renzi occhiolino

 IL PARTITO DEMOCRATICO E’ MORTO: ORA E’ DIVENTATO UN ORTICELLO PRIVATO DI RENZI - SALLUSTI: “HA FATTO PIAZZA PULITA DI DISSENZIENTI, SCETTICI, CRITICI E POSSIBLI CONCORRENTI. È IL SEGNALE CHE IL DOPO ELEZIONI SARÀ UN MOMENTO COMPLICATO E DAGLI SBOCCHI IMPREVEDIBILI, UN PASSAGGIO CHE RICHIEDERÀ GRUPPI PARLAMENTARI COESI E PRONTI A ESEGUIRE, SENZA SE E SENZA MA, GLI ORDINI..."

1 - RENZI CAMBIA PARTITO

Alessandro Sallusti per “il Giornale”

 

FRANCESCHINI RENZI

Matteo Renzi ha fatto piazza pulita di dissenzienti, scettici, critici e possibili concorrenti. Nelle liste del Pd alle elezioni politiche ci saranno di fatto solo renziani doc, senza guardare in faccia a nessuno, neppure a notabili del peso di Franceschini, Orlando e Gentiloni stesso che correranno sì, ma senza truppe. Dopo essersi liberato dei nemici storici (Bersani e compagnia) che intuendo la malaparata si erano sfilati in tempo dando vita a Liberi e Uguali (che non sarà una Ferrari ma un posto in Parlamento dovrebbe garantirlo) Renzi ha completato il lavoro di rottamazione.

 

orlando renzi franceschini

Il Pd, come lo abbiamo conosciuto, pur nei suoi travagli, negli ultimi vent' anni da oggi non c' è più. Al suo posto è nato il Partito di Renzi, anche se momentaneamente nome e insegna restano gli stessi. Per la sinistra è una rivoluzione epocale. Ogni volta che c'è da compilare liste elettorali, incomprensioni, tensioni, sgambetti e liti sono normali, non soltanto da quelle parti.

 

Ma a memoria non ricordo un loro capo che alla fine non abbia distribuito i posti in modo proporzionale alle correnti interne. Renzi ha rotto anche questo tabù. Evidentemente non ci sono più i comunisti di una volta, e questo non è un male. Tutto ciò però non si spiega solo con il senso di onnipotenza dell' ex premier. È il segnale che il dopo elezioni sarà un momento molto complicato e dagli sbocchi imprevedibili, un passaggio che richiederà gruppi parlamentari coesi e pronti a eseguire senza se e senza ma gli ordini del segretario, anche quelli all' apparenza meno comprensibili dall' opinione pubblica, senza discussioni infinite, veti e ricatti.

RENZI E ORLANDO

 

Renzi, insomma, sta provando a trasformare la sua oggettiva debolezza politica ed elettorale in un punto di forza. Tanti o pochi che saranno, i parlamentari del Pd risponderanno solo a lui, lo seguiranno - almeno in teoria - in qualsiasi avventura, fosse anche quella di archiviare in modo definitivo la lunga e complicata storia del post comunismo. Come dire: o la va o la spacca parte seconda (la prima fu l' azzardo del referendum del 2016).

 

Mossa, bisogna ammetterlo, coraggiosa e senza ritorno. La terza parte non è prevista. L' ultima puntata della serie «Casa Renzi» andrà in onda inesorabilmente la sera del 4 marzo. Possiamo intuire, ma non sappiamo, con quale copione.

GENTILONI BOSCHI RENZI

 

2 - LE “PURGHE RENZIANE”: RESTANO IN CORSA SOLO I SUOI FEDELISSIMI

Laura Cesaretti per “il Giornale”

 

Uno slittamento dietro l'altro, un caso dietro l'altro, uno strappo dietro l'altro. Le liste del Pd, attese per la mattinata di venerdì, sabato sera sono ancora in alto mare: alle 18.30 è Gianni Cuperlo, uno dei nomi di punta della minoranza, a far sapere che rinuncia alla candidatura: «Alle 3 di notte mi sono trovato candidato nel collegio di Sassuolo, a Modena. Ho scoperto di non essere l' unica figura precipitata in quelle terre di antica tradizione della sinistra. Soprattutto ho capito che nessuno lo aveva anticipato ai militanti di lassù».

 

RENZI E BOSCHI

Non ci sta. E tocca rimettere mano al puzzle, che da 48 ore non riesce a prendere forma. «Si è voluta fare una mattanza delle minoranze, con forza brutale e incomprensibile», ulula il deputato uscente Simone Valiante. Più moderato il ministro Andrea Orlando: «Non mi pare che dalla maggioranza del Pd siano arrivate proposte di grande rinnovamento».

Renzi risponde a muso duro: «Sono stanco di certe ricostruzioni. Non c' è stato nessun veto, noi abbiamo subito dei veti nel 2013 ma non ne abbiamo messi nel 2018». Ma ammette: «Non ho usato il lanciafiamme, ma qualche novità notevole c' è stata».

 

RENZI LOTTI

Fatto sta che tutte le correnti vengono prosciugate: la sinistra ma anche i franceschiniani, gli ex Ppi, i gentiloniani. Financo i cosiddetti «napoletaniani»: non solo quelli di lungo corso come Ugo Sposetti, che si è tirato fuori da tempo. Anche dirigenti di grande talento, come il sottosegretario agli Esteri Amendola o la milanese Quartapelle, o di preziosa esperienza come Morando o Manciulli: fuori, o in posizioni più o meno impossibili.

 

Nella notte scoppia anche il caso Giachetti: il vicepresidente della Camera sabato ha annunciato che rinunciava al paracadute del proporzionale per giocarsela nel suo collegio di Roma, quello del quartiere di Monteverde dove è nato e cresciuto.

GIACHETTI

 

Peccato che su quel collegio (difficile, ma non impossibile) avesse messo gli occhi il segretario dei Radicali alleati col Pd, Riccardo Magi, che hanno posto l' aut aut a Renzi: o ce lo dai o salta l' intesa. Alle 3 di notte Giachetti scopre di essere stato rimbalzato a Sesto Fiorentino, in un collegio che, nonostante le apparenze, è assai complicato per il Pd: un terno al lotto, e fuori casa, insomma.

 

Dalema Bonino

«In una sola notte è nato il PdR, il partito di Renzi», accusa Massimo D' Alema, e si intuisce una certa invidia visto che a lui non riuscì del tutto l' operazione PdA. Contro D' Alema, peraltro, il Pd va alla guerra schierando Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo Economico e icona della sinistra, nel suo collegio. «Che il 5 marzo, spero, chiameremo il collegio di Teresa», chiosa Matteo Renzi.

 

Un parto difficile, in ogni caso, con doglie prolungate. Verso le otto di sera il segretario si presenta ai giornalisti che attendono accampati da ore, sorridente e in maniche di camicia bianca, nascondendo bene i segni delle lunghissime ore di travaglio, e annuncia: «Abbiamo messo la migliore squadra in campo per vincere le elezioni, con i più competenti e preparati a portare la fiaccola della speranza accesa in questi anni».

 

renzi padoan

Ammette che «ci sono state molte polemiche, come sempre quando ci sono da fare le liste di nomi», ma ora «non è più tempo di fare polemiche: ci sono le elezioni da fare e c' è la possibilità di vincere». La settimana prossima, annuncia, «presenteremo il programma con 100 punti di cose fatte e da fare». Il caso banche? «Vogliamo metterlo in campo in questa campagna elettorale e lo facciamo per esempio a Siena candidando Padoan: vogliamo dare un messaggio chiaro».

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