ronzulli berlusconi la russa meloni

“PIUTTOSTO CHE CEDERE GIORGIA MELONI MOLLA E SE NE VA A CASA. MICA E’ SUICIDA” – IGNAZIO LA RUSSA SPIEGA LA LINEA DI UNA "DUCETTA" FURIBONDA CHE IERI HA RISPOSTO DEFINENDOSI “NON RICATTABILE” AGLI APPUNTI IN CUI SILVIO BERLUSCONI LA DEFINIVA “SUPPONENTE, PREPOTENTE, ARROGANTE” – LO SCONTRO CON IL CAV SI E’ SPOSTATO DALLA RONZULLI ALLA GIUSTIZIA - PER DONNA GIORGIA IL NUOVO ESECUTIVO DEVE NASCERE “SENZA DIKTAT”. ALTRIMENTI È PRONTA AL VOTO. “IO VADO AVANTI SULLA MIA STRADA, NON MI FACCIO IMPORRE NULLA”- MA FORZA ITALIA NON CI STA (“NON PUO’ SCEGLIERE LEI I NOMI DEI NOSTRI MINISTRI”) E MINACCIA DI INDICARE UN ALTRO PREMIER AL QUIRINALE – VIDEO

 

Da open.online

 

giorgia meloni alla camera con il cognato francesco lollobrigida

«Piuttosto che cedere lei molla». Lei è Giorgia Meloni e a parlare così è qualcuno che la conosce molto bene: Ignazio La Russa. La nuova premier ha risposto definendosi «non ricattabile» agli appunti in cui Silvio Berlusconi la definiva «supponente, prepotente, arrogante, offensiva». Ma il problema del nuovo governo – e dei nomi dei ministri – rimane sul tavolo. Già ieri la leader di Fratelli d’Italia aveva fatto capire che il nuovo esecutivo deve nascere «senza diktat».

 

Altrimenti è pronta a chiedere il voto. Ma oggi che lo scontro su Licia Ronzulli si è spostato sulla Giustizia quelle minacce cominciano a concretizzarsi. «Solo se la maggioranza è coesa può nascere un governo serio», l’hanno sentita dire ai suoi. Se pensano di commissariarmi, è il ragionamento, sono pronta a tirarmi fuori. E intanto Forza Italia minaccia di proporre il nome di un premier alternativo al Quirinale al suo posto.

berlusconi appunti su meloni

 

 

Il problema tra Giorgia e il Cav è la Giustizia

Il problema tra Meloni e Berlusconi nasce per il totoministri. Il Cavaliere vuole scegliere i nomi di Forza Italia. Nell’incontro di mercoledì Berlusconi si era impegnato a votare per La Russa in una scelta che comprendeva un accordo complessivo sul nuovo governo. La rottura dei senatori di Fi, guidata da Ronzulli, rimette tutto in gioco. Proprio quando si stava trovando la quadra.

 

SILVIO BERLUSCONI LICIA RONZULLI MEME

Per questo, racconta oggi Repubblica, Meloni adesso vuole chiarezza. «Ho un vantaggio sugli altri: per giocare questa sfida di governo devo avere almeno la speranza di fare bene», è una delle frasi che avrebbe pronunciato. Si capisce che la presidente di Fdi non ha alcuna intenzione di costruire un esecutivo che finisca in crisi il giorno dopo. Per questo cerca di chiudere ora. Per evitare problemi futuri. Il quotidiano racconta che il neopresidente del Senato alla buvette è ancora più chiaro: «Piuttosto che farsi ricattare Giorgia se ne va a casa». E ancora: «Mica è suicida. Su Palazzo Madama aveva i numeri e lo sapeva. I voti credo siano arrivati da renziani, Pd e grillini».

 

 

Intanto però anche il Cavaliere ha i suoi problemi. Dentro Forza Italia, secondo le chat interne, non c’era la stessa preoccupazione del leader riguardo il destino di Ronzulli. Adesso che lo scontro sembra essersi spostato su Elisabetta Casellati alla Giustizia nel partito c’è chi si domanda se sia davvero il caso di ingaggiare un braccio di ferro con chi ha vinto le elezioni.

 

Un retroscena de La Stampa racconta che adesso Silvio riflette. E pensa di non indicare come premier Meloni durante le consultazioni al Colle. La scelta potrebbe portare ad alcune conseguenze a cascata. In primo luogo a quel punto Sergio Mattarella dovrebbe verificare se la leader di Fdi abbia i numeri per avere l’incarico. Oppure conferirle un incarico esplorativo, come è successo nella scorsa legislatura (Cottarelli) o nella precedente (Bersani).

giorgia meloni

 

L’ira funesta della leader

Dall’altra parte del fronte c’è una Meloni furiosa. Il Corriere della Sera racconta oggi che non ha alcuna intenzione di cedere: «Io vado avanti sulla mia strada, non mi faccio piegare, non mi faccio imporre nulla. So quello che devo fare e come farlo, nei prossimi terribili mesi che ci aspettano, e sarà decisivo iniziare bene se vogliamo durare. Ma posso farlo solo con una squadra coesa, di gente capace, su cui posso contare e di cui posso fidarmi. Altrimenti inutile anche solo cominciare». Il foglietto del Cavaliere va respinto al mittente. Così come le pretese dell’alleato. E quindi s’affaccia un possibile metodo. Ovvero quello di escludere dal nuovo governo tutti quelli che non hanno votato La Russa in Senato.

 

giorgia meloni alla camera con il cognato francesco lollobrigida

E cioè ogni senatore della delegazione di Forza Italia tranne Berlusconi e Casellati che sono rimasti in Aula. «Chi non ha votato al Senato ora è molto meno gradito di prima e per questi le possibilità sono drasticamente diminuite», confermano al quotidiano da FdI. A quel punto però potrebbe finire malissimo: «Non potremmo mai accettarla, voteremmo contro il governo. Non può essere lei a scegliere i nomi dei nostri ministri», è il ritornello da Fi. Ma Fdi non ci crede: «Li vogliamo vedere i senatori di FI immolarsi a petto nudo contro le baionette al grido Ronzulli o morte! Gasparri o elezioni!».

 

Il totoministri

silvio berlusconi licia ronzulli

Intanto il totoministri va avanti. L’agenzia di stampa Ansa scrive che un punto fermo, in queste ore, sembra essere Giancarlo Giorgetti all’Economia. Assai probabile anche Antonio Tajani alla Farnesina, mentre rimangono stazionarie le quotazioni del prefetto Matteo Piantedosi al Viminale. Sulla Giustizia, mentre il Cav vuole Casellati, Meloni sembra non voler cedere sull’ex pm Carlo Nordio.

 

Con Francesco Paolo Sisto di Fi tra i papabili per un ruolo di viceministro. Il più accreditato alla Difesa è Adolfo Urso di FdI. Al partito della premier andrebbe pure il ministero dell’Istruzione (anche se finora non circolano nomi) e lo Sviluppo economico con Guido Crosetto in pole.

 

Come sottosegretario alla presidenza del Consiglio in molti puntano su Giovanbattista Fazzolari. Che potrebbe però andare al ministero per l’attuazione del programma. La Lega porterebbe a casa Matteo Salvini alle infrastrutture: « Sono a disposizione. So cosa so fare. Al Viminale l’ho dimostrato», dice lui. Gian Marco Centinaio andrebbe all’Agricoltura e Roberto Calderoli alle Riforme. Per Casellati Meloni immagina il ministero della Pubblica Amministrazione, mentre Anna Maria Bernini andrebbe all’Università e Paolo Zangrillo (o Guido Bertolaso) alla Salute. Resta sul tavolo anche l’opzione vicepremier. Uno sarà Salvini. Per l’altro, che spetterebbe a Forza Italia, potrebbero esserci sorprese.

giorgia meloni francesco lollobrigida

 

 

MELONI FURIOSA CON BERLUSCONI

Paola Di Caro per il Corriere della Sera

 

È furiosa. Il non voto di Forza Italia a La Russa, sommato agli appunti in cui Silvio Berlusconi le imputa un atteggiamento «supponente, prepotente, arrogante, offensivo», rappresentano uno strappo gravissimo per Giorgia Meloni.

 

Che al termine di una giornata in cui ha incassato comunque un’altra vittoria — l’elezione di Lorenzo Fontana a presidente della Camera —, una giornata che sembrava utile a far «raffreddare gli animi» in vista di un chiarimento nei prossimi giorni (ieri nessun contatto tra lei e il Cavaliere), decide invece di commentare con inusitata durezza, ai microfoni di La7 : «Mi pare che mancasse un punto però a quelli elencati da Berlusconi, che non sono ricattabile».

licia ronzulli silvio berlusconi.

 

Con chiosa poco dopo su Twitter di Guido Crosetto: «Quando qualcuno non ha null’altro da difendere se non la propria dignità, è più forte di chiunque altro». Altri insomma — sembra dire — difendono valori meno nobili.

 

Mai, nonostante i rapporti siano ormai al minimo storico, i due duellanti avevano usato espressioni così forti l’uno contro l’altro pubblicamente. I retroscena giornalistici pullulavano di ricostruzioni che riportavano l’ira dell’uno e dell’altra, ma le parole di Meloni al microfono, pronunciate con rabbia vera, rischiano di scavare un solco. Quanto colmabile, in che tempi, a che prezzo, si vedrà nei prossimi, difficili giorni.

carlo nordio giorgia meloni

 

 

D’altra parte, per tutta la giornata il messaggio è stato chiaro: «Io vado avanti sulla mia strada, non mi faccio piegare, non mi faccio imporre nulla. So quello che devo fare e come farlo, nei prossimi terribili mesi che ci aspettano, e sarà decisivo iniziare bene se vogliamo durare. Ma posso farlo solo con una squadra coesa, di gente capace, su cui posso contare e di cui posso fidarmi. Altrimenti inutile anche solo cominciare».

 

silvio berlusconi licia ronzulli.

Un avvertimento in piena regola, di chi sa che si gioca la partita della vita e che non vuole pesi sulle ali, ma il bastone del comando. Perché, è il suo pensiero, è finita l’epoca in cui era Berlusconi a comandare e a dare le carte. Ora i pesi e i tempi sono enormemente diversi. Se ne facciano una ragione, è il senso del suo aut aut: anche se in FI non vogliono riconoscere la sua leadership (addirittura «non votando La Russa, che rappresenta anche me»), il capo della coalizione oggi è lei, l’unico premier possibile è lei, e alle sue regole si dovrà stare. Regole che ha voluto chiarire all’inizio del viaggio, non in corso.

 

 

giorgia meloni

Da qui la sua forzatura sulle elezioni dei presidenti delle Camere, che avrebbero dovuto rappresentare la cartina di tornasole dello stato della sua maggioranza. Salvini lo ha capito, siglando con lei un accordo che lo soddisfa e rinunciando a fare asse con Berlusconi. FI no. E il foglietto del Cavaliere che diventa una sorta di dichiarazione pubblica va immediatamente respinto al mittente, così come le richieste dell’alleato che lei non vuole soddisfare.

 

In una giornata scandita da riunioni, studio dei dossier e un incontro con il ministro della Transizione ecologica Cingolani, è emersa una possibile linea: escludere tutti coloro che non hanno votato La Russa al Senato. Praticamente quasi l’intero stato maggiore di FI, escluso Tajani (deputato, e fautore di una linea più morbida) che sarà ministro degli Esteri: «Chi non ha votato al Senato ora è molto meno gradito di prima e per questi le possibilità sono drasticamente diminuite», confermano i bene informati di FdI. Una mossa che, se portata avanti davvero, da Villa Grande sarebbe considerata assolutamente ostile: «Non potremmo mai accettarla, voteremmo contro il governo. Non può essere lei a scegliere i nomi dei nostri ministri».

BERLUSCONI LA RUSSA

 

 

E quindi? «Li vogliamo vedere — dice uno dei big di FdI — i senatori di FI immolarsi a petto nudo contro le baionette al grido Ronzulli o morte! Gasparri o elezioni!». FI, si ragiona, potrebbe spaccarsi, con solo una piccola parte di irriducibili sulle barricate e quella più grande magari pronta a confluire in un gruppo centrista: Lollobrigida e Cesa avrebbero parlato dell’ipotesi di formarlo. Se invece Berlusconi e i suoi «tornano ragionevoli», allora — dicono in FdI — si può «ricominciare a parlare di tutto». Lo spiraglio c’è ancora, il tempo meno. Saranno ore decisive.

silvio berlusconi licia ronzulliSERGIO MATTARELLA IGNAZIO LA RUSSA licia ronzulli silvio berlusconi maria elisabetta alberti casellati licia ronzulli silvio berlusconi 2 foto di gruppo dei deputati di fratelli ditalia con giorgia meloni

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