LE POLITICHE DI LETTA - SOLO DOPO LA RIFORMA DELLO STATO, QUELLA ELETTORALE. MA SE CADE IL GOVERNO PRIMA?

Ugo Magri per "La Stampa"

Letta ha svelato da Sarteano in che modo conta di spingersi là dove, prima di lui, nessuno è riuscito ad arrampicarsi: fino alla riforma della Costituzione, alla Terza Repubblica. Il capo del governo è speranzoso di scalare la montagna mettendo all'opera il Parlamento, dunque nel rispetto più totale delle regole, senza bisogno di inventarsi nuovi organismi altisonanti che una parte della sinistra e del mondo cattolico guarderebbero con sospetto.

Alle orecchie di Letta è arrivato il tam-tam della mobilitazione preventiva (Comitati Dossetti, Libertà e Giustizia, ma anche grillini, popolo viola e un'ala del Pd guidata da Rosy Bindi) contro i progetti di Convenzione per le riforme, perlomeno nella versione che Berlusconi sarebbe andato volentieri a presiedere: un comitatone formato da tutte le menti più fini della politica, con un po' di esperti presi dalla società civile. In pratica l'anticamera della «pacificazione nazionale», una specie di« embrassonsnous», di «volèmose bene»...

Niente di tutto questo. La Convenzione immaginata dal premier e dal ministro delle Riforme Quagliariello, per la delusione del superberlusconiano Bondi che si aspettava molto di più, sarà formata da chi già nelle due Camere se ne dovrebbe occupare, cioè «dai componenti delle commissioni Affari Costituzionali».

Anziché procedere ciascuna per proprio conto, duplicando le discussioni e il tempo necessario per arrivare al dunque, queste Commissioni si fonderanno insieme. Tutto qua, sebbene questo «poco» è già tanto, e comunque tale da esigere una modifica su misura della Costituzione che sarà proposta dal governo quanto prima («questione di giorni, al massimo di settimane»).

Nel frattempo, per non restare tutti quanti a girarsi i pollici, il premier nominerà una commissione di esperti che «sceglieremo», è la solenne promessa, «mettendo insieme le più importanti personalità». Fonti governative parlano di 20-25 membri, perlopiù professori universitari (ma senza tagliar fuori qualche politico con competenza in materia, del calibro di Violante o di Pera, nel caso accettassero di cimentarsi).

Gli «sherpa» avrebbero cento giorni di tempo per rielaborare i molti schemi di riforma già accumulati negli anni, ultimo quello redatto dai «saggi» di Napolitano, e per proporne alla Convenzione uno nuovo di zecca. Sull'esempio della Commissione Balladur in Francia, dove 12 mesi (dal luglio 2007 allo stesso mese del 2008) furono sufficienti per rimettere in sesto la Costituzione d'Oltralpe.

La legge elettorale dovrebbe adeguarsi all'architettura della nuova Costituzione, secondo Quagliariello, anche perché prima di scriverla «dobbiamo pur sapere se andiamo verso Parigi, Londra o Berlino». In via di principio tutti concordano. Però Letta, che non vuole sentirsi ostaggio del Pdl, e dunque si tiene aperta l'ipotesi delle dimissioni casomai la convivenza con il Cavaliere diventasse impossibile, solleva un tema caro a Napolitano: con il «Porcellum» non si può tornare alle urne, pena un forte rischio per «la normalità della dialettica democratica».

Dunque, serve «subito», adesso, una riforma della legge attuale. Sarebbero bastevoli «2-3 piccoli cambiamenti», per stendere sotto l'Italia una «rete di protezione» qualora dovesse accadere «l'imponderabile». E su queste parole di Letta si sono scatenate subito le polemiche. Perché dal Pd applaudono, e la Finocchiaro propone di tornare al «Mattarellum» che c'era fino al 2006 con quel suo mix di maggioritario (75 per cento dei seggi) e di proporzionale (il residuo 25 per cento). Mentre dal Pdl replicano «giammai» con Schifani, Brunetta e Gasparri: «Prima le riforme costituzionali e poi quella elettorale»...

Chi sta in cabina di regia non si preoccupa più di tanto. Pare che, nei conciliaboli di Sarteano, una via d'uscita sia stata già individuata. Consisterebbe nel prevedere una «soglia» per il premio di maggioranza alla Camera, come da tempo va chiedendo la Corte Costituzionale: diciamo intorno al 40 per cento. E un identico criterio per il Senato, epicentro dell'instabilità politica. Insomma, nulla più che un paracadute che Letta per primo si augura di non dovere mai collaudare.

 

GOVERNO LETTA ALFANO MOAVERO LUPI BONINO BRUNETTALETTA E ALFANO LETTA ALFANO Quagliariello FINOCCHIARO GIORGIO NAPOLITANO

Ultimi Dagoreport

elezioni giorgia meloni

DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI GIORNALISTI, MA ORMAI È CHIARO A TUTTI CHE LE ELEZIONI SI TERRANNO A MAGGIO. SARÀ UN ELECTION DAY, PERCHÉ CON QUESTI CHIARI DI LUNA (CRISI ENERGETICA, ZERO SOLDI) SAREBBE UNO SCHIAFFO NON RAGGRUPPARE LE COMUNALI ALLE POLITICHE – LA DUCETTA SA CHE LA CRISI PUÒ TRASFORMARSI RAPIDAMENTE IN DISORDINE SOCIALE. SPOSTARE IL VOTO DI QUALCHE MESI POTREBBE TRASFORMARE UN QUASI PAREGGIO IN UNA SCONFITTA CERTA (LA STORIA DI RENZI, SALVINI, M5S, INSEGNA: A PASSARE DALL’ALTARE ALLA POLVERE CI VUOLE UN ATTIMO) – PER LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE, MELONI DOVREBBE INCOLPARE SOPRATTUTTO SE STESSA: INVECE CHE USARE I 200 MILIARDI DEL PNRR A MODINO, PER INVESTIMENTI STRUTTURALI E RIFORME, LI HA BUTTATI NEL CESSO PER MANCETTE ELETTORALI – LA “CONFESSIONE” A FAZZOLARI (“HAI SEMPRE RAGIONE, ERA MEGLIO VOTARE SUBITO”) E QUEI TIMBRI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE SEGNALANO “ELEZIONI IMMINENTI”

ssica serfaty benedetta frucci leonardo maria del vecchio quotidiano nazionale

FLASH! - A "QN" SERVONO PIU' DESKISTI E MENO BELLE PENNE – CHE CI FACEVA L’EX DI LEONARDINO DEL VECCHIO, LA BONISSIMA MODELLA JESSICA SERFATY, CHE HA ACCUSATO "LENNY" DI VIOLENZE (POI RITRATTATE) E DI UNA CAMPAGNA D’ODIO E DISCREDITO ONLINE, ALLA PRESENTAZIONE DEL “QN”, ALLA GNAM DI ROMA? E INFATTI NON C'ERA: L'HANNO VISTA SOLO GLI INCAUTI REDATTORI DEL "QUOTIDIANO NAZIONALE" - NELLA PAGINA DEDICATA ALL'EVENTO, SPUNTA UN LAPSUS FREUDIANO: IN UNA DIDASCALIA, SPUNTA IL NOME DELLA SERFATY, MA NELLA FOTO C'È BENEDETTA FRUCCI, LA GIOVANE ARETINA PORTAVOCE DI MATTEO RENZI (ANCHE LEI DI BELLA PRESENZA) - È SOLO UNO DEI "REFUSI" SULL'EDIZIONE DI OGGI: NELLA DOPPIA PAGINA DEL CARTACEO SULL'EVENTO DI PRESENTAZIONE ALLA GNAM TUTTE LE IMMAGINI ERANO FUORI FUOCO, TRANNE QUELLE CON DEL VECCHIO, ORFEO, MELONI E PIANTEDOSI - UN BEL PROBLEMA DI STAMPA, DOPO DUE MESI DI PREPARAZIONE. EVIDENTEMENTE C'È ANCORA TANTO DA LAVORARE...

trump susie wiles hegseth

DAGOREPORT – TRUMP È IMBALLATO E IMBAMBOLATO MA UN ANIMALE FERITO È ANCORA PIÙ PERICOLOSO. LA SCONFITTA ALLE MIDTERM ALTERA ANCORA DI PIÙ IL DECLINO COGNITIVO DEL TYCOON, E TUTTI, COMPRESO PUTIN, SI CHIEDONO: CHE SI INVENTERÀ QUEL PAZZO SCATENATO? – SOLO, ISOLATO, INCAZZATO, TRUMP È ALLA RICERCA DI UN CAPRONE ESPIATORIO. l’INDIZIATO NUMERO UNO (NONOSTANTE LE SMENTITE), È IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH. A VOLER CACCIARE IL BELLIMBUSTO EX ANCHORMAN DI “FOX NEWS” È SOPRATTUTTO LA CAPA DI GABINETTO DELLA CASA BIANCA, SUSIE WILES. LA NOTIZIA PIÙ CLAMOROSA È CHE È UN REPUBBLICANO, THOMAS MASSIE, A VOLER PRESENTARE L’IMPEACHMENT PER HEGSETH, LA PROSSIMA SETTIMANA ALLA CAMERA…

schlein conte boschi renzi

DAGOREPORT - PER IL CAMPO LARGO C’E’ UNA STRADA TRA…I BOSCHI - AL TEATRO BRANCACCIO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI, C'ERA MARIA ELENA BOSCHI - PER NON PERDERE IL 2% DEI VOTI DI ITALIA VIVA SENZA FAR INCAZZARE GLI ELETTORI DEL M5S, SI PROVA A "NASCONDERE" RENZI - BOSCHI E CONTE, CHE SI SONO TROVATI D’ACCORDO SUL “NO” ALLA PATRIMONIALE, SI CONOSCONO DA MOLTI ANNI - DOMANI AL TAVOLO PER IL PROGRAMMA CI SARANNO GLI ALTRI CESPUGLI DI CENTRO - LE TANTO TEMUTE PRIMARIE SI FARANNO DAVVERO? BALLA ANCORA L'IPOTESI FEDERATORE...

renzo ulivieri

DAGOREPORT - AIAC, CHE MALE PER ULIVIERI! NELLA BATTAGLIA MALAGÒ-GALLIANI PER LA GUIDA DELLA FIGC, SCOPPIA UN BUBBONE NELL’ASSOALLENATORI, GUIDATA DA 20 ANNI DALL'85ENNE “COMPAGNO” ULIVIERI: DOPO 20 ANNI DI PUGNO DI FERRO STALINIANO ALL'AIAC, IL "MATUSA" DELLA PANCHINA E' DIVENTATO SPONSOR DEL FORZISTA GALLIANI – IL CASO LOZZI, OPPOSITORE DI ULIVIERI, E IL COMMISSARIAMENTO DEL GRUPPO REGIONALE DEL LAZIO (SCONFESSATO DA UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE) PONGONO QUESTIONI DI TRASPARENZA E SULLA GESTIONE DEL DISSENSO INTERNO - COME PUÒ LA FIGC ACCETTARE UNA SIMILE SITUAZIONE?

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...