ECCO IL GENIALE PIANO DEL PD AL POTERE - PIÙ CHE IL NUOVO CHE AVANZA, GLI AVANZI DEL NUOVO - IL PATTO PER UN EVENTUALE FUTURO GOVERNO PREVEDE INFATTI NOMI ASSOLUTAMENTE NUOVI: BERSANI, VELTRONI, D’ALEMA, BINDI, LETTA, FRANCESCHINI - UNA GRANDE KOALITION FATTA PER MANTENERE GLI EQUILIBRI (GIÀ VINCENTI) DEL PARTITO, INFISCHIANDOSENE DELLE PRIMARIE E LASCIANDO RENZI E VENDOLA FUORI…

Claudio Cerasa per "Il Foglio"

"Guarda che loro sono già tutti d'accordo, eh". E' venerdì pomeriggio, sono le 14 e 30, siamo a Roma, a pochi passi da piazza Trilussa, quartiere Trastevere, e di fronte a noi c'è un famoso e rampante dirigente del Partito democratico, non bersaniano ma con ottime entrature nella segreteria del leader democratico. Il dirigente del Pd, poco prima del caffè, tira fuori una penna nera dal taschino della giacca e dopo essersi fatto spazio tra piatti, posate, chiazze d'olio e briciole di pane a un certo punto fissa il cronista e comincia a scrivere sulla tovaglietta di cartone sei nomi con altrettante parentesi. Primo: Bersani (Chigi-Economia). Secondo: Veltroni (Camera). Terzo: D'Alema (Esteri, Commissario Europeo). Quarto: Bindi (Vicepremier). Quinto: Letta (Sviluppo). Sesto: Franceschini (Segretario). "Ecco, via, diciamo che questo è più o meno il Papellum del Pd...".

Il dirigente del Pd, che per ovvie ragioni chiede la garanzia dell'anonimato, chiude la penna, versa una zolletta di zucchero di canna nella sua tazzina e dopo aver sorseggiato del caffè inizia a spiegarci il senso di quei nomi sulla tovaglia. Li spiega con un sorriso, sapendo naturalmente che tra una briciola di pane e una chiazza d'olio il "documento" vale quello che vale; ma li spiega, come vedremo, contestualizzando il tutto all'interno di un ragionamento che un suo fondamento politico comunque ce l'ha: eccome se ce l'ha.

"Quelli che leggi sono i nomi che compongono il ‘patto di sindacato del Pd', e quelli che invece leggi tra parentesi sono gli incarichi offerti o richiesti in vista del 2013: presidenza della Camera; ministro degli Esteri, o Commissario europeo; vicepresidenza del Consiglio; ministero dello Sviluppo; segreteria del partito. In alcuni casi si tratta di promesse esplicite, in altri casi di semplici richieste, in altri casi ancora di singole offerte. Puoi prenderlo come vuoi, questo Papellum, ma per capire qualcosa su quello che sta succedendo in questi mesi nel Pd è davvero difficile non partire da questi nomi, da queste offerte, da queste richieste e da questo patto tra i supercapi del Pd".

Il documento vale quello che vale - e vale soprattutto per essere la testimonianza fotografica di un certo e insistente vociferare che gira nel Palazzo; ma dietro ai pettegolezzi sulla ragione e sull'origine della "grande pax" tra i super azionisti democratici esistono alcuni fatti che vanno ben oltre le indiscrezioni, e che confermano tutti la presenza effettiva di una sorta di Grosse Koalition costruita "dai grandi pattisti" intorno al segretario del Pd.

Una Grosse Koalition che implica dietro la stessa barricata storici nemici giurati come Bindi e Franceschini o come D'Alema e Veltroni e che al momento, almeno così si racconta, si ritrova impegnata su alcuni fronti tutti a loro modo importanti: garantire al segretario un appoggio solido in una fase delicata come quella che sta attraversando l'Italia; tenere insieme sotto un unico tetto le anime in movimento del Pd (montiani, anti montiani, camussiani e anti camussiani, liberisti e anti liberisti); muoversi con cautela per non compromettere nel 2013 l'alleanza con il Centro di Pier Ferdinando Casini; fare di conseguenza di tutto per non accelerare troppo il percorso che dovrebbe portare da qui alle prossime elezioni alle primarie; e difendere infine con tutte le forze possibili il nucleo storico del partito dagli attacchi degli "sfascisti del Pd" (insomma, Renzi e compagnia) preservando così quel nucleo che, a giudizio degli stessi grandi azionisti, può essere il solo in grado, per esperienza e competenza, di traghettare il partito lungo questa fase storica non adatta a "inesperti giovinastri in carriera".

"Sembra di vivere all'interno di una specie di ‘congresso di Vienna' in servizio permanente effettivo - aggiunge con un altro sorriso l'anonimo dirigente del Pd, in questi anni valorizzato non solo dalla segreteria Bersani ma anche da quella di Veltroni e Franceschini - un congresso cioè in cui la regola, come nel primo Dopoguerra, sembra essere quella di agire sullo spirito del ‘Conservare progredendo' e in cui ovviamente i ‘big', in questo contesto, hanno interesse a mantenere certi equilibri e a non mettere in discussione alcune rendite di posizione".

Il ragionamento che viene fatto da diversi esponenti di primo piano del Partito democratico sulla natura stessa di questo patto di sindacato ruota attorno all'unica questione che potrebbe mettere in crisi gli equilibri degli azionisti del Pd: le primarie. A microfoni spenti, infatti, non c'è esponente del Pd che non ti confermi l'impressione che le primarie siano diventate tutto tranne che una priorità, e a guardar bene, in effetti, sono almeno due mesi che i grandi azionisti del patto di sindacato (D'Alema, Letta, Veltroni, Franceschini) ammettono pubblicamente di non considerare una priorità il tema delle consultazioni del centrosinistra.

Tra questi, qualcuno lo fa per ragioni legate al fatto che una partecipazione di un Renzi e di un Vendola, anche se poi a vincere dovesse essere lo stesso Bersani, avrebbe comunque l'effetto di modificare con la conta gli equilibri del centrosinistra. Altri lo fanno per evitare che una "lotta fratricida" nel Pd possa mettere a rischio il grande patto per il 2013 tra "progressisti e moderati" (e dunque compromettere così lo schema dell'alleanza con Casini). Altri ancora sono spinti dalla convinzione che si debba alimentare il motore silenzioso del partito "Monti 2013", e il dibattito sulla leadership è un ostacolo.

"Effettivamente - ammette Enrico Morando, senatore del Pd ed esponente dell'ormai sciolta corrente veltroniana di Modem - un patto di sindacato tra le anime forti del Pd oggigiorno è una realtà che sarebbe da ipocriti negare. E' vero che qualcuno nel nostro partito in queste settimane non ha fatto mistero di considerare le primarie quasi un ostacolo sulla via del 2013 ma non credo che quello delle primarie sia un appuntamento che possa essere ‘sconvocato', e sono convinto che alla fine si faranno.

Detto questo non c'è dubbio che le primarie saranno il momento in cui risulterà chiaro quanto forte è questo patto tra gli azionisti del Pd. E sarà chiaro perché di fronte a proposte diverse e di fronte a schemi alternativi - come quello modello ‘neo-Pci', che prevede di delegare al Centro la raccolta dei voti moderati, e come quello modello vecchia vocazione maggioritaria, che prevede invece che sia sempre il Pd il partito a raccogliere i voti dei moderati - sarebbe naturale vedere gli azionisti di maggioranza del Pd appoggiare il candidato con le idee più simili alle proprie".

Per esempio, Veltroni protorenziano. "Invece - continua Morando - difficilmente andrà così: e il rischio è che, a prescindere dalle personali convinzioni, alla fine in molti metteranno da parte le proprie idee e proveranno, chi per una ragione chi per un'altra, a difendere il grande patto tra i grandi capi del Pd".

 

PIERLUIGI BERSANI MASSIMO DALEMA BERSANI LETTA DALEMA FRANCESCHINI VELTRONI, DALEMA, BERSANIuf07 bindi veltroniDARIO FRANCESCHINI WALTER VELTRONI ANTONELLO SORO DARIO FRANCESCHINI letta bindi prodi veltroni adinolfi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA : CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?