SUL PD SVENTOLA BALENA BIANCA – IL DUALISMO RENZI-LETTA RIPROPONE VIZI E VEZZI DELLO SCUDOCROCIATO - IL SINDAHO: ‘NEL PARTITO È IN CORSO UN PROCESSO DI DEMOCRISTIANIZZAZIONE, ANCH’IO HO CERCATO DI CONTENERMI’

Filippo Ceccarelli per ‘La Repubblica'

Quando Matteo Renzi è un po' stanco, come ieri sera, sembra molto più democristiano di quello che è - e lo è davvero parecchio, essendo non solo figlio di un democristiano, ma dallo stesso babbo addestrato fin dalla più tenera età, povero innocente, a decifrare anche i pur minimi slittamenti che si andavano registrando attorno a De Mita, dalle parti di Forlani e perfino ai margini della corrente del Golfo.

Quando Enrico Letta, d'altra parte, si sforza di apparire più tranquillo di quanto sia realmente, come ad esempio nel momento in cui si è materializzato al Nazareno, l'innata sua democristianità è tale da conformare l'andatura con cui si è avvicinato al podietto, la postura presidenziale che ha assunto, nonché la sorvegliata disinvoltura con cui quest'altro «nipote d'arte» ha espresso pacatamente le sue considerazioni così sfumate, come ovvio, da rasentare la più naturale reticenza.

Purtroppo le riprese in streaming non hanno consentito al gentile pubblico di osservare in che modo, o meglio con quale simulata e/o dissimulata espressione del volto il segretario del partito ascoltava l'intervento del presidente del Consiglio. Ma certo la situazione, almeno per i più attempati osservatori della politica, era tutto fuorché inedita.

C'è tutta un'affollata iconografia e sequenziale: Fanfani che guarda De Gasperi, Moro che guarda Fanfani, Andreotti che guarda chiunque altro e così via, per un quarantennio circa. Il fatto che l'uno volesse soffiare la poltrona all'altro era perfettamente e sistematicamente nella norma dello scudo crociato.

Un dualismo così codificato che qualche settimana fa un illustre funzionario e competente studioso del potere che su Europa si firma con il nom de plume di Montesquieu ha rinverdito lo schema applicandolo con i dovuti e maliziosi aggiornamenti ai post-democristiani Renzi e Letta: là dove al reciproco «sostegno formale» corrisponde un «sostanziale lavorio di segno opposto».

Ecco. Tra una verifichetta e un rimpastino la vecchia e cara ipocrisia è ricomparsa ieri in forma smagliante. I due rivali fanno finta di non esserlo, anzi una persona normale direbbe che vanno d'accordo. Ma la «staffetta» in realtà è già dietro l'angolo; così come per Letta è prevista una poltrona «in Europa» come si ventila con formula anch'essa tanto obliqua e generica quanto ostinata e minatoria.

Insomma, meglio che si tolga di mezzo. E il bello, o il brutto, dipende, è che a spingere Renzi verso Palazzo Chigi è al momento chi non gli vuole tanto bene, e lui lo sa benissimo. Come del resto alla fine degli anni 80 lo sapeva benissimo De Mita e infatti resistette per quasi un anno, ma alla fine Forlani e quegli altri del Golfo ce lo spedirono lo stesso per cucinarselo meglio.

Bene. L'intera direzione di ieri è stata dominata dalla più criptica ambiguità di ordine iniziatico. I profani, cioè i cittadini comuni, non hanno afferrato niente di ciò che ieri era in ballo dietro le apparenze. Il tutto aggravato dalla vistosa fuffa che la Seconda Repubblica,
con la sua attitudine a macroscopiche e megalomani strategie, ha introdotto nel discorso pubblico.

A un certo punto l'ex ghost-writer di Veltroni, il senatore Tonini, ai tempi assimilato per il suo aspetto a un barbuto frate cappuccino, se n'è uscito con una formula di natura ossimorica, «temperato dissenso», che ha suscitato il sincero ancorché ironico entusiasmo di Renzi, che di quel mondo antico, crudele e sapiente coltiva le raffinatezze fino a punto da ribattezzare i suoi collaboratori «Arnaldo» (come Forlani) e «Mariano » (come Rumor). Così ieri se n'è uscito: «Debbo dire che nel Pd è in corso un processo di democristianizzazione» ha scherzato, ma fino a un certo punto. Tanto da sentirsi in dovere di aggiungere: «Anch'io ho cercato di contenermi, riuscendoci con difficoltà, com'è noto».

Peccato per quel piccolo sbocco di narcisismo racchiuso nella compiaciuta espressione «com'è noto». I capi dc di una volta, che avevano paura di far peccato, non se la sarebbero fatta scappare. Ma il tempo sciagurato del turbo-ego non passa invano. E se solo si pensa che il Pd doveva o rischiava di essere l'erede e magari il continuatore del Partito comunista, beh, evidentemente la storia si diverte un sacco e l'unione di due democristoidi non fa mai somma intera.

 

Matteo Renzi e Ciriaco De MitaMariaPia Fanfani e Mario d Urso GIULIO ANDREOTTI FORLANI NAPOLITANO COSSIGA FOTO LAPRESSE mariano rumor

Ultimi Dagoreport

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...