PISTELLI O CULATELLI? IL PD ALL’ESAME DI OBAMA (CHE STRAVEDE PER MONTI) - MISSIONE DI LAPO PISTELLI A WASHINGTON CHE RASSICURA: “ANCHE SE VINCIAMO SAREMO ALLEATI CON MONTI” - IL PRIMO ORDINE USA E’ DI TAGLIARE I RAPPORTI CON PUTIN (CONSOLIDATI DA BERLUSCONI) - I SINISTRATI SOGNANO UN TRIANGOLO OBAMA-HOLLANDE-BERSANI SU CRESCITA ECONOMICA, IMMIGRAZIONE E ENERGIA, IN BARBA A MERKEL-MONTI…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

Invitata a partecipare all'Inauguration, una delegazione del Pd è impegnata in una maratona di 72 ore di incontri con amministrazione Obama, partito democratico, Congresso e centri studi per illustrare l'agenda del governo italiano guidato da Pierluigi Bersani che potrebbe uscire dalle urne.

È Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, che in una pausa dei colloqui, fra Dipartimento di Stato e governatori democratici, descrive la cornice della missione a tappe forzate: «Gli americani conoscono bene i numeri, sanno che fra poco più di un mese saremo noi al governo e siamo qui per spiegargli cosa abbiamo in mente di fare». Philip Gordon, vice di Hillary Clinton per l'Europa al Dipartimento di Stato, ha posto l'interrogativo sul futuro delle riforme del governo Monti e la risposta di Pistelli è stata duplice.

Primo: «Le riforme sono state possibili grazie ai nostri contributi e voti in Parlamento» e dunque il Pd se ne sente titolare tanto quanto il premier uscente. Secondo: «L'Italia tocca il pareggio di bilancio, è il secondo Paese per avanzo primario e dunque è il momento di impegnarsi per la crescita, che ci sarà nel 2014».

Agli interrogativi degli interlocutori americani sulla sorte politica di Monti, con cui l'amministrazione Obama ha avuto un rapporto stretto, Pistelli ha assicurato che «faremo un governo di coalizione anche se avremo il 51 per cento al Senato» e dunque vi sarà spazio per un'intesa con il premier uscente «sebbene la sua scelta di guidare una lista elettorale ne ha fatto un nostro concorrente».

Il Pd non ritiene però di aver bisogno di Monti in termini di credibilità economica: «Bersani è stato governatore dell'Emilia Romagna e ha firmato le privatizzazioni nel governo Prodi dimostrando nei fatti quale modello economico persegue». Poiché l'ipotesi di un viaggio di Bersani a Washington prima delle elezioni si scontra con i tempi stretti e l'incrocio dei calendari istituzionali nelle due capitali, la visita della delegazione del Pd attira forte interesse.

I consiglieri di politica estera di Nancy Pelosi, Harry Reid e John Kerry - i leader democratici al Congresso - hanno voluto un approfondimento sulle posizioni del Pd sull'Europa e Pistelli ha spiegato la coincidenza fra «sostegno al rafforzamento dell'unione monetaria e impegno per la crescita» che è poi anche l'auspicio dell'amministrazione Obama.

Da qui lo scenario, di cui ha parlato al «Center for American Progress» Luca Bader, veterano dei rapporti fra Pd e democratici Usa, sulla possibile genesi di un'«agenda comune» fra amministrazione Obama, presidenza Hollande e futuro governo Bersani «perché è la prima volta dalla fine degli anni Novanta che ci sarà una coincidenza di tempi fra i governi progressisti a Washington, Parigi e Roma».

Sulla base dei colloqui alla Brookings Institution, alla John Hopkins, alla Fondazione Carnegie, al Congresso e con i governatori, Pistelli individua i «punti di convergenza» fra Obama, Hollande e Bersani in «crescita economica, immigrazione e energia». Sul fronte della politica estera Gordon ha espresso l'auspicio di un'Europa sempre più «partner globale degli Stati Uniti» nelle aree di crisi e Pistelli si è detto a favore di un «maggior impegno dell'Ue a sostegno delle primavere arabe» oltre a concordare sulla necessità che l'Iran non abbia l'arma atomica.

«L'amicizia transatlantica è una dato solido - sottolinea Pistelli, che accompagnò Bersani a Washington e New York nel 2010 - e questi incontri servono a definire un cammino comune». In tale cornice Gordon ha espresso l'auspicio per un maggior impegno dell'Italia a favore delle riforme in Russia ovvero un superamento dello stretto legame Berlusconi-Putin mai digerito da Washington. A dispetto di un'agenda mozzafiato, Pistelli e Bader hanno trovato il tempo per partecipare anche all'assegnazione del «Premio Machiavelli» a Jim Messina, l'architetto della rielezione di Barack Obama.

 

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