ANGELA, HAI SBAGLIATO IL RIGORE - PER NON PERDERE IL SUO MIGLIOR VASSALLO IN EUROPA, LA MERKEL METTE BOCCA NELLA CORSA ALL’ELISEO RIBADENDO SOSTEGNO A SARKO-FAGO - LA LINEA TEDESCA DELL’AUSTERITY HA ROTTO LO SPREAD A MEZZA EUROPA E LA CULONA, DOPO LE DIMISSIONI DEL PREMIER OLANDESE RUTTE, RISCHIA DI RIMANESE ISOLATA SUL FRONTE DEL “DEFICIT ZERO” - E DATO CHE ANCHE OBAMA INCALZA PER EVITARE DISASTRI IN EUROPA, LA CANCELLIERA TEME DI DOVER CEDERE SU EUROBOND E FONDO SALVA-STATI - E NEL 2013 SI VOTA ANCHE IN GERMANIA…

Tonia Mastrobuoni per "la Stampa"

Angela Merkel «continua a sostenere Sarkozy». Nell'ennesima, improvvida incursione della cancelliera nella campagna presidenziale francese cui si è reso ambasciatore ieri un uomo del suo ufficio stampa, Georg Streiter, si coglie l'ansia di un governo che appena quattro mesi fa pensava di aver portato a casa l'accordo europeo del secolo e che fa ora i conti con un futuro sempre più incerto per il suo «fiscal compact».

La verità è che la Germania rischia di perdere a breve due alleati fondamentali nella linea iper-rigorista imposta all'Europa: Francia e Olanda. Ed è evidente che tra pochi mesi, quando anche a Berlino i partiti cominceranno a scaldare i motori per le elezioni politiche del 2013, e man mano che i singoli partner europei decideranno se adottare il nuovo Patto di stabilità, Angela Merkel potrebbe ritrovarsi molto più sola.

Finora la cancelliera dormiva tra due guanciali: quello dell'asse franco-tedesco con Sarkozy e quello del tradizionale anello nordico dei «piccoli», dei Paesi «falchi» perché tradizionalmente virtuosi e dunque poco tolleranti con l'avventurosa gestione dei conti pubblici tipica dell'area mediterranea e con le operazioni straordinarie adottate dalla Banca centrale europea a partire da maggio del 2010. Ma questo scenario è stato totalmente stravolto da due eventi.

Il primo elemento di rottura sono le elezioni francesi. Della campagna elettorale più importante dell'anno si sa ormai tutto e non è un mistero che l'eventuale vittoria di François Hollande rischierebbe di spezzare l'asse franco-tedesco che ha rappresentato l'architrave dell'accordo sul nuovo Patto di stabilità modellato sull'esempio della tedesca, del pareggio di bilancio iscritto in costituzione.

Certo, molti commentatori invitano alla cautela e sconsigliano scenari troppo drastici: se Hollande vincesse le elezioni, prevedono un atteggiamento meno belligerante nei confronti di Berlino. Tanto più se lo scenario sarà quello di ieri, un crollo verticale dei mercati nel quale qualcuno ha colto un anticipo di quello che potrà succedere tra 15 giorni, dopo il ballottaggio. Si parla di numerosi contatti già in corso tra i due - ma è ovvio che Merkel farà pubblicamente i conti con un avversario dichiarato del suo iperrigorismo.

Ma un'altra novità preoccupante viene dall'alleato di sempre, i Paesi Bassi. Ieri il premier olandese Mark Rutte ha presentato le dimissioni dopo settimane di dibattito sui 14 miliardi di correzione dei conti che dovrebbero riportare il deficit in carreggiata. L'estrema destra di Geert Wilders ha ritirato il suo appoggio al governo di minoranza proprio per protestare contro i vincoli di Bruxelles e a Rutte non è rimasta altra scelta che lasciare.

Lo scenario più probabile sono le elezioni anticipate. Ma con il primo ministro conservatore sparisce dalla scena europea un altro alleato strettissimo della Merkel nell'imposizione dello «zero deficit» nella Ue. O, se si vuole, di un modello economico estremamente sbilanciato sul rigore e poco attento agli squilibri commerciali e alla pesante recessione che affligge l'Europa.

C'è infine un assedio a Berlino che dura da tempo e che potrebbe diventare soffocante, in mancanza dei due alleati a Parigi e all'Aia. È noto il nervosismo di Barack Obama nei confronti della cancelliera e della sua riluttanza a stendere un ombrello di protezione sufficientemente ampio sul resto del continente, ad esempio attraverso una dotazione finanziaria plausibile per il fondo salva-Stati.

Attualmente è ancora debole, a detta di molti. E la prospettiva di un precipitare della crisi da qui all'autunno potrebbe avere effetti dirompenti sulle presidenziali americane. Un incubo con un solo colpevole, nella testa di Obama: Berlino. È evidente, infatti, che gli altri attori in campo stanno sparando tutte le cartucce che hanno a disposizione - la Bce con le mega aste da 1000 miliardi, il Fmi con altri 1000 miliardi di aiuti, i singoli partner europei che stanno seguendo i diktat sui conti.

L'unica risposta debole, al momento, è arrivata dall'Ue «germanizzata» con un fondo Esm ancora inadeguato per le tempeste peggiori. Un segnale di questo assedio crescente è arrivato anche ieri: il capoeconomista del Fondo, Blanchard, ha chiesto gli Eurobond che molti ritengono l'unica vera via d'uscita dalla crisi. Ma è una richiesta all'Europa che, ancora una volta, porta dritto dritto a Berlino.

 

WEN JABAO E ANGELA MERKEL AD HANNOVER MERKEL-PAPPAGALLISARKO E CARLA UNA GIOVANE ANGELA MERKEL jpegNICOLAS SARKOZY STANLIO SARKOGEERT WILDERS jpegFRANCOIS HOLLANDE

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