PERCHÉ RENZI, DOPO AVER OTTENUTO LA FIDUCIA ALLA CAMERA, NON SI DIMETTE DALLA SOCIETÀ DI FAMIGLIA? - FACENDOSI ASSUMERE DALL’AZIENDA DI FAMIGLIA, MATTEUCCIO S’È FATTO PAGARE I CONTRIBUTI DA PROVINCIA E COMUNE

Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"

Matteo Renzi stasera, un minuto dopo avere ottenuto la fiducia, dovrebbe fare un gesto fondamentale per la sua credibilità: dimettersi dalla società di famiglia. Come il Fatto ha già scritto, Renzi ha ottenuto il diritto alla pensione grazie a un trucco: nel 2003, quando l'Ulivo decise di candidarlo alla Provincia di Firenze (elezione sicura nel giugno 2004) Renzi si fece assumere dalla società di famiglia nella quale era un semplice collaboratore.

La Chil Srl si occupava di marketing e vendita dei giornali ai semafori con gli strilloni. Il padre e la madre l'avevano fondata nel 1993 e avevano ceduto nel 1997 le quote ai figli Matteo (40 per cento) e Benedetta (60 per cento). Quando matura la candidatura alla Provincia, Matteo è solo un co.co.co. Se fosse rimasto un collaboratore non avrebbe maturato i 10 anni di contributi pensionistici da dirigente né avrebbe avuto diritto alle cure mediche gratuite e al Tfr.

Per regalare questo vantaggio al figliolo, babbo Tiziano e mamma Laura lo assumono e lo pagano come dirigente per pochi mesi, per poi metterlo in aspettativa. Così i contributi sono a carico della Provincia, e del Comune dal 2009, che nel 2013 pagava 3mila e 200 euro al mese per il suo sindaco. Così, grazie a una somma stimabile in circa 350 mila euro versata dagli enti locali per lui in dieci anni, Renzi oggi è un trentenne fortunato dal punto di vista assistenziale e pensionistico.

Se non può essere definita una truffa allo Stato, quella realizzata da Renzi, è una truffa alla ratio, allo scopo alto dello Statuto dei lavoratori del 1970. Il dubbio che sorge leggendo la cronologia di quelle giornate è che nel 2003 abbia usato la norma nata per garantire la partecipazione alle elezioni ai lavoratori per ottenere una pensione e un Tfr ai quali - fino a pochi giorni prima della sua candidatura - non aveva diritto.

Il 17 ottobre 2003 Matteo Renzi e la sorella vendono le quote della Chil alla mamma e al papà. Il 27 ottobre mamma Laura assume in Chil l'ex socio Matteo. Il co.co.co. diventa dirigente un giorno prima che l'Ansa batta la notizia: "Il coordinatore provinciale della Margherita Matteo Renzi per la presidenza della Provincia di Firenze e Leonardo Domenici per la poltrona di sindaco della città sono le candidature proposte alla coalizione dalla Margherita".

Il 30 ottobre, tre giorno dopo l'assunzione, l'Ansa racconta "la positiva accoglienza degli alleati della candidatura a presidente della Provincia del giovane Renzi". Il 4 novembre, 8 giorni dopo l'assunzione, arriva l'ufficializzazione. Quello stesso anno anche il sindaco di Tortona, Francesco Marguati, viene eletto e assunto nella società di famiglia. Però nel 2008 Marguati e la figlia Michela sono stati condannati in primo grado a 16 mesi e 8 mesi per concorso in truffa aggravata ai danni del Comune.

Il sindaco si era fatto assumere dalla figlia 22 giorni prima di assumere la carica. Per il pm, un rapporto di lavoro fittizio che ‘costava' al Comune 23 mila euro all'anno di contributi". Ogni storia fa caso a sé e comunque nel 2010, la Corte d'Appello di Torino ha assolto l'ex sindaco di Tortona.

Intanto, nell'ottobre 2010 quando la Chil Srl viene ceduta, il ramo d'azienda con dentro il sindaco in aspettativa resta in famiglia: Matteo viene ceduto con il ramo marketing alla Eventi 6 della mamma e delle sorelle. Così il Tfr pagato dai contribuenti fino al 2010, pari a 28.300 euro, resta in famiglia.

Renzi non è l'unico furbetto: Josefa Idem è stata assunta dall'associazione del marito 15 giorni prima della sua candidatura nel 2006, Nicola Zingaretti è stato assunto dal comitato del Pd alla vigilia della sua candidatura ed entrambi sono usciti indenni dalle denunce. L'ex assessore provinciale di Vicenza, Marcello Spigolon, è stato rinviato a giudizio per truffa. Le vicende e le interpretazioni dei magistrati sono diverse ma la questione non è giudiziaria bensì politica. Matteo Renzi deve dimettersi dalla Eventi 6 perché la storia della sua pensione a sbafo da ieri non è più un peccato di gioventù.

Oggi Renzi è il presidente del Consiglio, ha diritto a una retribuzione (tra indennità e diaria) di circa 12 mila euro lordi con un trattamento pensionistico simile a quello dei parlamentari. Entro il 2018 sarà quasi certamente parlamentare e alla fine della carriera avrà diritto al vitalizio. In qualità di dirigente in aspettativa della Eventi 6 potrebbe perseverare nella sua furbata anche a Palazzo Chigi.

L'unica differenza è che da oggi la quota di contributi del dipendente (pari al 9 per cento) non sarà versata dal datore di lavoro pubblico, come accadeva con Provincia e Comune, ma da Renzi stesso. Se deciderà di restare dirigente in aspettativa della società di famiglia fino alla fine della sua carriera Renzi si ritroverà una doppia pensione e un doppio Tfr. La scelta sta a lui. Da oggi può chiedere sacrifici ai pensionati d'oro, agli esodati o ai giovani che non avranno mai una sola pensione. Con quale faccia potrà farlo se continua a costruirsi una doppia pensione con un trucchetto?

 

 

MATTEO RENZI CON MOGLIE E BAMBINI SULLO SFONDO LUCA LOTTI MATTEO RENZI CON LA MOGLIE AGNESE matteo renzi e la madre laura matteo-renzi-padre-covercarlo santi josefa idem foto mezzelani gmt Nicola Zingaretti

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