A ROMA IMPAZZA IL ‘PUB CRAWL’, LA MOVIDA DEL DRINK PER GIOVANISSIMI IN CERCA DI SBALLO E SESSO SELVAGGIO - ALEDANNO HA VIETATO IL TOUR DEI PUB A VENTI EURO, MA CAMBIA SOLO L’APPROCCIO DEI “PUSHER” DELL’ALCOOL: NON PIU’ SUL WEB MA DIRETTAMENTE IN HOTEL - A CAMPO DE’ FIORI BEVONO GRATIS LE RAGAZZE CON LE TETTE DA FUORI - I GORILLA DEI LOCALI SFANCULANO GLI ITALIANI: “DANNO SOLO FASTIDIO, GLI STRANIERI BEVONO, PAGANO UNO SPROPOSITO E POI LI BUTTIAMO FUORI…”

Federica Angeli per "la Repubblica - Edizione Roma"

Sull'avambraccio hanno un simbolo tatuato: "Roma Mix". Inizia con un timbro sulla pelle il tour alcolico per sessantacinque giovanissimi turisti. Della ragazza australiana finita in ospedale con un'emorragia martedì scorso, dopo che aveva partecipato a uno dei tanti
pub crawl organizzati in città e fatto sesso con uno degli organizzatori, non ne parla nessuno.

I ragazzi, eccitatissimi per la nottata che li aspetta, vengono "marchiati" fuori da un hotel di via Cavour. Un timbro passepartout che consentirà alla comitiva di neozelandesi, americani, spagnoli di godere delle agevolazioni comprese nel "pacchetto sbornia".
Sono le nove di giovedì, e ognuno di loro ha pagato venti euro per un pellegrinaggio in cinque pub della città, uno "shot" superalcolico gratis all'arrivo in ogni locale (con una sosta di un'ora a pub), il biglietto della metropolitana da Termini a Piramide (meta finale del pub crawl) e la libertà di ubriacarsi fino a sentirsi male pagando di tasca propria ogni drink extra.

Quando i giovani entrano nel pub "On the Rox" di via Galvani, nel cuore di Testaccio, il quarto della nottata, faticano a reggersi in piedi. Hanno già perso l'allegria dei primi bicchieri, ma hanno ancora due tappe. Ognuno di loro ha già consumato otto birre e dieci mini-drink. Nel night la musica è fortissima e il caldo insopportabile. È praticamente buio e i ragazzi ingoiano automaticamente, senza neanche guardarlo, il loro primo shot di benvenuto verdastro e gratuito, come previsto dal "regolamento".

Robert, un ragazzo canadese di colore, si avvicina a una giovane donna che non fa parte del gruppo. Senza alcuna timidezza, con un sorriso sciolto dall'alcol, le porta un bicchierino di tequila coperto da una fetta di limone e le propone subito di fare sesso. «Two tequila together and sex, it's ok for you?». Non si sono neanche presentati. Mentre parlano, lui bacia sul collo le giovani che ha conosciuto quattro pub prima, ma che ormai sono le sue «best friends», le accarezza ovunque. Loro ridono, ricambiano le moine e continuano a bere, un bicchiere dopo l'altro.

Tra un boccale di birra e un mojito, sempre più sbronzi e traballanti, con gli occhi che si assottigliano a ogni sorsata, vanno avanti. Non mollano. Guai a mollare. Il pub crawl finirà alle tre del mattino e hanno ancora parecchi drink e due ore davanti a loro.
«È stato un ragazzo, un certo Alessandro - racconta un po' in inglese un po' in francese Robert, 21 anni, studente d'ingegneria arrivato a Roma due settimane fa - a proporci il pub crawl; è passato nell'albergo dove alloggio, il "Downtown" di via Cavour. Siamo stati in tre locali a Termini e ora siamo qui».

I giovanissimi turisti di ogni nazionalità vengono contattati direttamente in albergo. Fino a qualche anno fa erano i siti internet il punto di riferimento per chi voleva partecipare a un
pub crawl. «Ma ormai è un pezzo che non funziona più così - spiega una ragazza che in piazza Campo de' Fiori distribuisce coupon per avere un drink gratis in un locale lì vicino - Da quando Alemanno ha messo l'ordinanza che li vieta è impossibile prendere contatti tramite il web. Ora gli organizzatori danno una mazzetta agli albergatori e continuano a reclutare clienti tramite loro».

Qualche ora prima di cominciare a girare per la città, avevamo provato a visitare alcuni siti internet. Cliccando su quello più conosciuto dagli appassionati del tour alcolico (www. pubcrawlrome. com), sulla versione in italiano della pagina, in effetti, gli organizzatori si scusano con i partecipanti, spiegando che il pub crawl non esiste più per via dell'ordinanza
comunale del 2010.

Tuttavia «tutti gli aggiornamenti dei nostri eventi continuano a essere effettuati quotidianamente nella nostra sezione in inglese». Basta un semplice clic sulla versione inglese - ma anche su quella portoghese e spagnola - e le cose cambiano. La sfiducia nelle conoscenze linguistiche della giunta comunale si rivela fondata, tanto che, ai rendez vous organizzati via web in tre lingue, si presentano ogni sera numerosissimi.

L'appuntamento è sotto la scalinata di piazza di Spagna dalle 19 e 45 alle 22. Lì una delle "guide" dei tour va a prendere i gruppi, raccoglie i soldi e il giro comincia. Quando ci presentiamo al primo pub, l'Highlander di vicolo San Biagio, gli organizzatori si insospettiscono subito. «Lo facciamo tutte le sere, ma stasera è diverso, non c'è. E poi sono soprattutto stranieri e giovani a partecipare», ci spiega un ragazzo che lavora lì.

Proviamo a fare il percorso dei pub crawl più conosciuti. A Campo de' Fiori entriamo in tre locali, e tutti rispondono che i tour alcolici li facevano fino a tre anni fa. Uno di questi offre solo da bere gratis alle ragazze che mostrano il seno: «Flash your boobs get free shots!», recita la scritta su una lavagnetta.

La svolta arriva quando una ventenne romana ci illumina: «Fate il giro che ho fatto io quando ho festeggiato i miei diciotto anni. A quest'ora (mezzanotte e 30) potete andare a Testaccio, all'On the Rox». Ed è lì che incontriamo i sessantacinque ragazzi dell'unico tour organizzato giovedì in città. Con loro trascorriamo il resto della nottata. Ultima tappa dell'alcol trip la discoteca il Coyote, in via Monte Testaccio. Alle tre del mattino nessuno di loro, nella piazza lì davanti, è in grado di parlare. Quattro coppiette si avvinghiano sui cofani delle macchine, due si appartano lungo la via. Una decina di ragazze vomitano sui sampietrini. Altri camminano zigzagando. «Pub crawl is finished», saluta la guida sventolando in alto le mani. Nessuno risponde.

2 - SCENE DI CACCIA A CAMPO DEI FIORI ALCOL, DROGA, SCHIAMAZZI E BOTTE...
Alessandro Ferrucci per il "Fatto quotidiano"

Ore 18 del venerdì, inizia il rito. Rasoio in mano per gli inesperti o i frettolosi, depilatore elettrico per i più rodati. Via i peli, non quelli superflui, "ma proprio tutti. Ce fanno schifo: coprono il muscolo e i tatuaggi. Meglio la pelle liscia". Inutile chiedere oltre. Nel frattempo hanno già in mano le pinzette per le sopracciglia. Sistemate anche quelle. Si chiamano Luca il Secco, Giuseppe per gli amici Peppe, Gabriele detto Lele o Teschio ("a seconda della confidenza") e Davide er Moviola. Hanno tra i 16 e i 20 anni, vivono nella borgata romana. "Aspetta, nun me interrompe. Famme finì che è tardi".

Questione di scaletta, di ritmo, di serata che deve partire da lontano. Di adrenalina pronta a salire per conquistare Roma a colpi di alcol, droga, botte o quello che capita. Le conseguenze? "Boh". Di ciò che capita attorno neanche se ne accorgono, dello stupro di martedì a l'australiana non sanno nulla. "Noi non vogliamo tutta la città, a noi ce basta il centro". Meglio correggere il tiro: non tutto il centro, a loro interessa un quadrilatero composto da Campo de' Fiori, Piazza Navona, piazza delle Coppelle e piazza del Fico. L'appuntamento è li. Impreciso. Variabile.

L'obiettivo è vagare, alternare un pub a una sosta improvvisata. Una birra a un cicchetto da due euro. Il complimento a una ragazza a uno sguardo di sfida. "Capita. A noi ‘sti stranieri ce fanno schifo, pensano de fa' come cazzo je pare". Non sia mai. I quattro "pischelli" fanno i duri. Ci provano, almeno. Si aiutano con l'abbigliamento, studiato al dettaglio: magliette aderenti, o camicie aperte, pantaloni attillati, scarpe da ginnastica. Ma il fisico segaligno non gli dà grandi chance.

Basta camminare per capire chi sono quelli (realmente) pericolosi: hanno il casco a scodella poggiato sull'avambraccio, nell'altra mano una perenne birra in bottiglia di vetro. I ristoratori non possono lasciarle ai clienti. "No, no le portiamo da casa. Alcune volte le riempiamo con qualche cocktail. Tanto per non spendere soldi e far salire la serata". Droghe? Ovvio, impossibile farne a meno.

Dopo la depilazione scatta anche la "prima cannetta, o una botta di coca. Ultimamente costa de più - spiega Peppe -. Ma dipende sempre che serata voi fa'. Comunque, sì. Dove la troviamo? Ovunque, anche qua dietro se vòi". Andiamo a vedere. A 80 metri da due pattuglie fisse è possibile acquistare erba, fumo o polvere bianca. Per la marijuana sono 20 euro, e un sacchetto finisce immediatamente in mano.

Dall'alto arriva dell'acqua. Almeno crediamo sia acqua. "Capita spesso - racconta un buttafuori - Qui abitano politici, professionisti, imprenditori. Gente coi soldi. E ogni tanto je rode pe' ‘sto casino. Ma io a uno gli ho detto: ‘Vòi fa' a cambio co' casa mia?' Non ha risposto...". Così la ribellione dei piani alti passa da sistole e secchi di liquidi riversati sulla testa di chi schiamazza. Superfluo telefonare alle forze dell'ordine.

Poco dopo arriva una signora. Sicuramente grande di età, impossibile definire i suoi "anta". L'approssimazione del rossetto sulle labbra denuncia anche qualche problema supplementare. La conoscono in molti. A una certa ora della notte, quasi ogni notte, improvvisa uno spogliarello in un locale. "Ce fa ride", dicono. "La prendemo per culo".

"Perché non ce fai entrà?" ghigna al buttafuori un 25enne a capo di altri quattro. "Perché siete troppi". "Ma il locale è mezzo vòto!". "Vatte a fa' un giro". Questione di business. "Gli italiani consumano meno e rompono le palle alle ragazze, poi provocano gli stranieri. Quest'ultimi bevono uno sproposito, gli facciamo pagare quello che vogliamo e poi li cacciamo fuori". Ecco l'arcano. Altro che il pub crawl, il giro a 20 euro per i locali della città. "Iniziano così, ma finiscono in un altro modo".

L'altro modo può anche essere la rissa. Uno sguardo, una mano in faccia, una bottiglia spaccata in testa. Il casco torna utile, agli italiani. Si ricomincia il giro. Gli argomenti sono i tatuaggi (si commentano quelli degli altri), le botte date (sempre date, mai ricevute), le bravate, qualcuno si è fatto un paio di giorni in galera, le ragazze e il calcio. Dietro piazza Navona c'è un gruppo con il pallone tra i piedi: hanno improvvisato un campo da calcio.

Le ragazze sono sui gradoni della chiesa. I ragazzi a torso nudo mostrano le loro capacità con i piedi e la lingua (gli insulti sono un obbligo). "So' quelli de Cento-celle", ipotizza il Teschio. "Nun me stanno molto simpatici, nun c'hanno le palle come noi de Torbella". Parte il coro. "Torbella pre-sen-te!". Non accade nulla. Altre volte è bastato meno per definire i padroni del territorio e magari finire all'ospedale.

Ci andiamo comunque, in ospedale. Santo Spirito, dietro San Pietro. Sei infermieri prendono un po' di aria. Ascoltano Claudio Lolli che canta "vecchia piccola borghesia, fai più rabbia, schifo o malinconia...". Attendono il via alla nottata. Per loro parte alle due "quando ci consegnano i primi ragazzi. Attenzione però, non parliamo solo di borgatari. Qui il problema è trasversale e tocca tutte le classi sociali". Quindi anche i figli della vecchia e piccola borghesia.

 

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