LE SUPERBALLE DI RENZI – BELPIETRO: AD ANDARE IN PENSIONE A 60 ANNI INVECE CHE A 65 NON SI PERDONO “20-30 EURO”, MA IL 20-30% DELL’ASSEGNO – E SULL’INDICIZZAZIONE “IL PROBLEMA È STATO RISOLTO”. SI', MA RESTITUENDO UN QUINTO DEL DOVUTO

Maurizio Belpietro per “Libero Quotidiano

 

Fino a che punto ci si può approfittare della credulità popolare o, se preferite, della scarsa conoscenza della materia da parte degli italiani? La domanda l’ho in mente da martedì sera, dopo aver ascoltato nelle retrovie dello studio di Porta a Porta il presidente del Consiglio. Vi state chiedendo a che cosa io mi riferisca? Semplice. Alla promessa di una modifica della legge Fornero che consenta a chiunque ne faccia richiesta di poter andare in pensione prima dello scadere dei termini fissati dalla stessa Fornero, perdendo al massimo «venti o trenta euro». Testuale.

RENZI A PORTA A PORTARENZI A PORTA A PORTA

 

Così ha detto Matteo Renzi e così hanno riportato le agenzie quella sera. In realtà, se fosse vero ciò che ha sostenuto il premier, l’età pensionabile fissata per legge a 67 anni verrebbe cancellata, perché credo che chiunque deciderebbe di rinunciare a poche decine di euro pur di avere la possibilità di collocarsi a riposo e di guadagnare il cosiddetto diritto acquisito, cioè la certezza di avere la pensione e di averla con una leggerissima modifica dell’assegno previdenziale.

RENZI PORTA A PORTA RENZI PORTA A PORTA

 

Con uno Stato che cambia di anno in anno le carte in tavola, non si sa mai: meglio prendere oggi ciò che è certo piuttosto che puntare a incassare domani qualcosa che è incerto. In cinque anni tante cose possono cambiare: anche il trattamento pensionistico.

 

 In realtà le cose non stanno come ha detto Renzi a Porta a Porta e non c’è chi sia informato di cose pensionistiche che non lo sappia. Andare in pensione a 57 anni per le donne o a sessanta per gli uomini, con l’attuale sistema non significa rinunciare a 20 o 30 euro, ma accettare un assegno previdenziale decurtato del 20 o 30 per cento per sempre. Tanto per essere chiari, su una pensione di 1.200 euro vuol dire perdere 240 oppure 360 euro, non briciole. Si tratta cioè di una decurtazione pesante e permanente, che farebbe scendere il trattamento previdenziale intorno a novecento se non ottocento euro. Cosa che cambia radicalmente la prospettiva di ciò che il presidente del Consiglio ha detto l’altra sera.

 

RENZI LAVAGNA GESSETTIRENZI LAVAGNA GESSETTI

Del resto, se così non fosse, a cambiare prospettiva sarebbe l’Unione europea, che nel 2011 pretese che si facesse una riforma previdenziale che impedisse agli italiani di andare a riposo prima dei 65 anni, giudicando insostenibile per i nostri conti pubblici il sistema di welfare di cui il nostro Paese godeva.

 

Non è tutto. Anche sulla restituzione dell’indicizzazione sono necessarie alcune precisazioni. Renzi da Vespa ha detto: ci abbiamo messo quindici giorni ma abbiamo risolto il problema. No. Il governo ci ha messo 15 giorni per mettere una pezza al problema, ma il problema resta irrisolto, perché quanto annunciato da Palazzo Chigi (il provvedimento non è ancora esecutivo, non essendo stato approvato un testo) è solo un rimborso parziale che non restituisce ciò che è stato indebitamente prelevato dalle tasche dei pensionati.

 

Non solo. Il premier ha voluto precisare: nessuno perde niente. Balle. Tutti i pensionati perdono qualcosa. Chi tutto, chi tanto e chi meno. Infatti, chi ha una pensione di 1.700 euro lordi invece di vedersi rimborsare i 4.500 euro che ha perso negli ultimi quattro anni, se ne vedrà restituire solo 750. In pratica, come ha calcolato Italia Oggi, perderà l’83 per cento di ciò che gli è dovuto. Chi invece ha una pensione lorda da 2.200, dei circa 5 mila euro dovuti perderà il 91 per cento. Per non dire poi di coloro i quali godono di una pensione oltre i 3.200 euro (che dopo le tasse diventano 2 mila): nel loro caso perderanno tutto.

MATTEO RENZI GIANNI LETTAMATTEO RENZI GIANNI LETTA

 

Attenzione, l’indicizzazione non è un qualcosa di più, che l’Inps regala ai pensionati. È il sistema con cui si cerca di evitare che l’assegno previdenziale anno dopo anno sia eroso dall’inflazione. Se si blocca l’indicizzazione e non si adegua il trattamento al costo della vita, il pensionato perde anno dopo anno un po’ della sua pensione. Dal 2001 ad oggi con questo sistema si sarebbe perso il 20 per cento del proprio reddito.

 

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi, ma perché queste cose non le hai dette l’altra sera in tv? Perché quando Renzi ha sproloquiato di pensioni io stavo fuori dallo studio. E quando sono stato fatto entrare si è parlato di risorse che non ci sono per finanziare le pensioni e sono riuscito a far dire al premier che i vitalizi parlamentari sono una cosa insopportabile e che la campagna di Libero è sacrosanta. E poi, cari lettori, dovete sapere che i grandi cerimonieri dei talk show apparecchiano la tavola per mettere a loro agio i propri ospiti e dunque impongono rigorosamente quante domande un commensale possa fare e cercano di pilotare la discussione là dove vogliono che vada.

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Perciò, quando lo ritengono opportuno per il loro ospite o per gli ascolti, cambiano canale e dirottano il dibattito sugli immigrati, così che il presidente del Consiglio possa farsi venire le lacrime agli occhi e commuovere gli ascoltatori, che guarda caso sono anche elettori.

 

Bruno Vespa è un grande professionista e un maestro di cerimonie. E infatti l’altra sera ha mandato in onda uno spettacolo pieno di fuochi d’artificio, gigioneggiando con il premier. Ma come si sa, i fuochi d’artificio durano poco. Poi torna il buio. E sui conti di Renzi e delle pensioni è buio pesto.

MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN

 

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