umberto bossi padania ampolla

LA "PADANIA", LA GENIALE INVENZIONE DI UMBERTO BOSSI – “IL FOGLIO”: “LA SUA LEGA NON ESISTE PIÙ DA TEMPO; SI È TRASFORMATA NELLA LEGA DI SALVINI CHE NON AMAVA. MA IL POPOLO RESTA QUELLO DI BOSSI, COSÌ POCO CAPITO E AMATO FUORI DALLE TERRE DEL NORD, LA MITICA ‘PADANIA’ OGGI DIMENTICATA, È STATO UN SOGNO POPOLANO, DI POPOLO STALLE E CAPANNONI. NON UN RUTTO POPULISTA, QUALCOSA CHE AVEVA A CHE FARE CON UN GERGO, UN DIALETTO, UN VERNACOLO DI IDEE BASIC MA PRODUTTIVE CHE ERA IL TESSUTO COMUNE DI UN POPOLO. QUEL CHE RESTAVA, AL NORD, PASOLINIANAMENTE, DI UN POPOLO” – MASSIMO FINI: “A BOSSI PIACEVA LA VITA SEMPLICE, ANCHE SE NON ERA UN UOMO SEMPLICE. GLI MANCAVA TOTALMENTE LA SPOCCHIA DELL’UOMO POLITICO. LA SUA GRANDE CAPACITÀ ERA ASSIMILARE TUTTO CIÒ CHE VEDEVA, ASCOLTAVA E ANCHE QUEL POCO CHE LEGGEVA PER POI USARLO AI PROPRI FINI…

 

 

umberto bossi 1997 foto lapresse

UN UOMO SEMPLICE, MA NON ROZZO: QUELLE CENE DI NOTTE CON VIMERCATI

Estratto dell’articolo di Massimo Fini per “il Fatto quotidiano”

 

[…] Ma cosa voleva costui con le sue idee stravaganti quanto confuse? Eppure le idee dell’“Umberto” non erano né stravaganti né confuse. Le contestatissime “macroregioni” (“le tre italiette”, Ugo Intini fra i tantissimi), erano la semplice constatazione di un dato di fatto: che Nord, Centro, Sud sono regioni, socialmente, economicamente, culturalmente, psicologicamente e anche climaticamente diverse.

 

[…]  Postulava che in un’Europa politicamente unita i punti di riferimento periferici non sarebbero più stati gli Stati nazionali, ma appunto “macroregioni” più coese dal punto di vista economico, sociale, linguistico (Tirolo e Alto Adige per esempio o Riviera di Ponente e Provenza per farne un altro).

 

umberto bossi con roberto maroni alla festa della lega nord 2017 foto lapresse

Idea utopica, perché l’unità politica d’Europa era molto di là da venire tant’è che non si è realizzata ancora oggi. Bossi si era anche inventato dei miti fondativi (“il Dio Po”, la Padania). Poveri miti, ma comunque miti in un Italia partitocratica completamente priva di immaginazione e quindi di ideali. La Lega Lombarda cominciò a essere presa sul serio quando si vide che al Nord prendeva il 40 per cento dei voti e che quindi, per usare il linguaggio dello stesso Bossi, c’era un “idem sentire”.

 

Allora ebbe inizio da parte della burocrazia partitocratica una campagna di denigrazione e di violenza quale nemmeno le Brigate Rosse avevano conosciuto. Qualcuno ricorderà, forse, l’irruzione della Digos nella sede della Lega, partito politico rappresentato in Parlamento, caso unico nella storia dell’Italia repubblicana.

 

umberto bossi foto lapresse 12

E ricorderà, forse, la fotografia di Roberto Maroni steso a terra, privo di conoscenza, cui Bossi sorregge il capo. La Lega di Bossi, a differenza di quella di Salvini, non era razzista. La mitica “Padania” era di chi ci vive e ci lavora senza andare a fare controlli del sangue sulle sue origini.

 

Naturalmente i cronisti andavano nelle più profonde valli bergamasche per farsi dire qualcosa di antimeridionale. Ho conosciuto molto bene Umberto Bossi. Era un uomo semplice ma nient’affatto rozzo. Basta andare a rileggere il discorso alla Camera del 21 dicembre 1994 in cui fece cadere il primo governo Berlusconi: non c’è una sbavatura né istituzionale, né logica, né, tantomeno, grammaticale.

 

A Bossi, pur al massimo del suo successo, piaceva la vita semplice, anche se non era un uomo semplice. […]  Gli mancava totalmente la spocchia dell’uomo politico. Quante volte Vimercati e io, a cena la notte, gli telefonavamo dicendogli “Siamo qui, ci raggiungi?” e lui, se non aveva altri impegni che lo opprimevano, arrivava dopo una mezz’oretta. Una volta mi telefonò per chiedermi se ero disposto a dirigere L’Indipendente. “Be’, vieni a casa mia e ne parliamo”.

 

umberto bossi foto lapresse 11

Questo quando qualsiasi uomo politico di mezza e di mezzissima tacca, per avere un incontro con un qualsiasi boss, ti fa passare per mille intermediari. Quando fu a casa mia, seduto sull’ormai mitico divano rosso, forse intimidito dai tanti libri, indicando un alto scaffale disse “Quella è La ragione aveva torto”.

 

“Sì Umberto, è proprio La Ragione” anche se non era vero. La grande capacità di Bossi era di assimilare tutto ciò che vedeva, ascoltava e anche quel poco che leggeva per poi usarlo ai propri fini. Che, secondo me, è il vero segno dell’intelligenza. Umberto Bossi era un uomo di passione e gli uomini di passione ci lasciano quasi sempre la pelle prima degli altri.

 

Roberto Maroni e Umberto Bossi a Pontida

VITA E OPERE DI UMBERTO BOSSI, ICONA DI UN NORD POPOLARE FATTO NON SOLO DI AMPOLLE

Estratto dell’articolo di Maurizio Crippa per “il Foglio”

 

Scrivemmo qui molto tempo fa, in uno dei consueti esercizi di sprezzatura giornalistica, incuranti delle ipocrisie dei coccodrilli, che la Seconda Repubblica (già era agli sgoccioli) avrebbe conosciuto due soli grandi funerali di popolo per i suoi uomini politici […].

 

Quello di Umberto Bossi e quello di Silvio Berlusconi. Tutti pensavano che il primo sarebbe stato quello del Senatur, date le note condizioni di salute dopo l’ictus del 2004, ovviamente. Ma anche in questo il Cavaliere è riuscito ad arrivare primo.

 

LA CANOTTIERA DI BOSSI E I BOXER DI SALVINI

[…] Ancora doveva venire (2012) la “notte delle ramazze”, a metà strada tra l’autodafé e l’uccisione del padre, quando Bobo Maroni, buonanima, tentò di ridare l’onore (una delle idee più nefaste, in politica) alla Lega Nord travolta dal Cerchio Magico, dalla “Badante”, dalle scemenze paternali del Trota, dai diamanti in Tanzania.

 

E doveva passare un altro anno ancora, 2013, perché Matteo Salvini si prendesse la Lega (quel che allora restava) e gli desse la torsione populista, sovranista, nazionale ma putinista che sappiamo.

 

Umberto Bossi era da un decennio malato, eppure ancora presente, nel suo vecchio partito, il più longevo d’Italia da molti decenni a questa parte. Da allora il suo vero cruccio è stato quello, il tradimento mai digerito della Lega delle Origini, il dio Po e il Pratone di Pontida, oggetto di culto e di visite, dispensatore di oracoli magari più controintuitivi che nel passato, ma che messi a confronto con quel che passava nella politica del lungo tramonto primorepubblicano sembravano perle di saggezza. Ci ha giocato e ci si è immalinconito, in quel ruolo di Vecchio della Montagna in disgrazia, per molto tempo.

 

umberto bossi con l ampolla per benedire la padania

[…] La sua Lega, il “vento del nord”, non esiste più da tempo; si è trasformata nella Lega di Salvini che sappiamo, e che lui non amava. La secessione dei tempi eroici ha generato una robusta storia di governatori e amministratori, che parlano al massimo di federalismo ben temperato.

 

Ma il popolo resta quello di Bossi, così poco capito e amato fuori dalle terre del nord, la mitica “Padania” oggi dimenticata, è stato un sogno popolano, di popolo stalle e capannoni. Non un rutto populista, qualcosa che aveva a che fare con un gergo, un dialetto, un vernacolo di idee basic ma produttive che era il tessuto comune di un popolo. Quel che restava, al nord, pasolinianamente, di un popolo. Chissà se lo saluterà come merita.

umberto bossi foto lapresse 13STRISCIONE DI UMBERTO BOSSI A PONTIDAumberto bossi foto lapresse 9umberto bossi con il figlio renzo foto lapresseumberto bossi foto lapresse 16umberto bossi foto lapresse 14fedele confalonieri umberto bossi foto lapresseumberto bossi foto lapresse 17umberto bossi foto lapresse 6

 

salvini bossi pontida

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