achille occhetto

“SONO NATO DURANTE IL FASCISMO E DOPO NOVANT'ANNI VIVO UN PERIODO CHE PER CERTI VERSI È PEGGIO” – ACHILLE OCCHETTO, ULTIMO SEGRETARIO DEL PCI, FA 90 ANNI E ATTACCA: “SIAMO DENTRO UN TEMPO NEL QUALE LA DEMOCRAZIA È DI NUOVO A RISCHIO – LA BOLOGNINA? SULLA SVOLTA MI E’ RIMASTO IL CRUCCIO DI ESSERE STATO CONSIDERATO UN GIAN BURRASCA, CHE SI È PERMESSO DI CHIUDERE IL PIÙ GRANDE PARTITO COMUNISTA D'OCCIDENTE" – IL PROCESSO ALLA DIREZIONE DEL PCI PER LE CRITICHE ALL’INVASIONE DELLA CECOSLOVACCHIA DA PARTE DEI SOVIETICI: “SONO CONTENTO ANCHE DEGLI ERRORI CHE HO FATTO”

 

Concetto Vecchio per “la Repubblica” - Estratti

 

Achille Occhetto, il 3 marzo lei compie novant'anni. Quando ha capito che la politica sarebbe stata il suo destino? 

achille occhetto

«Casa nostra, a Torino, era la sede clandestina della Sinistra cristiana. 

Ospitavamo un'ebrea fuggita dalle persecuzioni. Il 25 aprile 1945 i miei genitori mi urlarono: "Vieni sul balcone!". Guardai giù». 

 

E cosa vide? 

«Sfilavano i piccoli carri armati costruiti di notte dagli operai della Fiat per aprire la strada ai partigiani guidati da un siciliano, Pompeo Colajanni. La guerra era finita, il fascismo sconfitto. Decisi d'istinto che sarei stato sempre da quella parte: la sinistra». 

 

In che famiglia è cresciuto? 

«Mio padre era un amministrativo della casa editrice Einaudi, mamma casalinga. Ho visto passare Italo Calvino, Cesare Pavese, Natalia Ginzburg». 

achille occhetto fuma la pipa a finche la barca va 2

 

Com'era Pavese? 

«Alto, severo, di pochissime parole. Ascoltava, gentile. Una volta mi ha corretto i compiti di latino, con la matita rossa e blu». 

 

Cosa ricorda del suo suicidio? 

«In quel mese di agosto del 1950 era stato nostro ospite a Forte dei Marmi. Era angustiato perché una rivista di sinistra a cui collaborava gli aveva fatto un taglio politico a un suo articolo. Se ne lamentò con i miei. "Com'è possibile? , m'intromisi". "Anche nelle migliori famiglie possono succedere cose spiacevoli", mi rispose». 

achille occhetto - manifestazione per l europa in piazza del popolo a roma

Poi vi trasferite a Milano. 

«Negli anni Cinquanta papà andò a lavorare alla Feltrinelli. Aiutò Giangiacomo a costruire la prima collana di tascabili». 

 

Feltrinelli l'ha conosciuto? 

«Sì. Era sdraiato sulla linea del Pci. Ricordo che chiese al segretario milanese, Giuseppe Alberganti, il permesso di sposarsi». 

 

Perché mai? 

«Allora si chiedeva tutto al partito». 

 

 

Ricorda il primo documento politico? 

«Nel 1956 condannai l'intervento dei carri armati sovietici a Budapest. Uscì su Nuova Generazione, diretto da Sandro Curzi, che lo titolò così: "Il furore alberga nel cuore dei giovani comunisti"». 

 

(…) 

È vero che anni dopo la mandarono in Sicilia per castigo? 

«Sì, nel 1968, dopo i carri armati sovietici a Praga, in un'assemblea studentesca avevo detto che occorreva una profonda rivoluzione democratica in tutti i Paesi dell'Est. Venni processato in direzione, da Amendola a Ingrao». 

Tortorella, Ingrao, Occhetto

 

Com'era quella Sicilia? 

«Capii che non si può fare politica se non si conosce il Mezzogiorno, e soprattutto la Sicilia. Che è una grandissima palestra, anche di umanità. Ma allora era come dentro a un altro mondo». 

 

Cioè? 

«Vede, Torino sembrava uscita dagli scritti di Marx: c'erano la fabbrica, gli operai, gli intellettuali. A Palermo il sindaco era Vito Ciancimino, il democristiano condannato poi per mafia». 

Il Pci lo combatteva. 

«Una domenica assolata m'incontrai in una casa abbandonata con Michele Reina, il capogruppo dc, per concordare con lui la caduta di Ciancimino. Reina mi disse: "Per te questo è un incontro politico a me può costare la vita". Due anni dopo venne ucciso». 

aldo tortorella achille occhetto

 

Ha conosciuto Piersanti Mattarella, il fratello del capo dello Stato? 

«Mi fece una grandissima impressione. Un uomo coltissimo, con un'apertura mentale notevole, pieno di coraggio. Sarebbe potuto diventare presidente del Consiglio se la mafia non lo avesse ucciso». 

 

Che ricordo ha del sequestro Moro? 

«La sera prima mi chiamò Antonio Tatò, il portavoce di Berlinguer. Mi disse che Berlinguer aveva dubbi sul governo Andreotti da votare all'indomani in Parlamento.

 

Quindi il 16 marzo uscii di casa ripassando il mio discorso contrario. L'edicolante vicino al Pantheon mi disse che avevano sequestrato Aldo Moro e ucciso la scorta. A quel punto, per mostrare unità di fronte ai terroristi, fu inevitabile votare sì. Nel tragitto cambiai mentalmente l'intervento che avrei tenuto alla riunione dei gruppi». 

 

È stato l'ultimo segretario del Pci. Quello della Svolta, che nel 1989 cambia il nome. 

«Sulla Svolta mi è rimasto un cruccio». 

 

Quale? 

ACHILLE OCCHETTO Michail Gorbaciov

«Di essere stato considerato un Gian Burrasca, che si è permesso di chiudere il più grande partito comunista d'Occidente. Cosa del tutto assurda perché io da segretario della Fgci avevo cominciato a partecipare alla direzione quando era ancora segretario Palmiro Togliatti, con il quale ebbi un incontro che ricordo con grande emozione». 

 

Che incontro? 

«Gli avevo portato un numero di Nuova generazione nel quale criticavo il passo indietro del ventunesimo congresso del Pcus sulla via della destalinizzazione. Mi disse, in modo paterno: "Va molto bene. Diffondilo, ma non solo tra i giovani, anche nel partito"». 

 

Era caduto il Muro. Non era inevitabile cambiare nome? 

«Sì, ma sono stato considerato a lungo da alcuni come uno che ha fatto una cosa avventata, un outsider disinvolto, mentre la Svolta era figlia di una scelta meditata, di una cultura politica, quella del Pci». 

 

Ne ha sofferto? 

bettino craxi achille occhetto

«È stato un momento drammatico della mia vita. Devo dire grazie a mia moglie, Aureliana, che mi è stata vicina, umanamente, ma anche con la sua grande intelligenza politica». 

 

La sconfitta contro Berlusconi nel ‘94 è stata la fine della sua carriera politica? 

«È stata la fine della Repubblica dei partiti e l'inizio della Repubblica dei populisti. Una ferita per tutto il Paese». 

Si è sposato tre volte. 

«Ogni donna ha rappresentato una fase diversa della mia vita. 

Purtroppo uno dei miei figli, Malcolm, non c'è più. Se n'è andato a 52 anni, nel 2022. L'altro, Massimiliano, mi ha dato un nipotino, Davide, che mi chiama Nonno Pipa». 

 

Che tempi sono questi per l'umanità? 

«Vede, io sono nato durante il fascismo e dove mi trovo dopo novant'anni? In un periodo che per certi versi è peggio». 

 

Come peggio? 

ACHILLE OCCHETTO E AURELIANA ALBERICI

«Sì, perché nella storia bisogna vedere il punto di partenza. E noi veniamo da 80 anni di pace, e libertà, e di giovani che girano l'Europa senza passaporto e ora siamo dentro un tempo nel quale la democrazia è di nuovo pesantemente a rischio». 

 

Martedì a Roma ci sarà una festa per i 90 anni. È anche un modo per riconciliarsi con un mondo che l'aveva un po' abbandonata? 

«Ma non sono esequie anticipate. Continuo a combattere, con i mezzi che mi sono consentiti dall'età». 

 

Che bilancio si sente di fare della sua vita? 

ENRICO BERLINGUER - MASSIMO DALEMA - ACHILLE OCCHETTO

«Sono contento anche degli errori che ho fatto». 

 

E cosa ha capito? 

«L'importante è che uno riconosca se stesso negli errori, per cambiare». 

enrico berlinguer achille occhettoenrico berlinguer achille occhettoenrico berlinguer achille occhettoACHILLE OCCHETTO E GIORGIO NAPOLITANOd alema occhettoBerlusconi Mentana OcchettoACHILLE OCCHETTO IN FILA AL GAZEBO DI PIAZZA FARNESE - PRIMARIE PDachille occhetto elly schlein a in ondaachille occhetto e elly schlein a in ondaachille occhetto massimo d'alema claudio petruccioliachille occhetto simbolo pdsachille occhetto, la terza moglie aureliana alberici e i figli massimiliano e malcolmveltroni occhetto

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