IL PARTITO DELLE MANETTE UN REGALO A BERLUSCONI? – MENTRE “IL FATTO” SI DIVIDE (BEHA: “CANDIDATI!” - LILLO: “NON FARLO”), INGROIA TENTENNA: “NON HO ANCORA DECISO SE CANDIDARMI, COME MONTI” - SOTTO IL SUO “OMBRELLO” VORREBBERO TROVARE RIPARO DE MAGISTRIS, FERRERO, I VERDI, I COMUNISTI ITALIANI E DI PIETRO - E GIA’ SI LITIGA: PER IL PDCI SE INGROIA NON VA COL PD SI RISCHIA DI “BUTTARLO NEL CESSO DELL’IRRILEVANZA”…

1- INGROIA, ANCORA NON HO DECISO SE CANDIDARMI
(ASCA) - 'Non mi credete ma e' cosi', non ho ancora deciso se candidarmi'. Lo dice l'ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, in un colloquio con il 'Corriere della Sera', a due giorni dalla convention arancione, venerdi' pomeriggio, a Roma.
'In aereo - spiega - scrivero' il discorso che faro' a Roma. E poi discuteremo, valuteremo. E poi, Berlusconi cambia idea ogni giorno, Monti non sa ancora cosa fare. Adesso chi di politica ne capisce meno di tutti, cioe' io, dev'essere l'unico ad avere le idee chiare?
In questa partita a scacchi che e' diventata la politica italiana, Berlusconi voleva fare il furbo, impostare una campagna elettorale di opposizione per alcuni mesi. Monti per ripicca si e' dimesso. Alla fine il giochino li ha danneggiati entrambi, perche' ha accorciato i tempi per tutti. Per questo i due non sono pronti alle elezioni'. Come lei? 'Esatto, come me'.

'Non capisco - dice poi Ingroia -. Tutti questi argomenti sulla opportunita' o meno per un magistrato di partecipare alla politica francamente mi lasciano allibito. I danni di vent'anni di berlusconismo, purtroppo, sono anche questo. Sento persone lontane mille miglia da lui che ragionano con la sua testa. E' drammatico'. Io 'rispetto tutte le opinioni ma resto della mia: la 'non opportunita' secondo me e' una eresia. Fino a pochi decenni fa era impensabile soltanto che qualcuno mettesse in dubbio il diritto di un magistrato di candidarsi. Abbiamo avuto persino un presidente della Repubblica, Scalfaro, che veniva dalla magistratura. Solo questo dimostra quanto la polemica sia strumentale'.


2 - ECCO IL PARTITO DI INGROIA...
Beatrice Borromeo per Il Fatto

Per una manciata di partiti, venerdì 21 potrebbe essere davvero la fine del mondo. A meno che Antonio Ingroia non annunci senza più riserve né ripensamenti, la sua (ormai quasi scontata) candidatura alle Politiche del 2013.

Il Csm ha concesso ieri l'aspettativa "per motivi elettorali" al magistrato palermitano, pronto ad abbandonare l'incarico Onu in Guatemala per guidare il Quarto polo. E anche se le certezze sono ancora pochissime - a partire dal programma - i protagonisti di questo nuovo progetto politico sono ormai noti.

SIAMO SOLO NOI
In testa c'è il movimento arancione del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ormai pesa in termini elettorali anche più che l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, già salita a bordo. E non senza sofferenza, dato che l'ex pm di Mani Pulite ha dovuto rinunciare al simbolo di partito, che quasi sicuramente non apparirà nella lista unica. Sacrificare l'Idv per salvare se stesso, e pochi altri fedelissimi, dalla probabile batosta alle urne: questo il patto che Di Pietro avrebbe (a malincuore) accettato, dopo la fuoriuscita dal partito di molti parlamentari.

Altro sostenitore a sinistra del Pd è Rifondazione comunista di Paolo Ferrero, che ha abbracciato il Quarto polo senza riserve e senza troppi crucci per l'abbandono del simbolo, con l'unico pragmatico obiettivo di portare un buon numero di deputati in Parlamento.

I politici di professione ci mettono i voti, la base di idee è fornita invece da "Cambiare si può", il movimento nato dall'appello di intellettuali come il politologo Marco Revelli, il sociologo Luciano Gallino e lo storico Paul Ginsborg. "Bastano una vecchia faccia, un litigio, una furberia per scardinare la fiducia che si sta formando intorno a questo progetto - dice al Fatto il professor Revelli - per questo non si accetta nessun gioco di potere, nè soluzioni preconfezionate. E quindi, è evidente, nessun simbolo di partito".

Perché, giura Revelli - che ieri ha scritto anche una lettera aperta a Ingroia invitandolo a cogliere questa "straordinaria opportunità di rifare la politica" - basta anche solo il sospetto lontano di contiguità col Palazzo, in qualunque forma, per mettere in crisi sia i piani che la fiducia di "moltissimi potenziali elettori". Poi c'è la lista sine qua non, quella dello stesso Ingroia, "Io ci sto".

Creata anche per evitare l'identificazione del Quarto polo con gli arancioni, importanti sì, ma che, nelle idee di Ingroia, non devono prendere il sopravvento sull'obiettivo programmatico: cioè comporre una lista civica per la legalitá, la Costituzione e i diritti, come recita il loro manifesto. E che ha già sostenitori eccellenti, tra cui Franco Battiato, Leoluca Orlando, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Gino Strada, Fiorella Mannoia e Vauro.

Il colore arancione potrebbe proprio sparire dal nuovo simbolo, che dovrebbe essere il più possibile allettante per i giovani. Un'immagine "rock", come la V di V per Vendetta (fumetto e film diventato simbolo della protesta contro la crisi). É stato chiesto un consulto di comunicazione a Carlo Freccero, direttore di Rai4. Un'ipotesi di slogan: "Non gettare il tuo dissenso, vota e partecipa a rivolta democratica". Ancora in corso il ballottaggio tra "rivolta" e "rivoluzione", quest'ultima un po' troppo vintage.

SENZA IL PD
Altri due gruppi, poi, potrebbero appoggiare il Quarto polo: i Verdi di Angelo Bonelli e il Pdci di Oliviero Diliberto, amico di Ingroia (che infatti l'anno scorso andò al suo congresso incassando non poche critiche). "Sono gli unici che continuano a pensare a un'alleanza con il Pd", spiega il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, di Rifondazione. Conferma Elias Vacca, Pdci: "Ingroia rappresenta la vera svolta, non si può esporlo e poi buttarlo nel cesso dell'irrilevanza".

Spiega Vacca: "Lo dico onestamente, non è affatto detto che si passerà lo sbarramento del 4 per cento. Sarebbe davvero imbarazzante restare fuori e Bersani pesa abbastanza per rendere il Pd indipendente e autonomo dall'Udc e dall'agenda Monti". Per ora i sondaggi, ancora poco attendibili in assenza di un candidato premier ufficiale e della campagna elettorale, danno il Quarto polo al 5 per cento circa, ma per Revelli "l'unico modo per superare la soglia è non essere ambigui.

Contare i voti col bilancino è roba vecchia, mentre una politica nuova e diversa parlerebbe a moltissimi cittadini oggi disgustati". E poi, aggiunge Sodano, "ci sono i movimenti ‘No Tav', per l'acqua pubblica, contro l'articolo 18: tutti nel nostro Dna, tutti bacini elettorali". E aggiunge: "Se c'è Ingroia non c'è il Pd. É automatico". La questione Napolitano e il sostegno del Pd al Colle nello scontro con la Procura di Palermo è difficile da ignorare.

3 - OLIVIERO BEHA: È L'UOMO GIUSTO PER LA NUOVA RESISTENZA
Dal "Fatto quotidiano"

In altri tempi sottoscriverei per intero il fondo di ieri del Direttore su Ingroia, "meglio magistrato che politico". Esattamente per i motivi indicati da Padellaro, troppo ovvi e sensati per doverli ripetere. Magari aggiungendo che un Ingroia che non cambia pelle sarebbe una buona notizia in un Paese camaleontico in cui spesso i magistrati in politica hanno fatto danni scomponendo l'idea stessa del giudice che segue una legge uguale per tutti.

La politica è roba di parte e di partito, dunque per certi versi proprio l'opposto. Ma i tempi sono questi, e con questi dobbiamo fare i conti. Siamo ancora ben dentro una stagione di "pace incivile" in un Paese più stravolto che nel secondo dopoguerra. Se Ingroia intende rappresentare una resistenza al degrado e al disonore come ha fatto da magistrato specie nell'ultimo clamoroso caso del negoziato "Stato-mafia" e insieme un nuovo inizio, bè, mi si dimostri che c'è in giro di meglio e solo allora converrò con il Direttore. Questo in via di principio.

Andando alla sostanza politico-elettorale della questione, per cui il nascente o neonato Quarto Polo sub specie arancione rischierebbe un autentico flop elettorale con le conseguenze immaginabili per Ingroia e coloro che gli stanno vicino, qui il discorso è ancora più semplice: costruire in poche settimane una base elettorale resistenziale e innovativa è certamente un'impresa, ma guardandosi attorno è forse l'unica impresa politica degna di nota in tempi così grami. Quindi capitalizzare la stima e le firme per il magistrato senza macchia e senza paura che non ha guardato in faccia nessuno, dal Colle in giù, in chiave elettorale dovrebbe essere un piacere e un onore, non un miraggio. Altrimenti vorrebbe dire che "cambiare non si può né si deve".

4 - MARCO LILLO: RISCHIA DI BUTTARE A MARE LA SUA CORAGGIOSA STORIA
Dal "Fatto quotidiano"

Non bisogna leggere i giornali berlusconiani per capire perché la candidatura di Ingroia è un errore, un danno alle indagini e uno sfregio all'immagine della magistratura. Per capire perché Ingroia non deve candidarsi basta leggere la sua memoria nell'indagine sulla
trattativa Stato-mafia.

In quel documento, firmato assieme ai colleghi Di Matteo, Del Bene e Tartaglia, Ingroia scrive che "due sono i politici-cerniera, le cinghie di trasmissione della minaccia della mafia allo Stato: Mannino prima e Dell'Utri dopo", aggiunge che "il lungo iter della travagliata trattativa trovò finalmente il suo approdo nelle garanzie assicurate dal duo Dell'Utri-Berlusconi" con l'avvento della Seconda Repubblica e "la definitiva saldatura del nuovo patto di coesistenza Stato-mafia".

Ingroia ha scritto questo atto d'accusa devastante per Mannino e Dell'Utri, ma anche per Berlusconi solo il 5 novembre scorso. Tre mesi dopo competerà alle elezioni, magari con Dell'Utri e Mannino, mentre a Palermo è in corso l'udienza che dovrà stabilire se ci sono le prove per mandare a giudizio i suoi ex indagati e futuri rivali.

Qualcuno medita addirittura una sua velleitaria candidatura a premier, magari contro quel Berlusconi accusato da Ingroia di aver siglato un patto con la mafia. Se si candidasse davvero, Ingroia permetterebbe a Berlusconi di passare per vittima e squalificherebbe la sua coraggiosa ricerca della verità sulle stragi e le origini di Forza Italia a mera arma di lotta politica. Tutto questo per cosa? Per creare una lista di ex pm alleati di Pd e Sel? Talvolta è più difficile dire "Io non ci sto" che scrivere appelli intitolati "Io ci sto". Dottor Ingroia ci ripensi: è meglio essere ricordato per la foto ingiallita con il suo maestro Paolo Borsellino piuttosto che per una spruzzata di arancione sulla foto di Vasto.

 

Antonio Ingroia Marco LilloOLIVIERO BEHA LUIGI DE MAGISTRIS PRESENTA IL MOVIMENTO ARANCIONEANTONIO DI PIETRO DURANTE UN COMIZIO jpegANTONIO DI PIETRO CON LA COPPOLAOliviero Diliberto Paolo Ferrero

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