occhetto craxi

“CRAXI PUNTAVA AL QUIRINALE MA IO E PANNELLA, DUE SUPERLAICI, VOTAMMO IL SUPER CATTOLICO SCALFARO” – I RICORDI DELL'ALLORA SEGRETARIO PDS ACHILLE OCCHETTO: "CERCAVAMO UN OUTSIDER, NON POTEVAMO VOTARE PER ANDREOTTI MA NEMMENO PER FORLANI. MA CI FU UN FATTO DECISIVO, LA STRAGE DI CAPACI. NEL VOTO PER IL COLLE CI SONO MOLTE REGIE CHE SI INTRECCIANO E ELIDONO A VICENDA. L'ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO È SIMILE ALLA MORRA CINESE…

Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

 

achille occhetto

«Intrighi, rivalità, ambizioni personali, lotte intestine allo stesso partito, tutto vero, ma sempre nelle elezioni del capo dello Stato c'è anche la politica». Achille Occhetto, era nella cabina di regia del Pci in diverse votazioni del presidente e da segretario del Pds è stato tra i protagonisti dell'elezione di Oscar Luigi Scalfaro.

 

Occhetto, furono giorni complicati convulsi e drammatici, quelli.

«Al centro delle prime votazioni c'erano le ambizioni contrapposte di Forlani e di Andreotti in cui cercò di insinuarsi senza molto successo lo stesso Craxi».

 

Anche l'allora segretario socialista mirava al Colle?

«Partecipai a molte riunioni con Craxi, quando vide che né Andreotti né Forlani ce l'avrebbero fatta pensò di poterci provare lui anche se continuava a fare nomi di altri socialisti, ma erano tutti ballon d'essai».

 

Furono votazioni interminabili: finivano tutte a vuoto.

marco pannella

«Fu un braccio di ferro estenuante dominato dalle scheda bianche e dai franchi tiratori. Scalfaro non era assolutamente all'orizzonte, io avevo cominciato ad apprezzarlo per un vibrante discorso che aveva fatto pochi giorni prima alla Camera sulla questione morale: si era all'alba di Mani Pulite. A un certo punto però Scalfaro fu candidato dal più laico dei laici, cioè Pannella, ma nelle prime elezioni prese soltanto sei voti».

 

E voi a chi pensavate?

PANNELLA 29

«In questo caos noi non potevamo assolutamente votare per Andreotti ma nemmeno per Forlani che era la personificazione del pentapartito, cioè la cittadella mummificata che si fondava sull'esclusione teorizzata dei comunisti dall'area di governo, e quindi il mio obiettivo era prima di tutto quello di scardinare quella cittadella. Volevo trovare un outsider.

 

Ma ci fu un fatto decisivo, un fatto drammatico, la strage di Capaci. Un giornale intitolò «la Repubblica è finita». Non potevamo continuare a dare lo spettacolo di un Parlamento impotente che non riusciva a eleggere il presidente. Le lotte contrapposte furono archiviate e vennero fuori due ipotesi: quella di votare per il presidente della Camera, cioè Scalfaro, o per il presidente del Senato Giovanni Spadolini. Noi eravamo divisi. Io alla vigilia del voto ebbi forti pressioni da importantissimi personaggi dell'editoria e dell'imprenditorialità italiana perché scegliessi per Spadolini».

 

Lei invece...

scalfaro

«Io parlai con Spadolini, gli dissi che sarebbe stato un ottimo presidente, ma aggiunsi: "Temo che se noi puntiamo su di te siamo sconfitti e se siamo sconfitti rafforziamo Andreotti, Forlani e Craxi". Poi la sera delle elezioni, era già buio, mi presentai nello studio di Scalfaro, mi sedetti accanto a lui sul divano e gli dissi senza preamboli: "Sono venuto a dirti che domani noi voteremo per te".

 

Lui mi ringraziò calorosamente pensando che i nostri voti gli garantissero il successo. "Però..",continuai io con un certo imbarazzo. "Però?", mi interruppe Scalfaro preoccupato. Io proseguii: "Devi sapere che nel nostro gruppo c'è una grossa riserva per la tua forte inclinazione religiosa e qualcuno teme che tu possa entrare in conflitto con la necessaria connotazione laica del capo dello Stato".

craxi

 

Ma prima che io continuassi, lui alzò la mano destra a mo' di giuramento e disse: "Capisco, ma di' ai tuoi che io sono serenamente degasperiano, la Chiesa è la Chiesa, lo Stato è lo Stato, non ci deve essere e non ci sarà nessuna commistione". Io gli credetti, lo riferii ai gruppi del Pds e per rafforzare la mia posizione riportai anche un altro mio colloquio, quello con Pannella, che aveva avuto da Scalfaro le stesse garanzie».

 

E Scalfaro venne eletto.

FORLANI ANDREOTTI 2

«Il che dimostra l'imprevedibilità di queste elezioni. Il super cattolico Scalfaro divenne presidente con il sostegno di due super laici, me e Pannella. Già, non è vero quello che leggo in questi giorni che nelle elezioni del presidente c'è una regia unica: ci sono molte regie che si intrecciano e si elidono a vicenda. Direi che l'elezione del capo dello Stato è più simile alla morra cinese: io metto la pietra per spuntare le forbici, poi c'è un altro che mette la carta per coprire la pietra Ci sono elementi imponderabili dentro i quali però c'è sempre il filo rosso della politica» .

capalbio bacio occhettoBOLOGNINA TRENT ANNI DOPO PRODI OCCHETTO FASSINO rondolino occhetto

Ultimi Dagoreport

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...