IL BANANA DOPO MONTI - PER RUBARE LA SCENA AL MAGO DEL MISCHIONE PIERFURBY, E IN ATTESA DELLA TROMBATA DELLE AMMINISTRATIVE, IL CAVALIERE S’INVENTA UN MOVIMENTO ‘LIQUIDO’ (“TUTTI PER L’ITALIA”?) CON IL SUPPORTO DI LISTE CIVICHE, COME QUELLA DI MONTEZUMA (COSI’ LO AMMAZZA), E OVERDOSE DI SOCIAL NETWORK PER ATTRARRE IL POPOLO DI INTERNET - ANCHE SE GLI ELETTORI DEL POMPETTA PIÙ CHE TWEET E POST, SONO IN FASE PROSTATA…

Francesco Bei per "la Repubblica"

È un predellino digitale «la più grossa novità della politica italiana» annunciata ieri da Angelino Alfano. Un lavoro che il Cavaliere e Alfano stanno cucinando da due mesi in gran segreto nel retrobottega del Pdl, in attesa del 2013. Ma che sono stati costretti a portare allo scoperto sotto la spinta del Partito della Nazione di Casini e della prospettiva di un voto anticipato già ad ottobre. Ma soprattutto davanti al rischio incombente di uno sbriciolamento del partito.

Il Pdl dunque cambierà nome, questa la prima novità. E chissà se è casuale quello slogan - «Tutti per l'Italia» - lanciato due giorni fa da Giuliano Ferrara nella coda di un pezzo sul Foglio. Dunque nome nuovo, ma non basta. Perché il Pdl è ormai diventato una "bad company", lo dimostrano i sondaggi di Alessandra Ghisleri, e va supportato da una lista civica nazionale innervata dalla società civile. Un listone guidato da Luca Cordero di Montezemolo, con dentro gli imprenditori e i professori del think tank "Italia Futura".

In ogni circoscrizione il modello potrebbe diventare plurale, con più liste civiche alleate. Un amo è stato lanciato anche a Emma Marcegaglia, presidente uscente di Confindustria. Berlusconi spera in questo modo, dando vita a un partito più «liquido», di intercettare parte di quel rifiuto della politica tradizionale che soffia impetuoso nel paese. «Dobbiamo innovare - sostiene Daniela Santanché, ieri al fianco di Alfano mentre il segretario annunciava la novità - perché i vecchi partiti non funzionano più. La gente non ne vuole più sapere».

Ma non basta ancora. E qui entra in campo Alfano. Il Cavaliere già nel 2008 era rimasto affascinato dalla cavalcata inarrestabile di un oscuro senatore di Chigago fino al cuore della Casa Bianca.E ha consigliato ai suoi di studiare per bene il caso Obama.

Angelino l'ha preso in parola e ha lanciato a febbraio il progetto di un Pdl 2.0, affidato ad Antonio Palmieri. Il guru del nuovo corso a cui si sono affidati Berlusconi e Alfano è un nome molto conosciuto sul web. Si chiama Marco Montemagno, si fa chiamare "Monty". Cranio lucido, piglio da telepredicatore, cofondatore di Blogosfere, è Monty il "Jim Messina" a cui è si rivolto Berlusconi per mettere in piedi la nuova macchina da guerra. L'altro è Davide Tedesco, che ha diretto la Political Digital Academy del Pdl.

È una sfida che passa per l'uso attivo di tutti i social network in campagna elettorale, da Youtube a Facebook, da Twitter (la nuova passione di Alfano) a Flickr. Come sta avvenendo in Francia, l'altro esempio a cui si stanno ispirando a via dell'Umiltà. Il caso francese dimostra che lo sconosciuto Mélenchon, candidato di sinistrasinistra, nell'ultimo mese ha surclassato tutti gli altri avversari nella crescita del numero di fan su Facebook: 91% contro un misero 6% di Sarkozy. La Rete cambia le regole, chi era dato per spacciato può risalire la china.

«Ma siccome siamo in Italia spiega un uomo che lavora al progetto Pdl 2.0 - e molti, specie gli anziani, non sono connessi a Internet, ci baseremo anche sull'invio degli sms e sulle telefonate tradizionali». Del resto è stato proprio il servizio di sms a dare la spinta decisiva alla campagna Obama del 2008. La società di sondaggi Nielsen stimò che il candidato democratico ne aveva mandati in tutto 10 milioni, a 2,9 milioni di americani, tutti firmati in modo confidenziale «Barack».

Come se fosse un amico, proprio per instaurare un legame personale e diretto con gli elettori. A palazzo Grazioli la macchina gira già a pieno regime. Negli studi che ospitavano Red Tv, la televisione vicina a D'Alema, ora lavorano Maria Rosaria Rossi e Roberto Gasparotti. La prima è nota alle cronache soprattutto per la storia delle feste ad Arcore, ma pochi sanno che la deputata Pdl è anche un imprenditrice dei call center.

Ed è proprio a lei che si è rivolto il Cavaliere per mettere in piedi un mega call center da gettare nella mischia in campagna elettorale. Certo il centro di Rossi e Gasparotti non sarà "the Beast", la bestia, come è stato soprannominato il cuore pulsante della campagna Obama2012, con i suoi trecento volontari ed esperti di marketing. Ma su queste iniziative il Cavaliere non va sottovalutato. La struttura peraltro è già operativa. E fa carotaggi limitati alla platea di iscritti ed eletti del partito: sperimenta messaggi politici, ricevendone un ritorno immediato per calibrare di nuovo la comunicazione in uscita. È un rodaggio.

Alfano è convinto che la strada imboccata sia quella giusta ed è certo di esserci arrivato per primo. «Una volta i ragazzi attaccavano i manifesti - ha spiegato il segretario - oggi è molto più facile ed efficace attaccare un post». Ma la Rete può anche essere una trappola. Come ha sperimentato a sue spese Roberto Formigoni, costretto a chiudere il blog del suo sito multicanale (Facebook, Youtube, ecc) per lo tsunami di insulti in arrivo. C'è poi da superare la radicata diffidenza dei vecchi del Pdl.

«Questa grande novità di cui parla Angelino - nota velenoso un detrattore interno - a me sembra tanto il partito del "Sarchiapone". Nessuno sa bene cosa sia. Non vorrei fosse solo una trovata per rubare la scena a Casini per un giorno».

 

 

ANGELINO ALFANO ANGELINO ALFANO E SILVIO BERLUSCONI PIERFERDINANDO CASINI ALESSANDRA GHISLERIDANIELA SANTANCHE Maria Rosaria Rossi ROBERTO GASPAROTTI

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