I DOLORI DEL GIOVANE PADOAN - IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, PERSI I SUOI SPONSOR D’ALEMA E NAPOLITANO, NON SA A CHE SANTO VOTARSI PER RESISTERE ALLA FANTA-ECONOMIA DI RENZI CHE ORA SOGNA UN ASSE ANTI-MERKEL CON LA FRANCIA

Giancarlo Perna per “Libero Quotidiano”

 

varoufakis padoan noonanvaroufakis padoan noonan

Alcuni anni fa, quando era ancora vicesegretario generale dell' Ocse, Pier Carlo Padoan disse all' incirca: «Se Atene non uscirà da sé dai suoi guai, vada pure in rovina». Fu spietato da prenderlo a schiaffi ma coerente con l' ortodossia europeista. Pier Carlo, per formazione, è in tutto allineato col rigorismo di Frau Merkel e di Herr Schauble. Quando poi, negli stessi giorni, se ne uscì con la frase: «Il risanamento è efficace, il dolore è efficace (sic!)», fu preso per fanatico e ribattezzato Derviscio dell' austerità.

 

Padoan-Varoufakis Padoan-Varoufakis

Di Padoan, all' epoca, ignoravamo financo il nome, cognito solo agli addetti del jet set economico internazionale. Da lustri viveva fuori d' Italia. Un po' negli Usa dove fu direttore del Fmi, un po' a Parigi per sedere sulla poltrona dell' Ocse. Finché Matteo Renzi non se l' è preso come ministro dell' Economia e ne abbiamo visto per la prima volta la faccia. «E quello sarebbe il cerbero?!», stupimmo, avendone lette di cotte e di crude sulla sua fama sinistra.

 

Non si può difatti immaginare un viso più bonario e mite di quello che inalbera -costantemente, quindi manco dire che finge- il nostro Pier Carlo. Per me, è una delle facciotte più simpatiche del governo. Sempre quieto e sereno anche se i numeri dell' economia sono cattivi o, al meglio, mediocri.

 

draghi padoan 2draghi padoan 2

Mentre se vedo Renzi mi viene il ballo di San Vito per tutte le riforme che minaccia, presagendo dietro a ciascuna una turlupinatura, guardare Padoan mi rasserena. Mi piace quando sorride e getta acqua sul fuoco delle promesse del premier dicendo che sono allo studio. Questo suo rimandarle a un vago futuro, mi tranquillizza molto più della minacciosa imminenza con cui ne parla Renzi.

 

Si direbbe, dunque, che tra il Padoan dell'Ocse e quello che guida il Ministero di Via XX Settembre ci sia uno iato. Tanto era duro e astratto il primo, quanto è comprensivo e pragmatico l' altro. Torniamo al caso della Grecia da cui abbiamo preso le mosse. Se anni fa, all' Ocse, Pier Carlo faceva il drastico - o ti sollevi da sola o vai in malora- nella recente crisi è stato invece tra i ministri Ue più aperti e soccorrevoli.

RENZI PADOANRENZI PADOAN

 

Mai ha fatto mancare una parola buona agli ellenici e di incoraggiamento per lo sballottato Alexis Tsipras. Direi che ha messo l' anima per dare una mano ad Atene. Questo ci autorizza a concludere che Padoan è cambiato? Che non è più il derviscio rigorista dei tempi dell' Ocse e che, tagliato il traguardo dei 65 anni, si è rabbonito? Che oggi pensa più allo sviluppo e meno agli aridi parametri con cui mittel e nord europei vorrebbero imbrigliare la nostra verve mediterranea?

 

Neanche per sogno. Pier Carlo non si è spostato di un millimetro dalle antiche convinzioni. È tuttora un fottutissimo, con rispetto parlando, sostenitore del fiscal compact, pareggio di bilancio, 60 per cento del debito sul Pil, tre per cento del deficit, ecc.

 

giancarlo padoan giancarlo padoan

E allora, direte voi, a cosa servono il sorriso bonario, le aperture alla Grecia e tutto quello che ci siamo detti finora? Bè, la bonarietà è natura e quello resta. Quanto alla Grecia era una facciata che nascondeva un piano. E dietro quel piano ce n' era un secondo. Entrambi sono farina del sacco di Renzi che ci ha tirato dentro obtorto collo il dolce Padoan. Ma ora Pier Carlo è molto imbarazzato e guarda con apprensione all' avvenire.

 

Lo smaccato parteggiare di Roma per Atene, così ben rappresentato dal ministro dell' Economia, mirava a compiacere François Hollande che della Grecia si era fatto paladino. Questa era la prima parte del programma ideato da Renzi: creare un asse Roma-Parigi per forzare i tedeschi a uscire dal loro teutonismo nei riguardi di Atene. Pier Carlo, che come ministro deve obbedienza al capo del governo, si è piegato abbastanza volentieri. È vero che in cuor suo avrebbe spezzato le reni alla Grecia, in coerenza, s' intende, con le proprie convinzioni teoriche.

MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN

 

Tuttavia, sostenere le ragioni sbagliate di un Paese terzo gli procurava meno imbarazzo che farlo in favore dell' Italia. In quel caso, sì che sarebbe entrata in gioco la sua personale credibilità. È un po' come nella vita, dove hai meno scrupoli a raccomandare il figlio di un altro che non il tuo. Quel che però Padoan non si aspettava era la seconda tappa del piano. Il callido Renzi, forte del precedente greco, punta infatti a una vera alleanza con la Francia per combattere insieme le rigidità di Berlino.

 

Un accordo duraturo per favorire la ripresa e trovare nell' appoggio del francese il fegato di contrapporsi a Frau Merkel che da solo non avrebbe. Si spiegano così le fantasticherie ferragostane di Matteo a base di tagli di tasse, redditi di cittadinanza, progetti mesopotamici e bagole varie. Capisco che vedere Al Sisi raddoppiare in un anno, come per magia, il Canale di Suez abbia avuto l' effetto di un' umiliante frustata su un giovane ambizioso come il nostro premier e non escludo che l' Egitto lo abbia ispirato.

 

matteo renzi pier carlo padoanmatteo renzi pier carlo padoan

Tuttavia ha messo tanta di quella carne sul fuoco -meno tasse per cinque miliardi sulla casa, venti miliardi di sconti d' imposta sulle imprese, altrettanti sulle persone fisiche entro il 2017- che se gli va buca il piano di tirare Parigi dalla sua non gli resta che fare il pastore in Lunigiana. Ma Francia o non Francia, Padoan è angosciato per la piega delle cose. Toccherebbe, infatti, a lui realizzare il bengodi di Renzi e convincere l' Ue della sua fattibilità. Gli vengono i sudori freddi a pensare di presentarsi alla Frau di Berlino per dirle che il pareggio di bilancio, già promesso nel 2013 e rimandato al 2017, dovrà essere rinviato, che so, al 2021.

 

Non è nelle sue corde questo lassismo. Non è nella sua cultura di comunista convertito al capitalismo rigorista per occultare le proprie origini. Contraddice tutta la sua storia. Insomma, Pier Carlo non ci sta e non ci stanno quelli della sua cerchia. L' intero Ministero dell' Economia è in subbuglio e considera l' asse con Parigi una iattura. I Celti -osservano- vorranno in cambio le nostre migliori aziende, come hanno già preso una fetta di Telecom. E Renzi - aggiungono sarcastici- ha cominciato a pagare dazio con la decisione di realizzare la banda larga, gigantesco affare per Telecom francesizzata.

RENZI E PADOANRENZI E PADOAN

 

Oppresso da questi ukase renziani, Pier Carlo non sa che pesci prendere. Continuare a occupare la sua cadrega o lasciarla? Peggiora le cose il fatto di non avere più a chi rivolgersi per dare una sterzata alla situazione. Il Nostro ha infatti perso i suoi riferimenti politici. Lo storico protettore, Max D' Alema, ha subito un trattamento antitarme ed è da tempo in naftalina. Il presidente emerito Napolitano, che lo volle ministro, è ormai solo un santino nella quadreria del Palazzo.

 

Queste angustie di Padoan sono, per un osservatore allenato, visibili a occhio nudo. Sinceratevene voi stessi guardandolo in tv. Vedrete che la giacca che ha sempre portato un numero più grande del necessario, gli penzola addosso più di prima. È come se ci ballasse dentro, quasi posseduto. Segno di grande marasma interiore. E poi ditemi se i potenti sono da invidiare. 

Ultimi Dagoreport

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….