afghanistan obama

PANTANO AFGHANISTAN - OBAMA PUNTA A FINIRE IL MANDATO SENZA TRUPPE AL FRONTE MA IL RITIRO DAL PAESE ASIATICO ENTRO IL 2016 DIVENTA QUASI IMPOSSIBILE - IL RISCHIO DI RIPETERE L’ERRORE COMMESSO IN IRAQ E LASCIARE CAMPO LIBERO ALL’ISIS

GUERRA AFGHANISTAN 1GUERRA AFGHANISTAN 1

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

I tempi e i modi del ritiro americano dall’Afghanistan non sono ancora stati decisi in maniera definitiva. Lo hanno detto a fine settembre fonti autorevoli dell’amministrazione Usa, parlando con gli alleati della Nato, in vista della riunione ministeriale dell’Alleanza in programma l’8 ottobre. A questo incontro parteciperà il capo del Pentagono Carter, che visiterà pure l’Italia il 5 e 6 ottobre, e approfitterà dell’appuntamento di Bruxelles per discutere anche l’impegno futuro nel paese asiatico ormai in guerra da 14 anni. 
 

Il presidente Obama ha espresso la volontà di completare il ritiro entro la fine del suo mandato, cioé nel dicembre del 2016, ma il tragico errore commesso con l’ospedale di Medici Senza Frontiere dimostra perché questo obiettivo potrebbe diventare impossibile. Gli aerei americani, infatti, stavano bombardando per aiutare le forze armate afghane a riprendere Kunduz, la città più grande mai riconquistata finora dai talebani.

 

La causa dell’incidente, dunque, prova quanto sia reale il rischio di ripetere l’errore commesso in Iraq, dove il ritiro affrettato delle forze Usa ha consentito all’Isis di riempire lo spazio lasciato vuoto dal governo sciita di Baghdad. Nello stesso tempo, però, l’incidente aumenterà le pressioni a favore del disimpegno americano, complicando anche le relazioni col nuovo presidente Ghani, che si era nuovamente schierato con Washington dopo i tentennamenti finali del suo predecessore Karzai, e aveva chiesto e ottenuto di ritardare il ritiro della coalizione internazionale guidata dagli Usa.
 

AFGHANISTAN GUERRAAFGHANISTAN GUERRA

Il programma in bilico
Secondo il calendario previsto dalla Casa Bianca, le truppe americane dovevano scendere dai 32.000 uomini del 2014 ai 9.800 di oggi, riducendosi ancora della metà entro la fine del 2015. Il numero poi si doveva azzerare con la conclusione del mandato presidenziale. A marzo, proprio su richiesta di Ghani, Obama aveva rallentato il ritiro, e anche l’Italia aveva risposto in maniera positiva continuando il proprio impegno nella zona di Herat. 
 

La richiesta di Ghani aveva due motivi: primo, evitare che la partenza della coalizione aprisse le porte dell’Afghanistan alla riconquista da parte degli estremisti, che avevano ospitato gli organizzatori degli attentati dell’11 settembre 2001; secondo, dare credibilità ai tentativi di fare un accordo di pace con i talebani, che erano già in corso segretamente nei paesi del Golfo.
 

La strategia talebana
Il recente annuncio della morte del Mullah Omar ha cambiato in buona parte le carte in tavola, spingendo la fazione più intransigente del gruppo a disconoscere le trattative per la convivenza col governo. Nello stesso tempo, il ritiro annunciato della coalizione ha convinto gli stessi estremisti che non c’è motivo per negoziare una soluzione politica: basta aspettare e sopravvivere fino alla fine del 2016, per poi lanciare una controffensiva tipo quella dello Stato Islamico, e riprendersi tutto l’Afghanistan scacciando il governo di Ghani. Quindi le operazioni militari sono diventate più intense e sfrontate, sotto la guida del nuovo leader Mullah Akhtar Mansour, e col sospettato aiuto dell’Iran e dei servizi deviati pakistani.
 

GUERRA AFGHANISTANGUERRA AFGHANISTAN

L’assalto riuscito contro Kunduz è la dimostrazione di questa nuova strategia, e quindi era diventato indispensabile riprenderla, per evitare che i talebani prendessero il coraggio di lanciare operazioni simili anche contro altre province tipo Helmand, Kandahar o Nangarhar.

 

Perciò le forze speciali americane sono tornate a combattere in questa città, oltre ad assistere i militari afghani e guidare i bombardamenti dell’Air Force, come quello tragicamente sbagliato sull’ospedale. Ora il problema è decidere come procedere: continuare il ritiro, esponendosi al rischio che i talebani riprendano tutto l’Afghanistan, oppure proseguire l’intervento, col pericolo di altri incidenti che infiammeranno la popolazione civile?
 

ospedale msf bombardato afghanistan 1ospedale msf bombardato afghanistan 1

Cambio di rotta
Il dilemma è stato spiegato bene al Wall Street Journal dal «chief executive» Abdullah Abdullah, che aveva visitato il giornale proprio il giorno prima della tragedia di Kunduz: «Io sono personalmente assolutamente convinto, e sono sicuro che il presidente Ghani sia della stessa opinione, che il ritiro pianificato al momento per il 2016 sia un grande rischio per noi, e per i risultati ottenuti dagli afghani e americani negli ultimi 14 anni.

 

Nelle nostre discussioni, concordiamo tutti che è assolutamente importante avere una presenza oltre il 2016, affinché le nostre forze armate siano in grado di controllare la situazione».

bombe ospedale afghanistanbombe ospedale afghanistan

 

Dal 2001 ad oggi gli Usa hanno speso 700 miliardi di dollari in Afghanistan, e hanno perso 2.300 soldati, più oltre 20.000 feriti. Gli afghani hanno perso 13.000 militari solo negli ultimi 3 anni, più le vittime civili dei vari «danni collaterali» come quello di Kunduz. Eppure non è finita, al punto che il ritiro sta tornando in discussione anche con gli alleati europei.

ospedale afghanistan bombardato 9ospedale afghanistan bombardato 9bombe ospedale afghanistan 1bombe ospedale afghanistan 1AFGHANISTAN OBAMAAFGHANISTAN OBAMA

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...