“IL GIORNALE” IN LODE DI STEFANO FASSINA: “È LIMPIDAMENTE PROLETARIO, UN VERO COMUNISTA E NON È SUBDOLO”

Giancarlo Perna per "Il Giornale"

Se deve esporsi, Stefano Fassina non esita. Quando gli salta la mosca al naso, e gli succede spesso, il responsabile economico del Pd e vicemini­stro dell'Economia, diventa piantagrane e non guarda in faccia nessuno. Non è di quei politici biforcuti che tacciono per tenersi aperta ogni porta e cambiano idea o schieramento come le serpi la pelle. Il quarantasettenne Fassina è limpidamente un proletario.

È figlio di povera gente che è riuscita a pagargli gli studi fino a laurearlo in Economia e che resta legato, anche oggi che è al governo, all'ambiente modesto da cui proviene e vorrebbe tanto togliere i soldi dalle tasche dei borghesi per darli alle moltitudini piegate da secoli di patimenti cui le condanna, come la maledizione di un dio funesto, un capitalismo giunto all'ultimo stadio e che Fassina, se lo lasciano fare, spazzerà via con una gamma di patrimoniali che ha già allo studio e che non daranno scampo a chiunque abbia redditi superiori alla sopravvivenza. Stefano è un vero comunista. Lo è nel cuo­re prima ancora che nell'ideologia.

Un avversario tenace del liberismo e del centrodestra. Ma non è subdolo. Questa schiettezza che ce lo rende simpatico. Di Fassina, fateci caso, abbiamo sempre sentito parlare per le polemiche in cui si caccia. Ad attaccare briga è sempre lui. Se l'opportunismo di Matteo Renzi gli dà ai nervi, lo definisce:«Un figlio di papà e un portaborse miracolato», beccandosi la replica: «Fassina non raccoglierebbe voti neppure dall'assemblea di condominio del suo palazzo».

Giorni fa se l'è presa con l'idolo del pallone, Diego Maradona che, in tv da Fabio Fazio, aveva fatto il braccino a Equitalia. «Gesto da miserabili», ha commentato per primo, quando ancora echeggiava il risolino di Fazio e i battimani della platea di Che tempo che fa . E ha aggiunto: «Maradona farebbe bene a rispettare le leggi».

Due settimane fa, ha attaccato, senza timori reverenziali il suo ministro, Fabrizio Saccomanni, mettendo a nudo un'incresciosa situazione al ministero dell'Economia. Fassina si è lamentato di non avere avuto voce in capitolo sulla legge di Stabilità di cui era addirittura il titolare del coordinamento e ha minacciato le dimissioni.

È così venuta alla luce la frattura con Saccomanni che, diffidando delle idee del suo vice e del suo tiepido europeismo, gli nasconde le carte. È dovuto intervenire il premier per mettere pace e calmare la comprensibile ira del nostro marxista. Il quale, in fondo mite per natura, si è consolato con la promessa che potrà incidere sul provvedimento durante la discussione parlamentare.

Non era scontato che Letta jr riuscisse a placarlo. I due sono agli antipodi: europeista fino all'ottusità, Enrico; imbelvito contro i rigori merkeliani, Stefano. Su questo, litigano dai tempi del governo Monti. Quando un anno fa, Fassina sparò a zero sul Professore chiedendo con un'intervista al Foglio di mandarlo a quel paese, Letta - allora vicesegretario del Pd e montiano di ferro - sbottò: «Si è passato il segno». Fosse stato per lui lo avrebbe cacciato dall'incarico di responsabile economico del partito, perché con il suo sinistrismo alla Vendola, Camusso e compagnia, non teneva conto che nel guazzabuglio del Pd c'erano teste diverse: ex dc,liberal,ecc.

Letta dovette però accontentarsi di fare il broncio, poiché Fassina era fiduciario dell'allora segretario Pierluigi Bersani il quale mai avrebbe tollerato che gli fosse torto un capello, essendo Stefano da lustri il suo pupillo. Fassina orbita attorno a Bersani da vent'anni, poco dopo essersi laureato alla Bocconi, l'università della glassa meneghina, di cui fu rettore Mario Monti.

Pierluigi e il suo compare Vincenzo Visco, l'ex Dracula del Fisco, lo adocchiarono, cooptandolo nel proprio think tank, Nens, dove, tra codici e alambicchi, si distillano tasse e tributi per chiunque possieda uno spillo. Quando furono certi che anche Stefano era vampiro come loro, lo nominarono direttore di Nens. Essere nemico dei ricchi non ha però sottratto il povero Fassina alle ire della piazza di sinistra e da un lancio di monetine alla Craxi, sotto un diluvio di vaffa.

Gli successe - e fu l'avventura peggiore della vita - il 22 aprile, giorno in cui il Parlamento rielesse Napolitano. Uscito da Montecitorio dopo il voto per una boccata d'aria, Stefano si trovò di fronte una frotta di grillini inviperiti che scandivano: «Rodotà, Rodotà». Lo avrebbero menato se trecento poliziotti non avessero fatto cordone. Urlando «schifoso», «buffone», lo accusavano, in quanto Pd, di avere seguito le indicazioni del Cav nel rivotare Napolitano.

Nonostante fosse spaventato, Fassina tenne testa alla folla, facendo dignitosamente­ritorno nel Palazzo senza accelerare il passo. Poi commentò: «È il frutto della cultura fascista di Grillo». C'era,invece,molto di comunista, di viola e di arancione. Ma lui, questo, non lo ammetterà mai.

Una volta che gli fu chiesto se riuscisse a dirsi «anticomunista » se ne uscì con quanto di più stantio: «Il comunismo italiano ha contribuito a scrivere la costituzione più bella del mondo ed è stato decisivo per liberare l'Italia». Poi aggiunse: «Sono contrario alla parola "anti".Non sono mai stato nemmeno anti­berlusconiano e non ho mai creduto alla via giudiziaria per abbattere Berlusconi». Sarà, ma non ha mosso un dito per evitarlo. Un'altra volta disse: «Meglio farsi una canna che votare Pdl».

Stefano è di Nettuno, porticciolo a sud di Roma, di cui conserva l'inflessione ruspante. Il papà era falegname dell'Asl di Anzio e comunista. Lui si iscrisse al Pci, in seguito a ciò. Era da poco alla Bocconi, quando, letto un suo scritto (zoppicante?), un professore lo convocò e gli disse: «Sicuro, con il suo background familiare e culturale, di frequentare un corso tanto impegnativo? Non vorrebbe cambiare?». Offeso in proprio e per spirito di classe, Stefano si recò un'ora dopo a pagare la quota nella prima sezione comunista e inizio la militanza.

Successivamente commentò: «Sono contro chi non capiSce quanto sia rilevante concedere pari opportunità a chi non viene da famiglie privilegiate». Il suo medagliere gli dà ragione. Col primo governo Prodi (1996-1998) è stato consigliere di Ciampi al Tesoro. Con il Prodi II (2006-2008),fu chiamato da Visco alle Finanze per aiutarlo a riempirci di tasse. Nel mezzo, passò cinque anni a Washington, al Fondo monetario. A febbraio, ha debuttato in Parlamento. Ancora prima della laurea, poco più che ventenne, il Nostro impalmò Rosaria e ne ebbe tre figli. Il maggiore ha oggi 24 anni, l'ultimo due. Segno che il matrimonio funziona. Il che ci rallegra.

 

Stefano Fassina STEFANO FASSINA jpegstefano fassinaStefano Fassina e Matteo Orfini STEFANO FASSINA E FRANCESCO BOCCIASTEFANO FASSINA

Ultimi Dagoreport

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…