1- È UFFICIALE: PER LO STATO LE LESBICHE SONO "MALATE". NON È L'ULTIMA SPARATA DI GIOVANARDI, NÉ LO SLOGAN OMOFOBO DI QUALCHE TROGLODITA DELL'ULTRADESTRA. LO METTE NERO SU BIANCO IL MODULO "ICD9-CM", VALE A DIRE L'ELENCO UFFICIALE DELLE PATOLOGIE E DEI TRAUMI VARATO PER DECRETO DAL MINISTERO DELLA SALUTE 2- UNA DRAMMATICA SVISTA? UNA VERSIONE TROPPO DATATA? UNA BUFALA? MACCHÉ. BASTA TELEFONARE ALL'INPS. IL MINISTERO SI GIUSTIFICA: “QUELL’ELENCO NON È AGGIORNATO” 3- OMOFOBIA RECORD: RAGAZZI INSULTATI AL LICEO, PICCHIATI PER STRADA, MOBBING SUL LAVORO, PATENTI RITIRATE PER “PATOLOGIE PSICOFISICHE”, DIRE “FROCIO” NON È REATO 4- LA SVOLTA LESBO-CHIC DI FRANCESCA DE ANDRÉ (NIPOTE DI FABRIZIO) REDUCE DALL’“ISOLA”, E DI CHIARA GIORGIANNI, FRESCA FRESCA DI “GF”: “LESBO? SIAMO MIGLIORI AMICHE CHE HANNO RAPPORTI FISICI. GLI UOMINI LA VEDONO SOLO COME UNA COSA PERVERSA”

1- "LESBISMO EGODISTONICO"
Tommaso Cerno per "l'Espresso"

Per quanto suoni strano, è ufficiale: per lo Stato le lesbiche sono "malate". Non è l'ultima sparata di Carlo Giovanardi, né lo slogan omofobo di qualche facinoroso dell'ultradestra. Lo mette nero su bianco il modulo "Icd9-cm", vale a dire l'elenco ufficiale delle patologie e dei traumi varato per decreto dal ministero della Salute.

A pagina 514, capitolo 302, paragrafo "0", è inserito il "lesbismo egodistonico", classificato dunque a tutti gli effetti come malattia per gli enti pubblici, per l'Inps che sulla base di quegli elenchi certifica disabilità e invalidità, per Comuni e Regioni, ospedali e istituti di previdenza. E così scoppia il caso delle "lesbiche malate", finora sfuggito perfino ai dirigenti di viale Trastevere. E si annuncia bufera a Montecitorio, fra interrogazioni già firmate dall'Italia dei Valori e proteste della comunità gay, incredula di fronte a quella che suona come l'ennesima discriminazione.

Nel Paese della burocrazia elefantiaca accade anche questo. Mentre l'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità) ha cancellato l'omosessualità dall'elenco delle malattie il 17 maggio del 1993, in Italia sopravvive in un documento ufficiale quel riferimento alle donne omosex. Eppure la lista è stata aggiornata nel 2007 dall'allora ministro del Pd Livia Turco e poi ratificata, senza correzioni, dal ministro del Pdl Ferruccio Fazio nel 2009. Ma non è bastato.

ARRIVA LA CONFERMA
Una drammatica svista? Una versione troppo datata? Una bufala? Macché. Basta telefonare all'Inps e domandare: "Scusi, dottore, qual è l'elenco delle malattie che usate per le pratiche?". Un gentile dirigente conferma che è proprio il famigerato "Icd9-cm", lesbiche incluse. Stessa cosa negli ospedali. E ancora all'ufficio legislativo della Regione. Fino al dicastero guidato da Renato Balduzzi. Sulle prime all'ufficio del ministro cadono dalle nuvole: "Non è imputabile a noi", precisano.

"Questo è ovvio". Poi a viale Trastevere partono le verifiche. Si cerca il direttore generale. Si passano al setaccio i decreti. Finché arriva la conferma: "Il "lesbismo egodistonico" è presente nel testo in vigore", spiegano. La ragione? "Quell'elenco è la traduzione di un documento dell'Agenzia federale americana. Un elenco, in effetti, già decaduto e sostituito da anni a livello internazionale dal modello successivo, appunto "Icd10", dove il riferimento al lesbismo non c'è più".

Peccato che l'Italia non si sia ancora adeguata al nuovo testo, "perché la procedura è complessa", aggiungono nell'entourage del ministro. Nel frattempo le lesbiche si dovranno tenere la loro malattia di Stato. Ma per quanto? Forse per anni. Non è dato sapere: "Ci stiamo adeguando, ma la tempistica è piuttosto lunga. La nuova classificazione modifica tutto, codici e procedure chirurgiche.

Cancella il vecchio sistema e l'intero capitolo 302.0. Difficile dire quando entrerà in vigore anche in Italia". Impossibile anche l'intervento riparatore in extremis. Un decreto, cioè, che cancelli la malattia di lesbismo in attesa del nuovo testo: "Non sono ammesse modifiche parziali del decreto, solo l'adozione del nuovo elenco Icd10", precisano al ministero. "Quindi bisognerà aspettare". Non i dipietristi, però, che già lunedì vogliono sollevare il caso in Parlamento con un'interrogazione di Silvana Mura, mentre il responsabile diritti civili dell'Idv, Franco Grillini, parla di "discriminazione di Stato inaccettabile".

OMOFOBIA RECORD
Anche perché fra traduzioni datate e vuoti legislativi, l'omofobia in Italia cresce. E nel 2011 segna un picco record. L'Unar, l'ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali della presidenza del Consiglio, nella relazione di pochi giorni fa al Parlamento per la prima volta ha analizzato gli atti di violenza contro gay, lesbiche e trans. Con un primo dato allarmante. Fra le matrici della discriminazione l'orientamento sessuale sale al secondo posto dopo i motivi razziali con il 25 per cento dei casi.

Un dato confermato dal Viminale, che dal 2010 ha attivato l'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori guidato dal vicecapo della polizia, Francesco Cirillo. In un solo anno ha ricevuto 234 segnalazioni, il 40 per cento delle quali costituivano un reato, e ha portato a 32 arresti e 84 processi. E c'è pure un secondo dato preoccupante: "Una volta su quattro è la vittima dell'omofobia a fare la segnalazione, mentre nel 51 per cento dei casi è un testimone che denuncia", spiegano all'Unar.

Ecco che il fattore paura prevale. E che gay e lesbiche, spesso, sono costretti a tenere per sé la violenza e a digerire in silenzio insulti e mobbing. E questo perché spesso i genitori non sanno che il figlio è gay, oppure il problema di visibilità riguarda l'ambiente di lavoro, la scuola, gli amici, la squadra di calcio: "Un fattore che finisce per favorire l'aggressore omofobo, che si sente impunito e agisce quindi contro i gay", spiegano alla presidenza del Consiglio.

IL LICEO NON È PER GAY
I casi sono centinaia. Nei primi tre mesi del 2012 i telefoni della Gay Help Line di Roma sono diventati roventi. Di pochi giorni fa l'ultimo episodio in un famoso liceo romano. Marco (il nome è di fantasia) è uno studente di 15 anni. Un'insegnante l'ha apostrofato nel bel mezzo della lezione: "Qui non siamo in quelle discoteche da checca che frequenti tu", ha detto dalla cattedra.

Marco è uscito in lacrime e il caso ha fatto il giro della scuola, fino sul tavolo della preside: "All'insegnante è stato chiesto di restare a casa qualche giorno, magari fino a dopo le vacanze di Pasqua. Stessa cosa ha fatto Marco", rivela un docente del liceo. "Un segnale di attenzione, ma anche un modo per insabbiare un atto che non ha giustificazione". Anche perché Marco non ha molte via d'uscita. A casa ha lo stesso problema. Mamma sa tutto, papà no. E così deve inghiottire sorrisetti e insulti.

Non è un fatto isolato. Nell'ultima rilevazione il 5 per cento delle richieste d'aiuto arriva da minorenni e il 74 per cento degli studenti racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico. "Di questi il 36 per cento è avvenuto a scuola", spiega Fabrizio Marrazzo, presidente di Gay Center che gestisce la linea amica.

FAMIGLIA SÌ ANZI NO
Agostino e Ottavio convivevano da otto anni. Poi un giorno Ottavio, 28 anni, si sente male. Esami. Ricoveri. La diagnosi è terribile: linfoma di Hodgkin. All'ospedale Spallanzani, Agostino si presenta alla visita medica con Ottavio e riceve il primo rifiuto. "Il medico m'ha fatto allontanare, dicendomi che io non ero nessuno", racconta. "Poi ho fatto amicizia con infermieri e medici di guardia. E loro, violando le regole, mi lasciavano passare. Sempre con l'incubo che arrivasse il primario". Ci s'è messa pure la burocrazia.

"Ottavio aveva dodici fratelli, ma nessuno s'è mai visto fra chi era all'estero e chi aveva altri impegni", racconta Agostino. "Io ero l'unico che lo assisteva, ogni giorno, mentre aveva bisogno di tutto. Al lavoro non mi riconoscevano i permessi, perché non era un mio congiunto, e consumavo le ferie. Al tempo stesso, però, il Comune gli ha negato il sussidio perché nel modulo Isee veniva invece inserito anche il mio reddito". Con una tragica beffa. Quando Ottavio è morto, la pensione di invalidità non era arrivata. "Io avevo fatto debiti e pagato le spese, come è ovvio. Ma quando arrivò l'assegno, andò ai fratelli".

BOTTE O LICENZIATO
Renato ha 22 anni. Lavora in un bar di Foggia. Tutto bene fino a una sera di gennaio quando il titolare origlia una telefonana: "Parlava con il suo ragazzo. Da quel giorno è cominciato un inferno", racconta l'avvocato Antonio rotulei della rete Lenford, specializzata in diritti civili. "Ha subito insulti, vessazioni e violenze fisiche. Ho visto i lividi con i miei occhi. "O così, o te ne vai", gli diceva il titolare". Ma quando fascicoli e prove sono pronti, Renato fa dietrofront. "Renato mi chiese: "Mi garantisce che tutto resterà riservato? Nessuno sa che sono gay". Io risposi che non poteva esserci la garanzia e così Renato ha rinunciato ad ottenere giustizia".

SEI GAY, NON GUIDI
Lo scorso maggio toccò a Cristian Friscina strabuzzare gli occhi di fronte a una lettera dalla motorizzazione di Brindisi. Diceva: "Gravi patologie potrebbero risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida". Con queste motivazioni Cristian si è visto negare il rinnovo della patente. Ma perché? La storia ha dell'incredibile. Alla visita di leva, nel 1999, raccontò ai medici di essere gay. L'Ospedale militare Bonomo di Bari verbalizzò e trasmise alla motorizzazione. Ed ecco che l'omosessualità "fa sorgere dubbi sulla persistenza dei requisiti di idoneità psicofisica prescritti per il possesso della patente". E così a Cristian, che nel frattempo s'era trasferito a Bologna per studiare, riceve il "no" al rinnovo della patente.

"FROCIO" DELLA PORTA ACCANTO
Peschiera Borromeo, periferia sud di Milano. Denis ha 38 anni e uno stipendio. Paga 750 euro al mese d'affitto. Mai un ritardo. Finché la ditta entra in crisi: cassa integrazione per 6 mesi, poi licenziato. E con il lavoro se ne vanno pure i buoni rapporti con la padrona di casa: "Cominciarono gli insulti al telefono: "frocio di merda, mi fai schifo". Minacce ai genitori, l'auto tappezzava di cartelli e allusioni all'Aids". Ecco che Davide si rivolge a un avvocato, ma dopo sei anni di causa il tribunale di Milano assolve la proprietaria: nel 2012 dire "frocio" non è un'offesa, scrivono i giudici. Sarà.

2- LA SVOLTA LESBICA DELLA COPPIA DEI REALITY DE ANDRÉ-GIORGIANNI...
Di Laura Pezzino per Vanity Fair (n. 13)

La prima ha un cognome famoso e ha partecipato all'Isola dei famosi. L'altra si è beccata l'etichetta di «sfasciafamiglie» nella casa del Grande Fratello 12. Una sera si sono incontrate e ne è nata un'amicizia. Anzi, qualcosa di più. Scandalose? Decidete voi

«Va bene, inizio io. Noi non siamo una coppia perché non siamo lesbiche».
Chiara Giorgianni è milanese e da circa un mese è uscita dal Grande Fratello 12, dove ha litigato un po' con tutti e si è presa della «sfasciafamiglie» per il legame con un ragazzo che era fidanzato.

Prende la parola dopo essersi scambiata uno sguardo d'intesa con quella che non è la sua «fidanzata», ma la donna con la quale ha instaurato un rapporto molto particolare. L'altra è un nome da tempo conosciuto al mondo televisivo, quella Francesca De André che, tra accuse di infangare il cognome del nonno Fabrizio, nel 2011 aveva partecipato all'Isola dei famosi, nell'edizione dei «parenti di».

Le critiche forse le hanno portato un po' di sfortuna, visto che è stata la prima eliminata, dopo appena 10 giorni di programma. Chiara e Francesca si presentano in ritardo (sono ragazze «notturne», non sono abituate a svegliarsi presto al mattino), si siedono al tavolo e non si toccano per tutta l'intervista.

Hanno deciso di vuotare il sacco, anche se forse nemmeno loro sanno che cosa questo contenga veramente. Passano infatti 15 minuti e Francesca puntualizza: «Io credo invece che noi siamo una coppia».

Cerchiamo di capire: che tipo di relazione è la vostra?
Chiara: «Siamo migliori amiche che hanno però anche rapporti fisici. Il nostro è un rapporto unico, totalmente sincero: non stiamo a corteggiarci».

È la prima storia con una donna?
Francesca: «Sono sempre stata attratta dagli uomini. So che tutto questo può sembrare assurdo».
C: «Sì, non ne ho mai avute».

Come è iniziata tra di voi?
C: «Ci conoscevamo superficialmente perché io sono molto amica di sua sorella Fabrizia. Quando sono uscita dal GF, visto che facciamo parte della stessa agenzia ci siamo ritrovate alla stessa serata. Io facevo la bar tender e lei veniva sempre a chiedere i cocktail a me. C'erano anche due ragazzi al bancone, e la cosa mi è sembrata strana».
F: «Dopo qualche sera ci siamo ritrovate a casa con amici. A un certo punto se ne sono andati tutti, e noi due siamo rimaste sole. E lì è successo, siamo state assieme».

Perché avete voluto dirlo subito pubblicamente?
C: «Qualcuno sospettava già».
F: «È capitato che, durante alcune serate, magari bevevamo un po' di più e ci baciavamo. Ci hanno fotografate e anche in agenzia hanno iniziato a chiederci che cosa stava succedendo».

Eravate tutte e due single?
F: «Io stavo con un uomo, con cui non ho chiuso definitivamente».
C: «Anch'io, uscita dalla casa del GF, ho rivisto il ragazzo con cui mi frequentavo prima di iniziare il reality».

Quindi il vostro è un rapporto aperto e continuate a frequentare i vostri uomini.
C: «Sì, però se tra noi due dovesse continuare io le chiederò di avere un rapporto esclusivo. E allontaneremo gli uomini».

Avete dato loro qualche spiegazione?
C: «Il mio sa che siamo amiche speciali».
F: «Invece al mio ho cercato di spiegare che non è la stessa cosa che con lui. È rimasto stranito».

Non sono gelosi?
C: «Se il mio ragazzo andasse con un uomo, non credo che lo accetterei, invece di solito gli uomini non sono gelosi di due donne. La vedono più come una forma perversa che trovano eccitante».
F: «Tra di noi però non c'è niente di perverso. Tra noi è amore».

Alle famiglie lo avete detto?
C: «Mia mamma sa che siamo sempre insieme».
F: «I miei invece non sanno nulla. Penso che non ci potrebbero credere».

Francesca, è noto che i suoi rapporti familiari sono tesi. Come potrebbero reagire suo padre Cristiano e Dori Ghezzi, moglie di suo nonno Fabrizio?
F: «Se mio nonno fosse in vita (è morto nel 1999, quando lei aveva 9 anni, ndr) avrebbe scritto una canzone su questo. Sono sempre stata una ribelle e lui mi avrebbe amata. Invece, mio padre e gli altri tendono a criticarmi di più. So che questa cosa non verrà presa bene, soprattutto da Dori Ghezzi e dalla zia Luvi».

Lei sembra una ragazza molto forte. Non le dispiace questa situazione?
F: «Da morire, perché trovo un po' ipocrita che una famiglia, che ha avuto un uomo dalla mentalità apertissima come il nonno che ha cantato Bocca di rosa, mi critichi per tutto ciò che faccio. Io però vado oltre, me ne sono sempre fregata».

Teme una reazione negativa anche da sua madre Carmen?
F: «(le si velano gli occhi). Non me ne parlerà mai. Mia mamma non crede in me. Mi considera falsa e ambigua. Questa è l'unica cosa che mi fa star male: vorrei che sapesse che tutti i casini che ho fatto li ho fatti per portare avanti le mie idee».

Voi non vi definite lesbiche, ma che cosa pensate del matrimonio tra gay?
F: «Sono assolutamente d'accordo».
C: «Anch'io. Anche se penso che in alcune zone d'Italia la mentalità non sia ancora pronta».

Pensate sia giusto che le coppie omosessuali abbiano figli?
F: «Credo che due donne potrebbero tranquillamente crescere un figlio, perché una donna tende a rimanere uguale anche se omosessuale. Invece l'atteggiamento di un uomo gay cambia moltissimo».
C: «In questo caso il bambino potrebbe anche crescere un po' turbato».

Vi piacerebbe avere una famiglia in futuro?
F: «Moltissimo. Voglio anche dei figli, due gemelli, come siamo io e mio fratello Filippo. Però vorrei due maschi».
C: «Io mi auguro in primis di realizzarmi lavorativamente».

Che cosa vi piacerebbe fare da grandi?
C. «Oltre alla Tv, che non può durare per sempre, mi piacerebbe organizzare eventi di moda. Ho lavorato 4 anni come vetrinista, ero molto brava. E poi il cinema».
F: «Quando esci da un reality devi saperti adattare. Io sono finita a fare l'ospite nei tornei di poker. Piacerebbe anche a me recitare».

Commedia o dramma?
F: «Sono un tipo frizzante: commedia».
C: «Anch'io. Il mio sogno sarebbe un cinepanettone. Adoro Christian De Sica e Carlo Verdone».

 

 

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