L’ARTIGLIO DELLA PALOMBA – “DIFENDO, PER UNA VOLTA, ANTONIO DI PIETRO. SUO FIGLIO, UN BISTECCONE TUTTO PAPÀ, HA DIRITTO DI GIOCARE LA SUA PARTITA NELLO STESSO CAMPO DEL PADRE. ESATTAMENTE COME TUTTI I FIGLI E LE FIGLIE CHE NUOTANO NELLO STESSO MARE DEI GENITORI O DEGLI ZII O DEI PARENTI PROSSIMI” - ESCE ALLO SCOPERTO LA FIGLIA DI TONINO, ANNA: “CHE LAVORO FARÒ COL MIO COGNOME, LA DISOCCUPATA?”….

1- IN DIFESA DI CRISTIANO DI PIETRO
Barbara Palombelli per "Il Foglio"

Difendo, per una volta, Antonio Di Pietro. Suo figlio, un bisteccone tutto papà, ha diritto di giocare la sua partita nello stesso campo del padre. Esattamente come Renzo Bossi, Trota o delfino che sarà. Esattamente come tutti i figli e le figlie che nuotano nello stesso mare dei genitori o degli zii o dei parenti prossimi.

Se giocheranno bene, gloria e successo. Se giocheranno male, danneggeranno l'immagine del padre (o della madre), insieme alla reputazione. Inviterei tutti coloro che si sdegnano e si infuriano per il debutto di Cristiano Di Pietro a chiedere l'espatrio e le dimissioni da tutto a centinaia di persone - dirigenti, politici, giornalisti, registi, attori, fornai, chirurghi, falegnami ecc - che legittimamente allevano la prole sperando un giorno di lasciare loro un posto, o uno spazio.

L'elenco dei nomi illustri di figli e figlie che hanno usato il cognome è infinito: al di là di parentopoli e caste, si tratta di un fenomeno naturale e comprensibile. Casate come i Berlinguer, Segni, La Malfa o D'Alema non sono mai state accusate, giustamente, di nulla. E ci mancherebbe altro. Seguire le orme di chi ti precede è un diritto primordiale indiscutibile. Si faceva festa - in Parlamento - quando arrivava un erede. Idem nelle associazioni industriali, negli ordini dei giornalisti e dei medici.

Poi, improvvisamente, è diventata una colpa, un fango, una disgrazia di cui vergognarsi. Un segno dell'incomprensibile imbarbarimento dei tempi. Il primo che pagò a durissimo prezzo il fatto di avere un cognato di successo in politica fu Paolo Pillitteri, giovane esponente del Psdi prima che socialista e sindaco di Milano.

A Bettino Craxi, cui non si perdonava nulla, fu messo in conto il matrimonio della sorella. A prescindere dai suoi meriti o demeriti, la vita di quell'uomo fu segnata per sempre. Un marchio che andò al di là della sua gestione della città. Da Pillitteri in giù, l'onta del cognome è diventata una maledizione. Naturalmente, non per tutti.

I fortunati che erano parenti ma con cognome diverso la sfangavano grazie alla pigrizia dei cronisti. Un grande sindaco alternativo eletto da poco aveva consuetudini familiari con Paolo Cirino Pomicino e nessuno - forse per sua fortuna - lo ha scritto. Altri furono e sono amnistiati in partenza. I peggiori sono tuttora quelli che - arrivati in quanto figli - dannano i figli degli altri ricoprendoli di contumelie.

Non conosco i figli di Bossi, di Di Pietro e so poco dell'impegno del figlio e del nipote di Francesco Cossiga in politica. Considero legittimo rivendicare la propria eredità e naturalmente essere giudicati con severità. La lapidazione a mezzo stampa, preventiva e pregiudiziale, mi sembra eccessiva. Tutto mi divide dalla dynasty molisana e ho sofferto moltissimo vedendo la foto di Bersani e Vendola con l'ex magistrato di Mani Pulite. Ma faccio lo stesso moltissimi auguri al giovane Di Pietro.

2- ANNA DI PIETRO DIFENDE IL FRATELLO
Caterina Perniconi per il "Fatto quotidiano"

Vittime o carnefici? La diatriba sui "figli di papà" non accenna a chiudersi. Da quelli che vengono pregati di andare all'estero ma poi fanno stage in Ferrari, ai candidati illustri. A chi, invece, resta fuori, e allora si domanda come farà a trovare un lavoro con quel cognome senza che nessuno pensi che il noto genitore l'abbia messo lì volontariamente. É il caso della figlia minore di casa Di Pietro, Anna.

Ventitre anni, una laurea in Giurisprudenza alla Bocconi, quattro lingue nel suo curriculum, momentaneamente disoccupata. Il suo nome balzò sulle pagine di cronaca quando il padre chiese una certificazione di praticantato al quotidiano del partito Italia dei valori per trasformarla in una giornalista ma non gli fu accordato.

L'ultima settimana in famiglia non dev'essere stata semplice da gestire per una ragazza alle prese con la ricerca di lavoro post laurea e un cognome ingombrante. Al punto di spingersi a scrivere uno sfogo notturno si Internet commentando un attacco sul sito Byo  blu.com  .

"In questo momento, con questa teoria - ha scritto Anna riferendosi alle critiche nei confronti di Cristiano - io non posso fare l'avvocato, il giudice, l'imprenditore, il politico... (e aggiungerei qualsiasi altro lavoro perché tanto si sa, i figli di politici son tutti piazzati). Sono disoccupata, laureata a 23 anni e cerco lavoro onestamente .

Mi rattrista vedere che quello che sono (a questo punto mi vien da dire erano) i miei sogni non li potrò mai realizzare. Credevo di avere diritti oltreché giustamente dovermi far valere per quello che sono. Sono ad un bivio della vita che mi rende triste, smarrita e con tanta voglia di scappare lontana. Ma poi scappare verso cosa se ho sudato come tutti gli altri per stare onestamente nel mio Paese?".

Uno sfogo che molti giudicheranno incomprensibile, dato che la figlia di Di Pietro non ha mai avuto problemi economici e difficilmente ne avrà grazie al piccolo impero immobiliare messo in piedi dai genitori. Ma l'ambizione di Anna va oltre gli interessi di famiglia e qualsiasi percorso intraprenderà difficilmente le sarà intestato.

Ieri, oltre a quella di Anna, è arrivata anche un'altra lettera del padre, che ha riprovato a giustificare la candidatura del figlio che ha diviso l'opinione pubblica, ripetendo che quello di Cristiano non è un nome imposto dall'alto, ma costruito sul campo, nonostante il cognome, "neanche fosse una maledizione". Il candidato non ha intenzione di fare un passo indietro, forse incitato da quella "formula magica" che il padre ripete sempre ai figli: "Se nella vita si ha la fortuna d'incontrare un treno che passa bisogna saltarci sopra senza avere paura". Soprattutto se il convoglio porta dritti in politica, come Antonio Di Pietro insegna.

 

LA STAZZA DEL FIGLIO - DI PIETRO E FIGLIOANTONIO DI PIETRO E LA FIGLIA ANNAIl figlio di Di Pietroantonio di pietro idv

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