casaleggio iacoboni

PER CAPIRE DOVE ANDRÀ IL M5S, LEGGERE IACOBONI - ''L'ESPERIMENTO DI CASALEGGIO SENIOR È COMPIUTO. IL TRAM GESTITO LO SPOSTAMENTO A DESTRA DI UNA GRANDE MASSA DI ELETTORI ITALIANI - DI MAIO È STATO PIÙ DIGNITOSO DI CHI HA MESSO IL SEDERE AL CALDO DELLE POLTRONE GRAZIE AI SUOI COMPROMESSI. AGLI STATI GENERALI CERCHERÀ DI RICONQUISTARE IL M5S - ALL'ORIZZONTE? C'E' CHI PREPARA UNA SCISSIONE SOVRANISTA, CHE NON VUOLE MORIRE ABBRACCIATA AL PD''

Federico Ferraù per www.ilsussidiario.net

 

 

Iacoboni

“Si chiude un’era”, ha detto nel suo discorso di commiato. Da ieri Luigi Di Maio non è più il capo politico di M5s. Il ministro degli Esteri pentastellato ha lasciato la guida del Movimento a Vito Crimi, che reggerà le sorti dei 5 Stelle fino agli Stati Generali di marzo. Ritirarsi in tempo era tutto ciò che Di Maio poteva fare: e lo ha fatto all’ultimo metro, per evitare il processo politico di una probabile sconfitta alle regionali di domenica in Emilia-Romagna.

 

Jacopo Iacoboni, giornalista della Stampa, scrive da tempo cose sgradite su M5s. Davide Casaleggio gli negò nel 2018 l’ingresso al Sum di Ivrea in quanto persona “tanto meschina” e sgradita al padre Gianroberto. Erano sgradite le tesi esposte da Iacoboni nel libro L’esperimento.

 

Per lui Di Maio “si ripresenterà agli Stati Generali di marzo, cercando di riconquistare il Movimento”. Ecco come il “ConteCasalino” e Grillo hanno eliminato Luigi. E la svolta “governista”? Non si interromperà, anzi M5s potrebbe diventare del tutto organico al Pd. Ma potrebbe esserci una scissione. Nel frattempo, con “paffuta ferocia”, Crimi gestirà le cose.

LUIGI DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO - PIETRO DETTORI

 

Di Maio abbandona. Nei tuoi articoli e nei tuoi libri non sei mai stato tenero con lui.

L’ho detto: riconosco ciò che si deve all’uomo che in questo momento perde, che cade con dignità, o almeno, che è molto meno indegno di tanti dei suoi nemici interni. Ciò detto, è ovvio che non è affatto una mossa ingenua e di buon cuore, ma calcolatissima. Così facendo anticipa la sconfitta probabilissima del M5s in Emilia-Romagna, e cerca di evitarsi il processo interno.

 

Il suo discorso?

Iacoboni

Ha fatto bene a mettere chi lo attacca di fronte alla verità. È tutta gente che ha messo il sedere al caldo delle poltrone ottenute spesso grazie ai tanti compromessi che Di Maio ha fatto. Platealmente, spesso in maniera orribile e che io non ho condiviso, ma ci ha messo la sua faccia. Gli do atto che ha lottato per quella stessa baracca che adesso lo vuole processare, rifilandogli il calcio dell’asino.

 

Ma non lo assolvi.

Ciò non cancella ovviamente alcuni suoi disastri, la richiesta di impeachment a Mattarella, le campagne violentissime di propaganda, tipo Bibbiano, gli incontri con i gilet gialli più violenti, la crisi diplomatica causata con la Francia. L’elenco sarebbe lungo.

 

Chi sono i suoi nemici?

Direi che uno è a Palazzo Chigi, quello che io chiamo il ConteCasalino, tutto attaccato. Gli altri – i senatori peones che lo attaccano – sono comprimari che si sono prestati a un’operazione abbastanza sponsorizzata da tanti pezzi di quel che resta del sistema italiano. Tra l’altro, spesso si tratta della stessa gente che non tanto tempo fa ci vendeva la balla del “Di Maio moderato” e dell’accreditamento di Di Maio con gli ambasciatori o l’establishment. L’ascesa e la caduta di Di Maio sono anche un capitolo della lunga storia dell’orrendo voltagabbanismo italiano. 

DAVIDE CASALEGGIO

 

Che cosa ha in mente di fare adesso Luigi Di Maio?

Secondo me si ripresenterà agli Stati Generali di marzo, cercando di riconquistare il Movimento 5 Stelle. 

Un’assenza tattica dunque.

Il tempo di preparare una controffensiva. Di liberarsi di un peso e mostrare che, se lui non è un genio, non si può dire che gli altri lo siano, anzi. Nel frattempo sarà più chiaro che il fulcro dei problemi dei 5 Stelle non è Di Maio, ma un coacervo di contraddizioni, ambizioni, infedeltà, meschinità, dossieraggi. Uno straordinario campionario di modestie umane, prima ancora che di incapacità politiche o debolezze culturali.

 

Quali sono le posizioni che si scontrano?

Ci sono quelli che vogliono acquattarsi sotto l’ala del Pd e del ConteCasalino: Patuanelli, Fico, Lombardi, la Grillo, Spadafora, Morra, per dirne solo alcuni. Non sono tra loro compatti, ma hanno trovato la benedizione di Beppe Grillo. E poi ci sono quelli che vogliono essere autonomi, con l’obiettivo di fare l’ago della bilancia tra destra e sinistra. Di Maio cercherà di far vincere questa linea. Dipende anche da Casaleggio.

 

LUIGI DI MAIO INCONTRA BEPPE GRILLO A ROMA 2

Qual è il suo ruolo in questa svolta?

Nonostante tutte le discussioni avute ultimamente con Di Maio, Casaleggio alla fin fine è sempre rimasto non distante da Di Maio. Alla fine però deciderà sulla base di chi lo garantisce meglio, dal punto di vista politico, economico e relazionale.

Beppe Grillo ha una parte in commedia?

Beh, è stato una sponda abbastanza presente per il Pd, mi hanno raccontato – lui negherà – che si sente anche con D’Alema, e di sicuro con Beppe Sala. Anche per una serie di problemi personali e familiari, non era certo più nelle condizioni di sferrare attacchi al Pd. Meglio allora farsi amici i piddini, un tempo bastonati, e stare riparato dal governo.

 

Ma è stato o no lo stratega della svolta di agosto, e cioè rimanere al governo con il Pd?

Ha dato il suo appoggio, certo però quella di Grillo padre nobile del centrosinistra è una risibile riscrittura della storia. Ricordiamoci, solo per dire tre cose, del video “Cosa faresti in auto con la Boldrini?” (un post sul blog del 31 gennaio 2014, ndr), o dei post sugli immigrati che portano le malattie, o delle feroci campagne anti euro e proto-sovraniste, sulla scia della destra di Auriti, il teorico del signoraggio. Grillo di sinistra è una balla che fa ridere. O piangere.

 

Dunque nessuna conversione a sinistra?

L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 stelle” Jacopo Iacoboni

Non da parte sua. Solo il problema di tenere in Parlamento un bel po’ di eletti che altrimenti forse si troverebbe sotto casa furiosi.

Di Maio ha reali chances di tornare? Nel frattempo la linea pro-Pd farà strada.

I dati pressoché certi sono che nessun parlamentare vuole andare a casa, e che Conte andrà avanti. Vedremo cosa succede, perché non c’è solo la deriva piddina. Se vai a vedere dove soni finiti i fuoriusciti, trovi per ora la Lega e il Misto. C’è in teoria anche il partito verde di Fioramonti, al quale però non ho visto finora iscrizioni ufficiali. 

 

Se Di Maio vuole fare il regista di una forza terza, ha bisogno del proporzionale.

E infatti lo sta ottenendo. Sullo sfondo va ipotizzata anche un’altra possibilità, benché al momento non pronta: una scissione. C’è una componente sovranista, da Di Battista a Paragone, che non vede molto bene l’idea di mettersi alla ruota del Pd, che loro considerano un partito di globalisti.

Che cosa faranno?

Per ora sono incerti. Ma l’eventualità che qualcuno dia luogo a un soggetto sovranista non si può scartare del tutto. Dipende molto da come va la battaglia di Di Maio per ritornare alla testa di M5s. Le due cose sono legate perché tra molti stop and go, alla fine, Di Maio e Di Battista non sono poi mai finiti davvero distanti. Direi che il primo è la versione governativa del secondo.

 

bersani vignetta

Se osserviamo le cose da maggiore distanza, che cosa resta di questa giostra politica pentastellata?

Direi che c’è un punto che va compreso bene: l’esperimento di Gianroberto Casaleggio è compiuto. Il tram ha finito il suo lavoro: gestire lo spostamento a destra di una grande massa di elettori italiani.

Ma chi ha lavorato consapevolmente a questo progetto?

Consapevolmente non lo so, ma sono certo che era un’idea di Gianroberto. Adesso abbiamo davanti i rimasugli di ceto politico di quell’esperimento. 

 

Ci sono il ceto politico e gli elettori. E non coincidono.

No, infatti. Io penso che i non molti elettori grillini non seguano il ceto politico. Gli eletti hanno bisogno del Pd per restare nella poltrona, ma gli elettori grillini dove vanno? Non nel Pd, che dovrebbe essere molto sopra il 20% e invece così non è: il suo 18% è il consenso del Pd alle europee meno Italia viva di Renzi.

 

Vito Crimi, il nuovo reggente, è un tranviere di passaggio?

luigi di maio vito crimi

Di passaggio sì, ma non è affatto un tranviere. Massimo Bordin lo soprannominò gerarca minore, non certo un buono. È stato al centro di operazioni delicate – il primo capogruppo, fece lo streaming con Bersani, fu lui che andò a casa di Rodotà (per dirgli di restare in campo come candidato del M5s per il Quirinale nel 2013, ndr), le trattative sul Csm. Ha unito uscite ridicole a campagne durissime, come quella contro Radio Radicale. Crimi non è Toninelli.

 

E allora cos’è?

Un ufficiale dall’aspetto paffuto, ma a volte feroce. Che ha sempre svolto i compiti che gli venivano assegnati dalla struttura, che fossero abbattere Radio Radicale o irridere Napolitano o Berlusconi.

Nel frattempo agevolerà lo scivolo verso Conte oppure farà da freno?

Sette anni fa si si presentò a Bersani dicendo “del Pd non ci fidiamo”. Adesso forse sarà il contrario. È uno di quei personaggi che può recitare ogni parte gli venga data a seconda del momento. Conta la funzione: lui la svolge.

 

luigi di maio vito crimi 3

Ma in che rapporti è con Di Maio? È un dettaglio decisivo.

Non credo abbiano un cattivo rapporto. So invece che non è un fan di Casalino.

Mi pare di aver capito che escludi contraccolpi per il governo. Di Maio non più capo politico riuscirà a conservare la Farnesina?

Al governo, per ora, non succede niente. O almeno, non dal fronte M5s. Quando gli ricapita, ormai?

 

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