PIÙ CHE ESSERE AMICI, MEGLIO AVERE COMUNI NEMICI

Maurizio Molinari per "La Stampa"

In maniche di camicia e con la giacca sulle spalle, Barack Obama e Benjamin Netanyahu visitano una batteria dell'«Iron Dome» che protegge Israele dai missili di Hamas, trovando la convergenza su come bloccare la corsa dell'Iran all'atomica. «Nessuno può dire a Israele come garantire la propria sicurezza» sono le parole con cui Obama apre di fatto all'ipotesi che sia Israele ad attaccare.

E' la conferenza stampa a far emergere il passo compiuto. Netanyahu dice: «Siamo stati un popolo perseguitato, oggi abbiamo il diritto e le capacità di proteggerci, non possiamo rinunciare all'autodifesa». Obama commenta: «Nessun Paese può dettare a un altro come garantire la sicurezza dei propri cittadini, ciò che ci unisce è avere come priorità la sicurezza dei nostri popoli». Soppesa i termini perché sta parlando della minaccia dell'atomica iraniana e le sue parole assegnano a Israele il diritto di autodifendersi, ovvero di lanciare l'attacco se lo riterrà necessario.

E' un passo che avviene nella cornice di molte rassicurazioni israeliane. Netanyahu sottolinea che «non ci sono linee rosse» per il nucleare di Teheran, facendo marcia indietro rispetto al discorso all'Onu e rifiutando l'idea di automatismi per l'attacco. Tanto Netanyahu che il presidente Shimon Peres ribadiscono inoltre che «la priorità è la soluzione diplomatica e non militare». Significa che Obama ha ancora tempo per convincere l'Iran a bloccare il programma atomico, aspettando anche l'esito delle presidenziali - a giugno - per verificare cosa deciderà il successore di Ahmadinejad.

Israele non preme sull'acceleratore perché è Obama ad aver fatto il passo che conta dichiarando, alla vigilia dell'arrivo, che è «contro il contenimento». Peres gliene dà atto perché è la scelta che più conta: opporsi al «contenimento» significa che Obama non vuole ripetere l'errore compiuto da Bill Clinton e George W. Bush con la Nord Corea, riuscita in questa maniera a diventare nucleare. «La leadership iraniana ha ancora tempo per bloccare il programma» aggiunge Obama ma se ciò non avverrà Israele avrà il diritto all'autodifesa.

Non saranno dunque gli Usa a lanciare, eventualmente, l'attacco ma il loro alleato sulla base di un principio che si richiama alla Carta dell'Onu. Netanyahu incassa il successo e descrive i criteri che applicherà: «Per l'atomica servono uranio arricchito e ordigno». Solo quando Teheran li avrà entrambi sarà una minaccia.

La convergenza sull'Iran chiude uno dei capitoli più spinosi delle relazioni Washington-Gerusalemme degli ultimi quattro anni e in cambio Obama incassa dal riconfermato Netanyahu il rinnovato impegno a «raggiungere la pace con i palestinesi attraverso la soluzione dei due Stati per due popoli perché non ce n'è un'altra». E su questa base da oggi a Ramallah, col presidente Abu Mazen, tenterà di imbastire una nuova iniziativa.

L'altro tema a Gerusalemme è la Siria. Netanyahu e Peres chiedono a Obama di «prevenire l'uso di armi chimiche da parte di Assad» e il «trasferimento di missili siriani agli Hezbollah». Obama non solo è d'accordo ma va oltre: «Apriremo un'indagine sulle notizie recenti in merito all'uso di armi chimiche in Siria», precisando di «non credere che a usarle siano stati i ribelli».

Per il resto la prima giornata della visita è disseminata di simboli. Obama definisce Israele «la terra in cui gli ebrei pregano da 3000 anni», pianta una magnolia nel giardino di Peres e ricorda Yoni Netanyahu - fratello del premier caduto nel raid di Entebbe per entrare in sintonia con gli israeliani a cui si rivolgerà oggi in un pubblico discorso. E Netanyahu gli risponde evocando le radici dell'America, quei «Padri Fondatori» che si richiamarono «all'uscita degli ebrei dall'Egitto» perché sancì «il passaggio dalla schiavitù alla libertà». Il rinnovo decennale del patto militare suggella la giornata che sembra seppellire anni di dissidi. Nel comune interesse di fermare l'atomica iraniana.

 

OBAMA NETANYAHU OBAMA E NETANYAHU OBAMA ARRIVA IN ISRAELE ACCOLTO DA NETANYAHU Obama con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Anp Abu Mazenobama netanyahu netanyahu e ahmadinejadabu mazen

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?