1. “IL GIORNALE” CON FELTRI, “LIBERO” CON BELPIETRO, I LEGHISTI CON SALVINI OGGI FANNO I VERGINELLI E ATTACCANO SUL RISCATTO PER GRETA E VANESSA, MA LA POLITICA DEI PAGAMENTI PER GLI OSTAGGI L’HA INVENTATA BERLUSCONI AI TEMPI DELLA GUERRA IN IRAQ! 2. CON MARONI E CALDEROLI SUPER-MINISTRI NEI GOVERNI DEL BANANA 2004-2005, IL SISMI DI POLLARI RIPORTÒ IN ITALIA LA SGRENA E LE DUE SIMONE. MA ALL'EPOCA NON PROTESTAVANO 3. QUANDO NICOLA CALIPARI, AGENTE 007 DI POLLARI, GIRAVA A BAGHDAD CON UN BORSONE PIENO DI MILIONI DI DOLLARI IN CONTANTI E RICEVEVA ORDINI DIRETTAMENTE DA GIANNI LETTA 4. LE DUE RAGAZZE NON SONO MAI STATE NELLE MANI DELL’ISIS. E NEPPURE DEL GRUPPO QAEDISTA AL-NUSRA. TUTT’ALTRO. I SERVIZI SEGRETI HANNO SEMPRE SAPUTO DI TROVARSI DI FRONTE A UN RAPIMENTO A SCOPO ECONOMICO E NON IDEOLOGICO-RELIGIOSO

greta e vanessa atterrano a roma gentiloni le accoglie   5greta e vanessa atterrano a roma gentiloni le accoglie 5

1. SOLDI E FACCENDIERI, GLI OSTACOLI SUPERATI DA CALIPARI IN IRAQ

Lorenzo Cremonesi per “Il Corriere della Sera”

 

Due problemi, tra i tanti, intralciavano il lavoro che Nicola Calipari conduceva in Iraq per i servizi italiani nel tentativo di riportare a casa Simona Torretta e Simona Pari in quella difficile fine estate del 2004. C’è da supporre che questioni simili abbiano segnato oggi l’attività degli 007 per salvare le due ragazze in Siria. Il primo erano i tanti falsi mediatori, faccendieri che sostenevano di conoscere i rapitori e poter aiutare nella trattativa.

 

GRETA RAMELLI E VANESSA MARZULLO GRETA RAMELLI E VANESSA MARZULLO

Per Calipari e la sua squadra, ma prima di lui per la cellula del Sismi a Bagdad, erano una dispersiva e dispendiosa difficoltà. Dovevano trovare il canale giusto in mezzo alla pletora di questuanti e imbroglioni. Stavano perdendo tempo prezioso. E i costi lievitavano. Tutti esigevano acconti, magari «solo» 5 o 10 o 20.000 euro, ma la somma era una cifra notevole. «Pescavano» sino a quando potevano, poi sparivano.

Greta Ramelli 21 anni- una dei 6 italiani rapiti Greta Ramelli 21 anni- una dei 6 italiani rapiti

 

Allora ero inviato per il Corriere a Bagdad e fui coinvolto per il fatto che alcuni personaggi rilevanti di Falluja mi avevano proposto la loro cooperazione. Calipari mi tenne con lui nell’ultima settimana prima della liberazione delle ragazze, il 28 settembre 2004 (erano state rapite il 7 settembre).

 

Nicola Pollari Nicola Pollari

«È utile per verificare notizie che abbiamo già» diceva. Il suo coraggio era straordinario. Partiva solo, jeans e giacca di pelle nera, per zone off limits controllate dalla guerriglia qaedista. Aveva una pistola e due o tre caricatori sotto la camicia. Ma sapeva che sarebbero serviti a poco. In camera teneva una valigia con i milioni di dollari in contanti. Una seconda questione era costituita dagli alleati americani e inglesi, che da sempre hanno una politica contraria al pagamento dei riscatti.

Segreto di Stato berlusconi e pollari Segreto di Stato berlusconi e pollari

 

Ogni giorno venivano nella palazzina della cellula italiana a Camp Liberty, la base Usa presso l’aeroporto di Bagdad, mostrando foto di dove sostenevano potessero trovarsi prigioniere le «due Simone». Ricordo la gigantografia di un edificio nella zona di Abu Ghraib. Insistevano per un blitz armato.

 

nicola calipari06nicola calipari06

Calipari si consultava al telefono con il suo superiore, il capo del Sismi Nicolò Pollari, e a volte con dirigenti del governo Berlusconi, tra cui Gianni Letta. La risposta era un «no» secco. Non si poteva rischiare la vita delle ragazze. Gli americani allora chiudevano un occhio. Lasciavano fare. Per loro era più importante che l’Italia restasse nella coalizione, piuttosto che la rottura su una questione di principio che vedeva Roma e Washington su posizioni opposte. 

 

l'auto dove viaggiava caliparil'auto dove viaggiava calipari

2. SCOPPIA LA POLEMICA SUL RISCATTO. GENTILONI: “CONTRARI A PAGARE”

Francesco Grignetti e Amedeo La Mattina per “La Stampa”

 

C’erano solo 66 deputati ad ascoltare il ministro Gentiloni sulla liberazione di Greta e Vanessa. Pochissimi anche i deputati di Forza Italia, Lega e 5 Stelle che hanno accusato il governo di avere pagato un riscatto. Salvini lo ha pure quantificato in 12 milioni («se è vero, sarebbe uno scandalo»).

 

giuliana sgrena video01giuliana sgrena video01

Così, tra finta ingenuità e ipocrisia, ieri alle 13 a Montecitorio c’era chi si aspettava la confessione del responsabile della Farnesina. Ovviamente Gentiloni ha detto quello che tutti i ministri, di destra e di sinistra, raccontano in queste circostanze. «Ho letto ricostruzioni prive di reale fondamento e in alcuni casi veicolate da gruppi terroristici. Siamo contrari al pagamento di ogni tipo di riscatto».

giuliana sgrena tg1giuliana sgrena tg1

 

La linea di tutti i governi

Anche il governo Berlusconi, con Maroni ministro dell’Interno, ha preso le stesse decisioni, muovendo gli 007. Così furono liberate in Iraq nel 2004 e nel 2005 le due Simone e la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Lo ha fatto notare il deputato Pd Michele Anzaldi in Transatlantico dopo l’intervento di Gianluca Pini in aula. L’esponente della Lega aveva appena detto che chi ha pagato un riscatto ha compiuto un reato. «Se questa questione non è chiarita presenteremo un esposto in Procura».

 

matteo salvini  matteo salvini

Gentiloni ha invece precisato che l’Italia ha operato nella linea seguita dai governi precedenti. «Non è la linea del nostro governo: è la linea dell’Italia». L’opposizione non è rimasta soddisfatta. Non lo è stata Fi che considera il pagamento dei riscatti un finanziamento dei terroristi (Gasparri, Bernini e Napoli): «elusiva» l’informativa del ministro. Per i 5 Stelle è stata un’informativa «inutile, sconvolgente».

 

VITTORIO FELTRI MAURIZIO BELPIETRO VITTORIO FELTRI MAURIZIO BELPIETRO

«Ci dica se avete pagato o no un riscatto», ha urlato in aula Maria Edera Spadoni. Nessuno ha osato dire che Vanessa e Greta se la sono cercata, ma è una critica che aleggia sempre in queste circostanze. Certo, secondo Gentiloni le due ragazze sono state «imprudenti», ma va apprezzata la loro generosità e il loro coraggio.

 

«Qualità che ho visto in tanti campi profughi. L’Italia ha bisogno di loro. Credo che il Parlamento debba ringraziare questa generosità e questo coraggio, che naturalmente devono coordinarsi con l’azione dello Stato», ha detto il ministro, ricordando che nessuno dei sequestrati ha mai informato la Farnesina del loro ingresso in Siria.

FLAVIO TOSI E SIMONA VILLANOVA IN COMPAGNIA DI LUCA ZAIA jpegFLAVIO TOSI E SIMONA VILLANOVA IN COMPAGNIA DI LUCA ZAIA jpegVanessa Marzullo  Vanessa Marzullo

 

L’obiettivo erano i soldi

Il governo ha seguito ogni passo delle trattative condotte dai nostri servizi segreti per la liberazione di Greta e Vanessa e ha sempre saputo che la gestione del sequestro era inquinata da molta propaganda. Le due ragazze, a dispetto di quanto si è detto a un certo punto, non sono mai state nelle mani dell’Isis. E neppure del gruppo qaedista al-Nusra, il più indiziato ieri di essere coinvolto nel rapimento. Tutt’altro. I servizi segreti hanno sempre saputo di trovarsi di fronte una banda di malavitosi con una blanda coloritura di islamico.

Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo

 

Così non per caso diceva ieri il ministro Gentiloni: «Risulta arduo stabilire il confine tra gruppi criminali e di matrice religiosa». E per fortuna: se gli interlocutori del nostro governo fossero stati i tagliagole islamici, la storia rischiava di essere ben più drammatica. Anche la gestione del sequestro, con i carcerieri sempre a volto coperto, e senza grandi contatti con gli ostaggi, racconta di un rapimento a scopo economico e non ideologico-religioso.

Vanessa Marzullo Vanessa Marzullo

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)