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UNA COALIZIONE INDIGESTA – UN OBAMA RILUTTANTE A FAR MORIRE ALTRI AMERICANI TRASCINATO ALLA GUERRA ALL’ISIS IN IRAQ E SIRIA - AIUTERÀ I RIBELLI ANTI-ASSAD E MOSCA, TEHERAN E DAMASCO: “VIOLA LA SOVRANITÀ SIRIANA”

1. OBAMA ATTACCA L’IS, GLI ARABI CON LUI - L’EUROPA SI DIVIDE SUI RAID IN SIRIA

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

obama assadobama assad

Barack Obama promette di «indebolire fino a distruggere» i fautori dello Stato Islamico e del Grande Califfato. E con l’estensione dei raid aerei alla Siria, questa diventa la “sua” guerra, agli occhi degli americani e del mondo intero.

 

Il Presidente affronta una prova cruciale, che definirà la sua eredità e darà il segno alla fine del suo secondo mandato. È stato trascinato in questo conflitto, da quei due video con le decapitazioni feroci dei due giornalisti americani, «sgozzati come capretti » secondo l’espressione dei loro carcerieri, fieri di esibire la loro ferocia davanti al mondo. Obama parla a loro quando dice: «Chi minaccia l’America non avrà tregua, lo braccheremo e non gli daremo scampo ».

 

OBAMA PUTIN OBAMA PUTIN

È una promessa credibile, fatta dal presidente che ha eliminato Osama Bin Laden. Però proprio il ricordo di quel successo, che stabilì le credenziali di Obama nella lotta al terrorismo, dà anche la misura delle delusioni. Troppo presto la Casa Bianca aveva celebrato la sconfitta di Al Qaeda; per poi vederne rinascere cento teste, con nomi e sigle diverse, in altre aree del Medio Oriente, sotto nuovi capi che si proclamano perfino più puri e più duri della stessa “casa madre”. Obama ha evitato accuratamente di usare la parola guerra, nel suo discorso al Congresso e alla nazione mercoledì sera.

 

INCONTRO TRA PUTIN E OBAMA DURANTE IL G INCONTRO TRA PUTIN E OBAMA DURANTE IL G

Anzi ha voluto marcare le differenze. Questa non è l’invasione dell’Afghanistan 2001 o dell’Iraq 2003, due conflitti che lui aveva promesso di concludere e dai quali ha ritirato la stragrande maggioranza dei soldati americani. Ha paragonato la campagna contro l’Is (una delle varie sigle che definiscono i militanti sunniti dello Stato Islamico) alle operazioni già in atto in Somalia e nello Yemen. Ma quelle sono condotte con i droni, mentre per fermare l’avanzata dell’Is in Iraq e nel Kurdistan la U.S. Air Force ha già dovuto mobilitare ben altri mezzi. E poi le guerre non si vincono dai cieli, tant’è che perfino le limitate campagne in Somalia contro Shabab (altra “filiale” di Al Qaeda) si rivelano inconcludenti.

putin obama putin obama

 

Per combattere in Iraq e in Siria, «guideremo una vasta coalizione». Qui riecheggia il George Bush padre della prima guerra del Golfo, quella lanciata nel 1991 per punire Saddam Hussein dell’invasione del Kuwait. Decisivo diventa il ruolo degli alleati arabi. Mercoledì, con un gesto davvero inusuale, Obama ha consultato un solo leader straniero prima di parlare alla nazione: il re saudita.

 

Siria OBAMA E PUTIN Siria OBAMA E PUTIN

L’Arabia ha già messo a disposizione le sue basi militari per addestrare quelli che dovranno veramente combattere, cioè i militari iracheni dell’esercito governativo e le milizie siriane dell’opposizione cosiddetta moderata. Già in questo ruolo dell’Arabia Saudita ci sono contraddizioni stridenti. Obama torna a doversi appoggiare su uno dei regimi più autoritari e reazionari dell’area, dopo essere stato il presidente che appoggiava le primavere arabe contro i dittatori (Mubarak).

 

IL RE SAUDITA Abdullah bin Abdulaziz al Saud CON BARACK OBAMA IL RE SAUDITA Abdullah bin Abdulaziz al Saud CON BARACK OBAMA

Le scelte che faranno i sauditi sul campo chi le controlla? È di ieri la notizia che il Fronte Nusra ha liberato i 45 caschi blu dell’Onu che teneva in ostaggio. Questa improvvisa “clemenza” potrebbe essere legata alla prospettiva di aiuti militari. Nusra è una scheggia di Al Qaeda, anche se nella complessa geografia delle milizie ora finisce quasi dalla parte dei “nostri” (combatte Assad ed è anche rivale dell’Is).

 

Più ancora delle proteste di Russia Iran e Siria, concordi nel condannare l’annuncio di Obama come una «violazione di sovranità », l’America deve temere che i suoi aiuti in armi e addestramento finiscano ancora una volta in brutte mani. Il precedente dei mujahiddin afgani aiutati contro l’Urss e poi alleatisi con Osama Bin Laden, è solo il più clamoroso di quegli infortuni.

isis isis

 

Anche sul piano interno Obama rischia molto. In una fase di impopolarità nei sondaggi che dura da tempo, comincia a perdere quota perfino nelle sue constituency fedelissime cioè donne, giovani, minoranze etniche. Ora si sta togliendo lui stesso uno degli ultimi fascini esclusivi che aveva: quello del presidente che non va in guerra, anzi chiude le guerre altrui. Ma aveva un’alternativa? I video delle due decapitazioni hanno provocato un cambiamento netto nell’opinione pubblica, un confine tra “prima” e “dopo”.

 

isis  isis

Prima c’era disinteresse, ora l’Is è un allarme nazionale. Ne hanno profittato i neoconservatori, i falchi che ispiravano George W. Bush: in un paese dalla memoria corta sono tornati in auge, dilagano nei talkshow come dopo l’11 Settembre, indottrinano la nazione sul da farsi e sugli errori di un presidente «senza strategie». Il rischio per Obama era di apparire ingenuo, debole, indeciso a tutto.

 

Presidente Hassan Rouhani Presidente Hassan Rouhani

Ha impegnato l’America per il minimo indispensabile di azione militare, sapendo che nulla lo protegge dal “mission creep”, il destino che risucchia inesorabilmente verso un’escalation (basta che l’Is atterri un caccia F-15 o catturi un plotone di “consiglieri-addestratori” americani).

 

Probabilmente questa missione non si concluderà sotto il suo mandato, la erediterà Hillary Clinton — che a suo tempo voleva bombardare Assad… — o chiunque conquisti la Casa Bianca nel 2016. Per adesso anche l’Is entra nel tritacarne della campagna elettorale: si vota per le legislative a inizio novembre, i repubblicani hanno riscoperto le proprie orgogliose certezze in politica estera, e questo non prelude a nulla di buono.

 

 

2. IRAN E SIRIA: "NOI IGNORATI DAGLI STATI UNITI". LA RUSSIA: "AGGRESSIONE FUORI DAL MANDATO ONU"

Da www.ilfoglio.it

 

La Russia, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Alexander Lukashevich, ha condannato la decisione degli Stati Uniti di di allaragre lo spettro dei bombardamenti contro lo Stato islamico, affermando che si tratta di una "violazione del diritto internazionale". In particolare, il Cremlino ha affermato che qualunque azione militare deve essere approvata dal Consiglio di sicurezza. In tal modo, invece, si tratta di "un atto di aggressione", ha aggiunto il portavoce.

HILLARY CLINTON E BARACK OBAMAHILLARY CLINTON E BARACK OBAMA

 

Ma i malumori di Mosca dipendono in gran parte dalla decisione di Obama di non coinvolgere il grande alleato del Cremlino, il presidente siriano Assad, nelle operazioni militari contro lo Stato islamico. Ali Haidar, ministro siriano per la Riconciliazione nazionale, ha minacciato gli Stati Uniti, affermando che "qualunque attacco perpetrato in territorio siriano sarà considerato un'aggressione".

 

OBAMA E HILLARY CLINTONOBAMA E HILLARY CLINTON

Le reazioni di Iran e Siria all'annuncio di Obama sono state critiche. Entrambe hanno condannato la decisione degli Stati Uniti di voler ignorare Teheran e Damasco scegliendo di condurre i raid aerei contro lo Stato islamico senza coinvolgerli. Il quotidiano siriano al Thawra, controllato dal regime, ha scritto che la scelta di Obama di ignorare l'offerta di Assad di collaborare nella lotta al terrorismo potrebbe "infiammare la regione".

 

In Iran, la portavoce del ministero degli Esteri, Marzieh Afkham, ha dichiarato che il blocco di paesi che si sono uniti nell'alleanza contro i jihadisti "nasconde diverse ambiguità". Afkham ha anche affermato che la coalzione "manca della necessaria serietà", dato che tra i suoi membri si celano anche proprio coloro che finanziano e sostengono i terroristi in Iraq e Siria.

 

 

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