SCOLAPASTA: LA PARTITA DEL CONCLAVE DECISA DAI BRASILIANI

Franca Giansoldati per Il Messaggero

La rivoluzione è iniziata l'altra sera, dopo che il cardinale Re si è avvicinato per chiedergli: accetti la tua elezione a Sommo Pontefice? E dopo che sono state bruciate tutte le schede nella stufa e si è resa ben visibile la fumata bianca dal comignolo; poi sono trascorsi più di 50 minuti prima che Francesco facesse capolino dalla Loggia delle Benedizioni per mostrarsi al mondo.

Ha dovuto prima vestirsi di bianco, accettare l'atto di ossequio degli elettori, intonare il Te Deum (che ha fatto rifiutando di sedersi sul trono papale, restando sempre in piedi). In piazza erano in molti a chiedersi il perché di quella lunga attesa. Anche il dietro le quinte di una cerimonia segreta e unica al mondo a volte può essere attraversata da piccoli gesti che fanno capire tanto del carattere di una persona. Francesco tra le prime cose ha voluto telefonare proprio a Ratzinger, per sottolineare il legame di fiducia esistente. Un grande gesto. Poi si è affacciato con quel «buonasera» un po' spiazzante.

IL GRANDE ELETTORE
Accanto a lui era presente un cardinale brasiliano, Claudio Hummes, ex arcivescovo di San Paolo del Brasile e già prefetto della congregazione del Clero. Certamente il suo più grande elettore e amico fidato. Bergoglio lo ha voluto vicino a sé in quella occasione riconoscendo che grazie all'infaticabile e paziente rete tessuta dietro le quinte per giorni e giorni dal porporato brasiliano si è creata una piattaforma di consensi tale da poterla immettere in conclave al momento giusto, in caso di stallo, quando i candidati favoriti della vigilia - Scola, Scherer e O'Malley - cominciavano a dare segni di cedimento.

I loro consensi non crescevano come avrebbero dovuto, c'erano resistenze e veti incrociati, gli italiani divisi. Il ticket Scola-Sandri (quest'ultimo come Segretario di Stato) era la grande carta che una parte dei curiali contava di introdurre per raggiungere la soglia dei 77 voti. Il tentativo era di far confluire sul porporato milanese - che per la verità era apparso un po' riluttante e nelle congregazioni generali aveva ricordato che non sono possibili accordi pre Conclave e che quindi si sentiva in imbarazzo per le voci riguardo a promesse di futuri incarichi - i voti di una fetta importante di curiali che nelle prime votazioni avevano probabilmente accordato il loro consenso a Odilo Scherer, l'arcivescovo di San Paolo del Brasile con un passato nella curia romana.

Poi è successo qualcosa che ha fatto mutare il vento, Scola si è ritirato dalla corsa e al quarto scrutinio Bergoglio ha iniziato a prendere voti, fino al quinto spoglio. Decisivo. Al 77esimo voto è scattato un lungo applauso, ma la conta a suo favore è andata avanti. Oltre 80 voti. Il cardinale Damasceno (brasiliano) ha spiegato che i latino-americani hanno molto apprezzato il valore di Bergoglio e, così la storia si è scritta in questo modo, a prescindere da Scola che «semplicemente non ha raggiunto il consenso».

VALLINI
A favore di Francesco sarebbero arrivati anche voti dei wojtyliani di ferro. Il cardinale Dziwiz parlando con alcuni sacerdoti ha riferito che Francesco, prima di essere un uomo di Benedetto XVI, è una figura creata da Giovanni Paolo II «al quale deve tutto». Per questo gli chiederà di portare la Gmg in Polonia nel 2015, anno coincidente con il 1050 anniversario del battesimo della nazione. L'altro cardinale che Francesco aveva accanto era Vallini, il vicario di Roma. Attraverso una lettera ai romani ha «apprezzato» la sua «fermezza nel condannare i peccati, i comportamenti indegni e le controtestimonianze».

 

Cardinale ScolaPAPA BERGOGLIO

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...