trump

PRESIDENZIALI FATTE A MAGLIE - LA PEGGIOR SETTIMANA DI “THE DONALD” COINCIDE CON UNA RACCOLTA RECORD DI DENARO, 82 MILIONI DI DOLLARI NEL SOLO MESE DI LUGLIO - DIETRO IL TYCOON NON C'È IL PARTITO REPUBBLICANO MA UN PARTITO NUOVO, CHE SI ECCITA E METTE I SOLDI PROPRIO SULLE DICHIARAZIONI E SULLE GAFFES CHE INDIGNANO TUTTI GLI ALTRI

TRUMPTRUMP

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

Davvero la campagna elettorale di Donald Trump si avvia al naufragio per colpa del suo ego smisurato, delle sue continue gaffes, della sua incapacità di mettersi in una sintonia minima con il corpaccione della nomenclatura repubblicana che lo ha in dispetto tanto quanto quella democratica?

TRUMP OBAMA CLINTONTRUMP OBAMA CLINTON

 

TRUMPTRUMP

E come si spiega allora che la peggior settimana di The Donald, tutti i sondaggi che danno Hillary Clinton in vantaggio, coincida con una raccolta record di denaro, 82 milioni di dollari nel solo mese di luglio, tutti provenienti da piccole donazioni di privati cittadini, e dopo che  la stampa  aveva dato sull'orlo del fallimento economico la campagna?

 

Sono i misteri di Trump, sono soprattutto i misteri di una corsa elettorale nella quale contro un partito democratico abbastanza incarognito e appesantito dalla impresentabilità della prescelta e dalla ingerenza del presidente in carica, non c'è il partito repubblicano ma c'è un partito nuovo, quello col quale il candidato Donald Trump è davvero in sintonia., ed è un partito che si eccita, spera, mette i soldi proprio sulle dichiarazioni e sulle gaffes che indignano tutti gli altri.

 

È una scommessa vincente? Chi può dirlo quando manca un mese e mezzo al primo dibattito diretto tra i due aspiranti. Chi può dirlo quando c'è un coro mondiale contro uno dei due candidati, un comportamento scorretto di Barak Obama, continue dichiarazioni di antipatia da parte di leader o ex leader repubblicani,una scorrettezza della stampa americana pure mai vista prima. Ma soprattutto chi può dirlo visto che una cosa è chiara: Donald Trump sicuramente vuole vincere ma solo alle sue condizioni.

melania trump 8melania trump 8

 

Che poi il popolo del candidato repubblicano, piaccia o no al giornalista collettivo e al politico per bene, è ben riassunto  nelle frasi della lunga intervista rilasciata da Clint Eastwood alla rivista  Esquire. “Siamo tutti stanchi del politically correct, questa è una generazione di  fighette e  lecca culo. Non ho parlato con Trump, lui dice quello che gli passa per la testa, a volte sono cose stupide come le frasi sul giudice di origine messicana, ma mi fa orrore la stampa che subito corre a dire “oh Dio che razzista”.

 

trump su hillary disgustatotrump su hillary disgustato

Sono delle cornacchie, smettetela, cazzo, non puoi fare questo non puoi fare quello non puoi dire quest'altro, non se ne può più.Quando ho girato “Gran Torino”, il mio produttore mi disse questa è una buona sceneggiatura ma politicamente scorretta e io risposi iniziamo a girare subito”. Certo Clint Eastwood è  repubblicano dal 1951, detesta Hillary Clinton che accusa col suo linguaggio brutale di aver  fatto un sacco di grana da quando è in politica.

 

A Clint Eastwood non dà nessun fastidio che Donald Trump sia sotto accusa furibonda nella polemica sull' intervento alla convention democratica del padre di un soldato pachistano morto in Iraq nel 2004.Mr  Khan padre è diventato il simbolo del musulmano buono, che poi i musulmani morti servendo gli Stati Uniti sono 14 in tutto. Nel suo intervento, moglie velata e silente a fianco, ha rivendicato il diritto a far entrare molti più musulmani nel Paese, ovvero a seguire con Hillary Clinton la politica di Barack Obama.

bill clinton hillary e donald trumpbill clinton hillary e donald trump

 

 

Donald Trump ha risposto sprezzantemente, polemizzando col diritto di questo signore a dettare leggi al Paese e domandandosi come a casa sua vengano trattate le donne. Apriti cielo, gli si sono scatenate addosso le reprimende di tutti  i liberal della nazione, ma anche di repubblicani preoccupati per la rielezione, a novembre si rinnovano anche parte di Camera e Senato. Se è per questo Trump ha anche dichiarato che non ha nessuna intenzione di appoggiare la candidatura a senatore in Wisconsin dell'attuale speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, il quale per mesi si è rifiutato, e anche alla convention di Cleveland ha nicchiato, di appoggiarlo, e che è un sostenitore della politica di immigrazione democratica.

 

donald e melania trumpdonald e melania trump

Secondo scandalo, segnatamente tra repubblicani, il candidato a vice, il governatore dell'Indiana, Mike Pence, ha chiesto invece di poter sostenere Ryan, Trump glielo ha graziosamente accordato. Niente di più la campagna elettorale di questo candidato è fatta così, nessuna concessione alle buone regole del compromesso dell'ipocrisia politica, nessun ammiccamento alle cose che piacciono tanto a media e giornali liberal, nessun cedimento al politically correct che impera a Washington. Donald Trump deve la sua nomination a questo comportamento irrituale, rischiosissimo.

 

A essere in buona fede ci si dovrebbe chiedere come mai un comportamento molto più deprecabile da parte di Hillary Clinton con i parenti degli uccisi a Bengasi, da lei trattati come profittatori e bugiardi, non abbia ricevuto alcun trattamento analogo da parte dei media, ma anche questo è l'impazzimento del  2016. Il cosidetto Media Privilege è  un argomento centrale di questa elezione.

TRUMP HILLARYTRUMP HILLARY

 

Tutto il mondo è paese, la percentuale di democratici e liberali tra i giornalisti americani sta tra lo 85 e il  95 per cento,ed è venuta fuori rabbiosamente nella campagna elettorale dell'outsider che non solo non ha paura di provocare ma lo fa scientificamente, li manda tutti al diavolo e né denuncia la scorrettezza.

 

Di più, nella prima parte della sua campagna, quando nessuno lo aveva preso sul serio, Donald Trump ha dominato le reti tv, ha imposto la corsa con un referendum su di lui.

 

TRUMP 1TRUMP 1

Guai a dimenticare che conosce la televisione molto bene. Non solo, ha sempre saputo che il suo elettorato odia la stampa tanto quanto odia partiti e congresso, combatterla  lo ha reso un loro combattente, ma ha naturalmente spaventato i repubblicani, e ha fatto perdere la testa e democratici e giornalisti. Al suo piano  non verrà meno man mano che la campagna va avanti.Rischia per questo, sotto un fuoco di ifla di discredito nazionale e internazionale, di perdere? Possibile.

 

BILL HILLARY CLINTON 1BILL HILLARY CLINTON 1

Ma se non fosse per seguire la sua diversità e la saturazione del suo elettorato, per quale ragione Donald Trump avrebbe fatto dei commenti che non poteva che sapere disastrosi sui genitori del capitano musulmano ucciso in Iraq? A nessuno sfugge che quello è un tabù nazionale e patriottico. E perché  appena raggiunta una tregua col partito repubblicano, aprire un nuovo fronte con lo speaker Paul Ryan? Eppure  basta seguire l'iter percorso in un anno, ricordare che Trump non ha mai fatto nulla di ciò che si supponeva presidenziale e che per questo ha vinto la nomination.

 

Ha cambiato le regole del gioco, ha umiliato sondaggisti e consulenti, autori di commercial tv, ora continua nella fase delle  della elezioni generali con lo stesso metodo, rifiutandosi di giocare secondo le regole. Il mondo politico non lo capisce, e questo non è cosa di cui stupirsi, ma non lo capiscono neanche i giornalisti, e questa è una colpa imperdonabile.

 

hillary clinton e bernie sandershillary clinton e bernie sanders

Capire non significa approvare, ma ci sarebbe il dovere di raccontare cause ed effetti. Per esempio che Donald Trump sa che la gente ha ben altro da fare che stare alle regole e le convenzioni della politica.,e si comporta come se fossero più importanti gli eventi reali di cui si parla la sera a cena che le convenzioni di una lontana Washington.

 

Non vuole diventare presidente come lo è stato Barack Obama e tantomeno George Bush, e se dovesse riuscirci cambierà tutto, soprattutto il modo in cui è gestita la Casa Bianca.

 

Quello che il Washington Post chiama un nuovo livello di panico nei confronti delle intemperanze e delle uscite razziste di Donald Trump, potrebbe invece essere un livello di panico nei confronti della fine possibile di uno status quo nel quale tutti stanno molto comodi. 82 milioni di dollari in un mese contro i 90 milioni della Clinton, e come dice il suo capo delle Finanze, Stephen Mnuchin, lei lo fa da vent'anni, noi lo facciamo da due mesi, e 64 milioni che abbiamo fatti on line.

trumptrump

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...