altra questione, il sequestro degli asset russi.
Kaja Kallas la mette così: Mosca questi suoi beni bloccati in Europa non li rivedrà mai più, a meno che non accetti di compensare l’Ucraina per gli enormi danni inflitti con la guerra. Anche qui, molti Paesi — Italia inclusa — hanno obiezioni. Il Belgio ha di fatto messo il veto. Ancora Tajani parla di una «scelta che politicamente ha senso, ma che rischia di diventare un boomerang». Perché, sostiene, se non c’è base giuridica «si fa un regalo a Putin».
la stretta di mano tra putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse
Intanto, in tutta questa sfilza di posizioni che non si allineano, sta per scadere domani l’ultimatum di 14 giorni che Trump ha dato a Putin. Se non arriverà nessuna risposta dal Cremlino, tranne le bombe sull’Ucraina, l’incontro dell’Alaska sarà stato un fiasco certificato.
Il sito americano Axios scrive che c’è molta frustrazione alla Casa Bianca. Per questo i fedelissimi di Trump sarebbero pronti ad accusare gli europei di fare il doppio gioco e, insistendo sulla difesa a oltranza dell’Ucraina, di aver allontanato i negoziati.
Tutto si fa, purché il flop ricada su qualcun altro.
volodymyr zelensky e ursula von der leyen video parodia sul summit di anchorage in alaska.
benjamin netanyahu - offensiva militare su Gaza City