giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

“IL RIARMO EUROPEO È UN ROMPICAPO PER GIORGIA MELONI” – L’AUTOREVOLISSIMA TESTATA “POLITICO.EU” METTE IN FILA LE CONTRADDIZIONI DELLA DUCETTA IN BILICO TRA L’EUROPEISMO DI TAJANI E IL TRUMPUTINISMO DI SALVINI: “LA PREMIER FATICA A MANTENERE UNITA LA SUA COALIZIONE DI DESTRA” – “QUESTE TENSIONI POLITICHE SONO EMERSE CON CHIAREZZA NEI CAMBIAMENTI DI TONO DELLA PREMIER NELLE ULTIME SETTIMANE. MELONI HA ATTENUATO IL SUO PRECEDENTE OTTIMISMO SULLA VITTORIA UCRAINA, HA ESPRESSO FORTI DUBBI SUI PIANI DI RIARMO DELL’UE E HA RIDIMENSIONATO L’IDEA CHE L’EUROPA POSSA AGIRE DA SOLA SENZA IL SUPPORTO MILITARE AMERICANO. MA RISCHIA DI PASSARE DA ESSERE AMICA DI ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI A DIVENTARE NEMICA DI ENTRAMBI…”

 

 

Traduzione di un estratto dell’articolo di Ben Munster, Elena Giordano and Giovanna Faggionato per www.politico.eu

 

ARTICOLO DI POLITICO SULLE DIFFICOLTA DI GIORGIA MELONI CON SALVINI E TAJANI

I piani di massiccio riarmo dell’Europa – e il ruolo dell’UE in Ucraina – si stanno trasformando in un rompicapo politico per Giorgia Meloni, che fatica a mantenere unita la sua coalizione di destra.

 

In qualità di leader della terza economia dell’UE, Meloni – una convinta atlantista – si distingue per non sposare appieno la retorica più muscolare di Francia e Germania, secondo cui per l’Europa sarebbe arrivato il momento di dotarsi di forze armate da potenza globale e di sostituire gli Stati Uniti come principale garante della sicurezza dell’Ucraina contro la Russia.

 

In parte, la cautela di Meloni sul riarmo europeo riflette una convinzione sincera: Roma non dovrebbe essere costretta a scegliere tra l’Unione Europea e il presidente americano Donald Trump.

 

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

Ma c’è anche un importante calcolo politico interno. Alla sua destra, il vicepremier Matteo Salvini sta cercando di rilanciare la propria immagine facendo leva sullo scetticismo diffuso tra gli elettori italiani riguardo a un ruolo attivo di peacekeeping in Ucraina (solo il 6% lo sostiene, secondo i sondaggi), nonché sulla preoccupazione per l’impatto che un aumento della spesa militare potrebbe avere sulle finanze pubbliche già sotto pressione.

 

[…]  Il compito della premier è tenere in equilibrio gli interessi contrapposti della Lega di Salvini – ammiratore sia di Trump che di Putin – e quelli di Forza Italia, l’altro grande alleato di governo, guidato dal vicepresidente Antonio Tajani, molto più filo-europeo e favorevole perfino all’idea di un esercito europeo.

 

GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI

Sebbene il governo Meloni sia insolitamente stabile per gli standard italiani, la premier deve arginare le continue frizioni tra Salvini e Tajani. I due si sono scontrati proprio sull’ipotesi di un esercito europeo, con Salvini che ha persino deriso l’idea dicendo che non dovrebbe mai essere guidato dal “pazzo” presidente francese Emmanuel Macron.

 

Queste tensioni politiche sono emerse con chiarezza nei cambiamenti di tono della premier nelle ultime settimane. Meloni ha attenuato il suo precedente ottimismo sulla vittoria ucraina, ha espresso forti dubbi sui piani di riarmo dell’UE e ha ridimensionato l’idea che l’Europa possa agire da sola senza il supporto militare americano.

 

«Non credo di aver mai usato la parola ‘vittoria’ in riferimento alla guerra in Ucraina», ha dichiarato Meloni in Parlamento il mese scorso, smentendo le sue affermazioni precedenti.

 

GIORGIA MELONI STRETTA TRA SALVINI E TAJANI SU POLITICO

Ha poi attaccato uno dei testi fondanti dell’Unione Europea, criticando quella che ha definito una “infantile” dicotomia tra Europa e Bruxelles, e ha rilanciato la sua proposta controversa di estendere le garanzie di sicurezza della NATO all’Ucraina senza che questa entri formalmente nell’Alleanza.

 

I suoi alleati filo-europei all’interno della coalizione hanno assicurato a POLITICO che Meloni resta “europeista nel cuore”, e che le sue ultime dichiarazioni sarebbero solo un gesto tattico per placare Salvini. Ma resta l’interrogativo: non avrà forse sottovalutato quanto Trump sia davvero intenzionato a voltare le spalle all’Europa?

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI A MAR-A-LAGO

«Con il comportamento che ha avuto negli ultimi due mesi, come può essere considerato un mediatore?», si chiede Giovanni Orsina, professore di storia contemporanea alla LUISS di Roma. «Ora Meloni rischia di passare da essere amica di entrambi gli schieramenti a diventare nemica di entrambi».

 

[…]  Secondo due fonti vicine alla posizione del governo, Roma è consapevole della propria debolezza rispetto a Francia e Germania, e adotta una visione più realistica della scarsamente sviluppata industria della difesa europea, nonché delle limitate possibilità di successo contro la Russia in assenza del supporto statunitense, i cui complessi sistemi di approvvigionamento sono profondamente intrecciati con le capacità militari del blocco.

MATTEO SALVINI - GIORGIA MELONI - ANTONIO TAJANI - MEME IN VERSIONE STUDIO GHIBLI

 

Come riportato da POLITICO, l’Italia ha anche spinto affinché nel piano di riarmo vi sia un maggiore coinvolgimento del settore privato, temendo altrimenti un’impennata del costo del debito in un momento in cui Bruxelles chiede a Roma di ridurre il proprio debito pubblico.

 

[…] I partner europei sembrano già consapevoli del disagio italiano. In un’intervista al Corriere della Sera, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha cercato di rassicurare Roma: l’azienda italiana Leonardo trarrebbe «grandi benefici» dalla spinta alla spesa per la difesa e avrebbe un ruolo di primo piano in una Europa riarmata. Inoltre, l’ultima versione aggiornata del piano europeo – che prevede il finanziamento tramite il settore privato – sembra già andare incontro ad alcune delle richieste italiane.

 

GIORGIA MELONI - URSULA VON DER LEYEN

Ma tutto ciò potrebbe non bastare a rassicurare Meloni. Secondo Stefano Stefanini, ex ambasciatore italiano presso la NATO, la premier crede ancora – forse ingenuamente – che l’alleanza transatlantica possa essere salvata e che le voci sulla sua morte siano esagerate.

 

Un’idea condivisa anche da Enzo Amendola, parlamentare del centrosinistra ed ex ministro per gli Affari Europei, che ha dichiarato a POLITICO che gli sforzi di riconciliazione della premier rischiano di lasciare l’Italia in una «terra di nessuno tra UE e USA».

 

GIORGIA MELONI IN EUROPA - MEME BY IL GIORNALONE - LA STAMPA

Eppure, è una posizione condivisa anche da esponenti di diversi schieramenti. «Dubito che ci sarà una vera rottura tra Stati Uniti e Unione Europea», ha detto Danilo Della Valle, eurodeputato del Movimento 5 Stelle. «In fondo è Trump a chiedere il riarmo europeo».

 

Una delle fonti vicine al governo si è spinta fino a dire che le tensioni con gli Stati Uniti sarebbero sfruttate da leader opportunisti in Francia e Germania – e che una Germania riarmata rappresenterebbe una minaccia persino maggiore di Russia o USA. Il portavoce del governo italiano ha rifiutato di commentare.

 

[…]

 

VOLODYMYR ZELENSKY - GIORGIA MELONI - CONSIGLIO EUROPEO - FOTO LAPRESSE

Alla fine, però, le preoccupazioni geopolitiche contano meno delle dinamiche interne per Meloni, specialmente vista la crescente tendenza di Salvini ad agire per conto proprio.

 

L’ex enfant terrible della politica italiana è ormai da tempo oscurato dalla premier, e il congresso della Lega previsto a Firenze il mese prossimo rischia di far emergere profonde spaccature interne. Salvini, per rilanciarsi, sta cercando di rafforzare le sue credenziali populiste e riconquistare la base, attirandosi però critiche per i suoi contatti diretti con l’amministrazione statunitense – tra cui una telefonata non autorizzata con il vicepresidente JD Vance, noto per le sue posizioni anti-europee – e per le ripetute pressioni su Meloni affinché non sostenga i piani di difesa europei.

 

SALVINI PUTIN

Va detto che Salvini difficilmente romperà la coalizione, avendo già pagato caro il suo colpo di teatro del 2019 contro il governo con i 5 Stelle, ha dichiarato il senatore leghista Claudio Borghi a POLITICO.

 

Secondo lui, il cambio di linea di Meloni sull’Ucraina ha in gran parte soddisfatto i parlamentari leghisti, e la premier – se messa alle strette – preferirebbe trattare bilateralmente con gli USA, come Roma cercò di fare durante il primo mandato di Trump.

 

Tuttavia, mentre Meloni cerca di riconquistare terreno a destra, alcune sue mosse recenti fanno pensare che stia sondando alternative più filo-europee al loquace Salvini. Nel fine settimana ha sorpreso molti elogiando Carlo Calenda […]

 

GIORGIA MELONI NO EURO

Durante una conferenza di Azione, Meloni ha negato di voler stringere un’alleanza formale con Calenda, anche se l’apertura pubblica verso un leader pro-UE è stata letta come un segnale delle sue reali simpatie europeiste.

 

Ma con l’ombra lunga di Trump che incombe, i limiti di quell’europeismo vengono messi sempre più alla prova.

 

«Se arriverà il momento in cui dovrà scegliere tra sostenere o non sostenere l’Ucraina, è troppo coinvolta per potersi tirare indietro», ha detto l’ambasciatore Stefanini. «Ma cercherà di evitare quella scelta il più a lungo possibile».

 

 

 

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