gaetano manfredi enrico letta giuseppe conte napoli

PIÙ CHE UNA COALIZIONE È UN ASSEMBRAMENTO - A NAPOLI VA IN SCENA IL CRASH TEST PIÙ ATTESO PER L'ASSE PD-M5S: A SOSTEGNO DELL'EX MINISTRO (E JUVENTINO...) MANFREDI CI SONO 13 LISTE, DALLA SINISTRA AI BERLUSCONIANI DISSIDENTI, PASSANDO PER I GRILLINI - UNA SCOMMESSA POLITICA CON LA SPADA DI DAMOLCE DELL'IMMENSO BUCO FINANZIARIO NELLE CASSE DEL COMUNE: 2,7 MILIARDI DI EURO - SE NON ALTRO, A DESTRA LA CONCORRENZA DI MARESCA HA UN PROBLEMA DOPO L'ALTRO. MA C'È L'INCOGNITA BASSOLINO...

Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

 

GAETANO MANFREDI E GIUSEPPE CONTE

L'ingegner Gaetano Manfredi, essendo appunto napoletano ma ingegnere, non crede alla «triscaidecafobia». Un altro, al posto suo, avrebbe reagito come Giovanni Leone che, salito su un elicottero per vedere dall'alto l'apocalisse del Vajont, fermò subito il pilota: «Un momento: siamo in tredici». E non ci fu verso di decollare, narrano, finché quelli a bordo non furono ridotti, col pilota, a dodici.

 

GAETANO MANFREDI

Lui no, l'ex rettore della Federico II ed ex ministro dell'Università, specializzato in «comportamento non lineare di strutture composte acciaio-calcestruzzo», della paura del «numero tra il 12 e il 14» come lo chiamano dagli Stati Uniti alla Cina, se ne infischia. E sventola soddisfatto la bellezza di tredici liste che lo sostengono alle Comunali e coprono gran parte dell'universo conosciuto della politica italiana.

 

gaetano manfredi maglietta maradona

Da «Napoli Solidale» che rappresenta Socialisti, Sinistra Italiana, Articolo 1 e insomma la sinistra radicale («Ottima candidatura», ha detto subito Nicola Frantoianni) ai berlusconiani dissidenti della lista «Azzurri per Napoli», organizzata dall'ex coordinatore cittadino di Forza Italia Stanislao Lanzotti.

 

gaetano manfredi giuseppe conte a napoli

Imbarazzi? Zero, ha spiegato l'aspirante sindaco: «Abbiamo una coalizione di centrosinistra progressista che guarda alla politica di oggi, in cui c'è anche la presenza di forze centriste e moderate che portano un contributo importante dal punto di vista programmatico».

 

valeria ciarambino luigi di maio giuseppe conte gaetano manfredi da michele

Né si sono levati cori o almeno mugugni di dissenso (a parte quelli di Matteo Brambilla, ingegnere, brianzolo di Monza, laureato al Politecnico, napoletanizzato per amore e capolista di «Napoli in movimento. No alleanze») da parte di quei grillini che fino a pochissimi anni fa erano nemici per la pelle del Cavaliere, sul quale Beppe Grillo poteva passare serate intere snocciolando battute, da «Psyconano» a «Testa d'asfalto».

 

gaetano manfredi giuseppe conte. 2

Anzi, Giuseppe Conte, che guida oggi il Movimento e si picca d'avere scelto lui quel ministro dell'Università nel «suo» secondo governo e d'averlo nuovamente individuato come l'uomo giusto per mettere d'accordo sotto il Vesuvio i pentastellati e i democratici, torna e ritorna appena ha qualche ora libera.

 

gaetano manfredi giuseppe conte.

A Napoli, del resto, c'è la posta più alta della scommessa sull'alleanza del futuro tra M5S e Pd. Tanto che lo stesso Conte, d'accordo con Enrico Letta, ha subito tranquillizzato l'aspirante primo cittadino sul punto più dolente, cioè l'immenso buco finanziario che, se eletto, dovrà gestire: 2,7 miliardi di euro.

 

Una voragine da togliere il sonno. Causata non solo, ovvio, da sindaco arancione Luigi de Magistris (troppo comodo sarebbe rovesciare tutte le colpe su di lui) ma da troppe gestioni scellerate nel passato più o meno recente.

 

gateano manfredi 9

Certo è che tira un'aria così (apparentemente) favorevole a Manfredi, cui viene perdonato perfino l'imperdonabile difetto di essere juventino (ogni rimonta bianconera è matematicamente impossibile prima del voto di domenica) che l'ex rettore, se avesse voluto, di liste avrebbe potuto anche farne di più.

 

Tanto più davanti al fuggifuggi di chi senza arrossire è sceso dal cavallo non più vincente del sindaco uscente, scusate il bisticcio, per offrirsi al nuovo (probabile) destriero. Intoppi? Pochi. Salvo le critiche, sacrosante, al suo rifiuto di confrontarsi in pubblici dibattiti con gli avversari. Una figuraccia. Indegna di chi viene dall'università: è tutto, il confronto.

 

alessandra clemente

Della maggioranza arancione che per un decennio ha governato la città tirandosi addosso lodi e insulti su temi controversi (dalle promesse mancate sulla «differenziata» al rilancio turistico grazie all'invisa America's Cup fino al «Lungomare liberato») resta solo la candidatura a sindaco di Alessandra Clemente.

 

Ricordate? È la figlioletta di Silvia Ruotolo, uccisa nella primavera '97 in una sparatoria sotto casa fra camorristi, e scrisse allora un tema bellissimo dove parlava di Napoli come di una città che cammina strana «come un gambero».

 

Alessandra Clemente

Cresciuta, laureata in legge, tornò 7 anni fa da New York per amore della città, per mostrare di «saper affrontare la fatica della propria storia» e perché de Magistris voleva affidarle l'assessorato ai giovani. Oggi prova a «viaggiare da sola» coi movimenti civici, Dema e altre liste di sinistra, ma forse un po' delusa da «Gigino», troppo impegnato a farsi eleggere in Calabria per darle una mano (ammesso che servisse) in quella che era la sua «arte»: la propaganda elettorale.

 

CATELLO MARESCA E MATTEO SALVINI

Propaganda che non sembra, al contrario, l'arte di Catello Maresca, il magistrato per anni alla Dia, nemico giurato della camorra, ipotizzato come avversario di De Luca alle ultime Regionali, contestato per il fervore «politico» coltivato prima d'andare in aspettativa, suggerito come sindaco unitario da Mara Carfagna, Maresca pareva partito col piede giusto.

 

CATELLO MARESCA 2

Basti rileggere Matteo Salvini: «È una grande opportunità che parte dal basso. Il centrodestra non deve farsela sfuggire». Meno convinta Giorgia Meloni, che puntava sul figlio dell'ex governatore Antonio Rastrelli. Tormentone, trattative, accordo. A quel punto, però, ecco i guai. A partire dalla tragicomica telenovela delle liste.

 

CATELLO MARESCA

Uno sbaglio dietro l'altro fino all'esclusione di 4 liste: due civiche dello stesso Maresca, «Prima Napoli» collegata alla Lega di Salvini e il «Movimento quattro zampe-Partito animalista». Le motivazioni del Tar e del Consiglio di Stato: erano piene di errori.

 

catello MARESCA 1

«È vulnus per la democrazia», si è subito sfogato il giudice in aspettativa. Ovvia e immediata la risposta del Consiglio di Stato: una bacchettata durissima. E intanto Salvini e la Meloni han deciso di far campagna altrove. Seccante, condividere una probabile sconfitta.

 

ANTONIO BASSOLINO

E così, nel caos del fronte ostile a Manfredi, ha continuato a crescere e crescere il nome del più conosciuto di tutti i candidati. Quello di Antonio Bassolino. Il quale, reduce da 19 sentenze a favore su 19 processi, superati prendendosi lo sfizio di rinunciare alle prescrizioni per puntare all'assoluzione piena, dice di attendere ancora da quello che era stato sempre il suo partito («Avevo 6 anni e abitavo in un palazzo di Afragola, dove c'era la sezione Gramsci del Pci. Il giorno della morte di Stalin arrivarono le mogli dei braccianti tutte vestite di nero, con fiori e candele: piansero per ore, come in una veglia funebre...») una parola di scuse: «È stato un errore non aggiungere alla "fiducia nella magistratura", la "fiducia in Bassolino"». Non urla. Non sgomita. Non rinuncia a un incontro. Aspetta. Anche gli altri aspettano: come andrà?

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