DEMOCRAZIA E PUTINATE - UN UOMO ELETTO CON PIÙ' DEL 60% DEI VOTI CHE DEVE GIURARE NEL CHIUSO DI UNA FORTEZZA MEDIOEVALE, PRESIDIATA DAI SOLDATI, APPLAUDITO A PIENE MANINE DA UN MILIARDARIO BRIANZOLO IN GITA DI PIACERE (E AFFARI PERSONALI) - SPARATO IL ‘PIANO DECENNALE’: 25 MILIONI DI POSTI DI LAVORO, SALARI AUMENTATI DEL 50% E L'ESERCITO DOVRÀ MODERNIZZARE IL 70% DELL'ARSENALE - PER FARLO IL CREMLINO HA BISOGNO DEL PETROLIO A 180 $ AL BARILE…

Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

Lo Zar ha giurato e per la terza volta si è ripreso il Cremlino. Cosa sia oggi la Russia, un Paese in mezzo al guado tra democrazia e dispotismo autocratico, l'insediamento di Vladimir Putin alla presidenza lo ha offerto graficamente, con una cerimonia ricca di simboli e suggestioni, dove memoria zarista e passato sovietico hanno come indicato limiti e ambiguità del presente democratico.

Un centro città svuotato e silenzioso ha fatto da straordinario palcoscenico per un'incoronazione senza popolo, dove solo i dignitari del regime e pochi amici venuti da lontano hanno celebrato il ritorno di Putin, scontato vincitore nelle urne di marzo. E che un uomo eletto con più del 60% dei voti debba giurare nel chiuso di una fortezza medioevale, presidiata da migliaia di soldati, è sintomatico di quanto il potere russo resti ermetico, distante e restio a una piena legittimazione popolare.

Duemila invitati hanno atteso Vladimir Vladimirovich, distribuiti nelle sale d'onore del Cremlino: San Giorgio, Sant'Alessandro e quella tutta d'oro di Sant'Andrea. La guardia a cavallo lo ha atteso in tenuta da parata: per caso o per scelta, indossava la storica uniforme del 1812, quando regnava lo Zar Alessandro I, vincitore di Napoleone e dei francesi. Putin ha giurato sulla nuova Costituzione davanti a Valery Zorkyn, capo della Corte Suprema. Ma a ricordare che tutto si tiene nella grande matrioska russa, è venuto l'emozionante Coro dell'Accademia Militare di Mosca, che ha intonato l'inno nazionale, bellissimo e invariato, dall'Urss alla Russia.

Poi i discorsi, che a Silvio Berlusconi, sorridente in prima fila accanto al patriarca Kirill e all'ex cancelliere Gerhard Schröder, sono stati tradotti da una bionda signora sussurrante. Prima Dmitrij Medvedev, che Putin ha già rinominato primo ministro e ha offerto una narrativa democratica e liberale dei propri 4 anni al vertice, forse col pensiero rivolto al suo futuro politico.

Poi il nuovo sovrano, che ha definito l'obbligo di servire il Paese e il popolo come «il senso e lo scopo della mia vita». I prossimi anni, ha detto Putin, «saranno decisivi per la Russia». Occorrerà costruire una nuova e moderna economia, «diventare leader e centro di gravità di tutta l'Eurasia».

Obiettivi raggiungibili solo se «resteremo uniti, agiremo insieme, ameremo la nostra patria, rafforzeremo democrazia, diritti e libertà costituzionali». E ancora, Putin dixit, «vogliamo vivere in un Paese democratico, dove ognuno abbia l'opportunità e la libertà di valorizzare il proprio talento e lavoro, una Russia di successo rispettata dal mondo come partner affidabile, onesto e prevedibile».

Parole in contrasto con i 300 fermi di oppositori, compiuti ancora ieri dalla polizia (dopo i 450 del giorno prima) nelle poche zone del centro accessibili ai pedoni. Sembra che molti sedessero in caffè all'aperto, ostentando il nastro bianco del movimento anti-Putin.
Nulla comunque ha turbato il rito nella fortezza, proseguito con la parata sulla Piazza delle Tre Cattedrali. Poi la benedizione di Kirill, dentro l'Annunciazione, la chiesa di famiglia dei Romanov. Ed è stato l'attimo familiare di Vladimir Vladimirovich, che ha baciato tre volte una triste e stranita Lyudmilla, la moglie riapparsa dopo mesi di assenza e voci su un matrimonio ormai a pezzi.

Sono bastate poche ore perché Putin desse il segnale di avere di nuovo in mano le redini. Il nuovo presidente ha lanciato una serie di ukaze: entro il 2020, il governo dovrà creare 25 milioni di posti di lavoro, entro il 2018 i salari reali dovranno aumentare del 50% e l'esercito dovrà modernizzare il 70% dell'arsenale. Roba da far morire d'invidia i paladini della crescita in Europa. «Ma per farlo - spiega il politologo Gleb Pavlovski - gli servirebbe il petrolio a 180 dollari il barile».

 

 

Berlusconi e PutinBerlusconi e PutinBerlusconi e Putin piu pilu per tutti LE PORTE DELLA SALA DI SAN GIORGIO E DELLA SALA DORO VENGONO APERTE PER VLADIMIR PUTIN Berlusconi e PutinBerlusconi e PutinPUTIN E MEDVEDEV PER LO SCAMBIO DI POLTRONE VLADIMIR PUTIN ALLA FESTA PER IL SUO GIURAMENTO DA PRESIDENTE APPLAUDITO DA SILVIO BERLUSCONI

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