NON LASCIANO, RADDOPPIANO: VENDOLA, COTA E I “MULTIPOLTRONA”

Fabrizio De Feo per IlGiornale.it

È un'originale geografia umana quella che si ritrova sulle mappe del nuovo Parlamento. Nelle Camere ci sono quattordici «studenti» (da scheda biografica), venti insegnanti, molti «funzionari di partito», due «disoccupati» e anche una grillina che ha dichiarato di fare la «parlamentare».

In realtà, però, la «categoria» momentaneamente vincente a Montecitorio e Palazzo Madama è quella degli «amministratori locali», ben 59. Il «momentaneamente» è dovuto al fatto che la Costituzione recita in maniera chiara che «nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e a una delle Camere». È necessario, dunque, procedere a una scelta.

Il problema è che se il parlamentare-consigliere non provvede di propria iniziativa alle dimissioni, soltanto la Giunta per le elezioni può imporgliele. Questo organismo, però, alla luce dell'attuale stallo parlamentare, è ancora ben lontano dall'essere nominato. I casi più eclatanti di consigliere-parlamentare sono quelli dei due presidenti di Regione: Roberto Cota e Nichi Vendola. Entrambi hanno già manifestato l'intenzione di continuare a svolgere il proprio incarico di governatore ma non hanno ancora ufficializzato «l'opzione».

Le motivazioni nel loro caso sono tutte politiche, legate alla volontà di essere presenti nelle aule del potere romano in questo avvio di legislatura così delicato. Cota promette di presentare le dimissioni a breve, mentre appare ancora nebulosa la situazione di Vendola. Per loro, come per gli altri consiglieri, non ci sarà però il doppio stipendio. Le norme almeno su questo punto hanno fatto chiarezza. In presenza di due incarichi viene erogata l'indennità più conveniente senza cumulo delle retribuzioni.

Ci sono, però, delle implicazioni di tipo pratico-amministrativo. Le mancate opzioni finiscono per complicare e rallentare la vita delle istituzioni locali. In Puglia, ad esempio, sei consiglieri del Pdl e quattro del Pd (oltre Vendola) non hanno ancora optato e procedere ai lavori regionali sta diventando difficile. Il consiglio regionale convocato per il 26 marzo è stato rinviato a oggi per l'assenza dei rappresentanti democratici impegnati nella riunione dei gruppi a Roma.

Defezioni così pesanti, inoltre, rendono difficile anche la convocazione delle commissioni. Problemi simili si stanno verificando anche in Campania dove gli «incompatibili» sono cinque (di Pdl, Pd e Udc). Tra questi spicca il caso dell'azzurro Domenico De Siano che è attualmente parlamentare, consigliere regionale, consigliere provinciale di Napoli e consigliere comunale di Lacco Ameno (isola d'Ischia), paese di cui in un passato non lontano è stato sindaco. Un vero e proprio recordman con quattro poltrone istituzionali.
Chi sta provando a fermare questo gioco di incastri e di porte girevoli sono i Radicali che hanno dichiarato ufficialmente la loro «guerra per la legalità».

Il presidente di Radicali italiani, Silvio Viale, insieme a Giulio Manfredi e Nicola Vono, ha presentato il primo di una serie di ricorsi, partendo dal tribunale di Torino. «Abbiamo cominciato da Cota - spiega Viale - ma domani analogo ricorso verrà presentato per Vendola e poi verranno presentati ricorsi per tutti i consiglieri regionali eletti alle scorse elezioni e anche per i sindaci dei comuni oltre i 20mila residenti». Il primo ricorso (la cosiddetta «azione popolare», iniziativa che può essere promossa sul territorio da un cittadino-elettore) è stato preparato dagli avvocati Alberto Ventrini e Antonio Polito.

Ora si provvederà al censimento di chi non ha optato e si procederà a tappeto. Nel momento in cui i tribunali notificheranno l'udienza, i consiglieri avranno dieci giorni per decidere il da farsi, pena la decadenza. «Può sembrare una piccola cosa» aggiunge Viale «ma non lo è. I neoeletti hanno 10 giorni per legge dalla proclamazione per scegliere (questo sul fronte dei consigli regionali, ndr), ma praticamente nessuno lo ha fatto. Certo, la situazione è melmosa e probabilmente si tornerà a votare ma questa è un'altra storia».

 

NICHI VENDOLA ROBERTO COTANICHI VENDOLAROBERTO COTA DOMENICO DE SIANO

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…